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Draghi torna a parlare della telefonata con Putin: «Ora vogliamo permettere agli ucraini di difendersi»

Nella prima intervista, da che è presidente del Consiglio, Mario Draghi ha toccato i temi caldi del momento: la guerra in Ucraina, l’emergenza Covid e il rilancio dell’economia italiana. Chiarimenti in merito alla telefonata con il presidente russo Vladimir Putin, che lo scorso 24 febbraio ha invaso la nazione guidata da Zelensky«Ho sperato fino all’ultimo che non lo facesse. Ci siamo telefonati con il presidente Putin prima dell’inizio della guerra: ci siamo lasciati con l’intesa che ci saremmo risentiti. Alcune settimane dopo però Putin ha lanciato l’offensiva. Ho provato fino alla fine a parlargli. Detto questo, l’invasione non mi ha sorpreso: quasi 200 mila uomini in pieno assetto da guerra erano stati portati al confine dell’Ucraina. C’erano inoltre i precedenti di quello che l’Unione Sovietica aveva fatto in Polonia, in Ungheria, in Cecoslovacchia. Ricordo che si parlava nella mia famiglia delle atrocità commesse a Budapest nel 1956», ha spiegato il premier al «Corriere della Sera». «Finora l’obiettivo di Putin non è stato la ricerca della pace, ma il tentativo di annientare la resistenza ucraina, occupare il Paese e affidarlo a un governo amico. Noi resteremo accanto ai nostri amici ucraini: la riapertura della nostra ambasciata a Kiev è una buona notizia. Ieri ho sentito il nostro ambasciatore Zazo per felicitarmi direttamente con lui», ha precisato Draghi.

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Draghi svela il contenuto della telefonata con Putin

Il piano di Putin al momento non è andato in porto: «Come tanti altri, all’inizio del conflitto ritenevo probabile una rapida vittoria dei russi, che avrebbe messo a rischio anche gli Stati vicini. Questo non è accaduto: la vittoria non è arrivata e non sappiamo se mai arriverà. La resistenza ucraina è eroica. Come dice il presidente Zelensky, il popolo è diventato l’esercito dell’Ucraina. Quello che ci aspetta è una guerra di resistenza, una violenza prolungata con distruzioni che continueranno. Non c’è alcun segnale che il popolo ucraino possa accettare l’occupazione russa», ha detto Mario Draghi. La posizione del premier sul conflitto è chiara, lo è stata sin dal principio: «Fin dal primo dibattito sulla guerra, alcuni parlamentari hanno cercato di rimproverare ad altri le antiche amicizie e mi è stato chiesto di dire cosa ne pensassi. Io ho replicato: questo non è il momento di rimproverarsi le simpatie e gli affari di un tempo. È il momento di stare tutti insieme. E continuo a ripeterlo. Tra l’altro, questo è un dibattito che appassiona soprattutto alcuni politici. Non mi sembra che tra la maggior parte dei cittadini ci sia ora voglia di fare processi al passato».

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«Da una parte c’è un popolo che è stato aggredito, dall’altra parte c’è un esercito aggressore», il premier e le sanzioni

«La decisione di inviare le armi è stata presa quasi all’unanimità in Parlamento. I termini della questione sono chiari: da una parte c’è un popolo che è stato aggredito, dall’altra parte c’è un esercito aggressore. Qual è il modo migliore per aiutare il popolo aggredito? Le sanzioni sono essenziali per indebolire l’aggressore, ma non riescono a fermare le truppe nel breve periodo. Per farlo, bisogna aiutare direttamente gli ucraini, ed è quello che stiamo facendo. Non farlo equivarrebbe a dire loro: arrendetevi, accettate schiavitù e sottomissione — un messaggio contrario ai nostri valori europei di solidarietà. Invece vogliamo permettere agli ucraini di difendersi. Il tema delle armi è serio e non lo sottovaluto: coinvolge scelte etiche personali. La decisione non può dunque essere presa con leggerezza, ma i termini sono quelli che ho appena descritto», ha detto.

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Draghi duro su Putin: «Comincio a pensare che abbiano ragione coloro che dicono: è inutile che gli parliate, si perde solo tempo»

In merito al colloquio con Putin Draghi ha svelato: «Nella telefonata gli ho detto che lo chiamavo per parlare di pace. Gli ho chiesto: “Quando vi vedete con Zelensky? Solo voi due potete sciogliere i nodi”. Mi ha risposto: “I tempi non sono maturi”. Ho insistito: “Decidete un cessate il fuoco”. Ancora “No: i tempi non sono maturi”. Dopo di che mi ha spiegato tutto sul pagamento del gas in rubli, che allora non era ancora stato introdotto. Ci siamo salutati con l’impegno di risentirci entro pochi giorni. Poi è arrivato l’orrore di Bucha. Comincio a pensare che abbiano ragione coloro che dicono: è inutile che gli parliate, si perde solo tempo. Io ho sempre difeso Macron e continuo a sostenere che come presidente di turno della Ue faccia bene a tentare ogni possibile strada di dialogo. Ma ho l’impressione che l’orrore della guerra con le sue carneficine, con quello che hanno fatto ai bambini e alle donne, sia completamente indipendente dalle parole e dalle telefonate che si fanno». A proposito delle sanzioni il premier ha detto: «Non vogliamo più dipendere dal gas russo, perché la dipendenza economica non deve diventare sudditanza politica. Per farlo, bisogna diversificare le fonti di energia e trovare nuovi fornitori. Sono appena stato in Algeria dove l’Eni ha stretto un accordo per la fornitura di 9 miliardi di metri cubi di gas naturale in più — circa un terzo di quanti ne importiamo dalla Russia. Seguiranno altri Paesi. La diversificazione è possibile e attuabile in tempi relativamente brevi, più brevi di quanto immaginassimo solo un mese fa». Leggi anche l’articolo —> Covid, Galli stoccata al premier Draghi senza nominarlo: «Memoria corta»

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