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La “carta” Figliuolo, all-in di Draghi per il Quirinale: retroscena esplosivo sullo “stato d’emergenza”

672. Questo il quorum dei due terzi dei votanti che occorre per essere eletto presidente della Repubblica nei primi tre scrutini. Un numero, che starebbe togliendo il sonno al premier Draghi, che secondo i “retroscenisti” sarebbe seriamente intenzionato a passare al Colle. Al buio, l’ex governatore di Bankitalia avrebbe molte meno chance, ne uscirebbe “bruciato”. Il «volo alato» di Super Mario potrebbe risultare più leggero senza la “zavorra” dello stato d’emergenza. La proroga o meno della normativa speciale per contrastare la diffusione del virus non più soltanto è una questione tecnica (vien da chiedersi se lo sia mai stato), ma un fatto politico.

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La “carta” Figliuolo, all-in di Draghi per il Quirinale: retroscena esplosivo sullo “stato d’emergenza”

“Il premier Mario Draghi, in piena campagna quirinalizia, se ne lava le mani sulla decisione di prorogare o no lo stato di emergenza. Il capo dell’esecutivo sembra aver smarrito il piglio decisionista e rimette ai partiti la scelta di prorogare lo stato di emergenza dopo il 31 dicembre 2021. Una mossa che potrebbe spianargli la strada verso il Colle”, scrive Pasquale Napolitano su «Il Giornale», in un interessante retroscena. La scelta, infatti, sarà valutata e presa dalla cabina di regia che si terrà tra la fine e l’inizio della prossima settimana. La palla “avvelenata” passa ai leader di maggioranza. Una sorta di «all-in» al tavolo da poker, in cui il premier si gioca il tutto per tutto. Si “affida” ad altri l’economista, perché sa bene che i partiti sono perlopiù contrari al prolungamento dello stato d’emergenza. In sostanza, Mario Draghi starebbe sperando che Salvini &Co gli rifilino un bel no: sarebbe difficile infatti dedicarsi anima e corpo alla partita del Quirinale, lasciando il Paese in balia dell’emergenza. La scelta susciterebbe più di qualche critica, specie tra i detrattori del banchiere centrale. Strada “in discesa” invece in caso contrario.

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Due le opzioni: così il premier si giocherebbe il tutto per tutto

Come spiega Napolitano su «Il Giornale» le opzioni sul tavolo sono due: “Entrambe richiedono un intervento legislativo. La prima: una mini-proroga fino ad aprile. Che richiederebbe comunque una leggina per consentire di allungare il periodo massimo previsto dalla legge di stato di emergenza fissato a 24 mesi. La seconda opzione prevede lo stop allo stato di emergenza dal primo gennaio 2022: i poteri commissariali del generale Figliuolo sarebbero trasferiti in capo alla Protezione Civile che manterrebbe il coordinamento della campagna vaccinale e di tutte le altre attività connesse all’emergenza”. Il nuovo ruolo politico del generale Figliuolo sarebbe la carta vincente di Super Mario. L’asso nella manica del premier. E non si può dire che il commissario straordinario per l’emergenza non abbia regalato all’economista in questi mesi “qualche soddisfazione”. La campagna vaccinale si è rivelata un successo: elogi sono arrivati anche dall’estero.

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Draghi, proroga dello stato d’emergenza una questione politica: lo scenario possibile

Retroscena che trova conferma anche in un articolo uscito su «La Repubblica». Secondo il quotidiano diretto da M. Molinari la tentazione di Palazzo Chigi sarebbe quella di “spostare sotto la Protezione civile la struttura commissariale, con pieni poteri in campo amministrativo e nella gestione dei contratti” e di “avvalersi del Comando operativo di vertice interforze (Covi) per le operazioni sul campo utili a fronteggiare il Covid”. In sostanza ci si appoggerebbe al dipartimento guidato da Fabrizio Curcio, che, come spiega sempre «La Repubblica», pare sia stato già allertato e si sia preso qualche giorno per valutare il dossier. Da guida Figliuolo dovrebbe coordinare, in tal caso, tutti gli interventi delle forze armate. Non sarebbe nient’altro che questo lo scenario possibile in caso di mancata proroga dello stato d’emergenza, esclusa ovviamente l’ipotesi A, quella di una mini prolungamento fino ad aprile 2022. Un’opzione, che di fatto, vorrebbe dire non soltanto campo libero a Draghi per il Quirinale, ma anche un’altra cosa poco rassicurante: non più lotta al virus, ma convivenza con esso. Ad avvalorare tali ipotesi anche un dettaglio, rimarcato non solo da «Il Giornale», ma pure da «Libero Quotidiano»: nelle ultime settimane il premier è più volte sceso a “compromessi”; è meno spigliato, non tira più dritto come nei primi mesi del suo mandato. Si veda il nodo delle tasse, le pensioni. Leggi anche l’articolo —> La proroga dello stato d’emergenza divide i partiti, Draghi ad un bivio. La “profezia” di Ricciardi

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