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Elezione presidente della Repubblica: la strategia di Matteo Salvini (e di Enrico Letta)

Silvio Berlusconi vorrebbe diventare il nuovo capo dello Stato, questo ormai è chiaro. Fino adesso il centrodestra ha fatto finta di volerlo sostenere, ma a meno di venti giorni dall’elezione del presidente della Repubblica le carte in tavola stanno cambiando. D’altronde, non è difficile comprendere che votare il Cavaliere probabilmente sarebbe… Tempo perso. Così, a detta di un dirigente Dem, tra i corridoi dei Palazzoni romani, Enrico Letta e Matteo Salvini stanno concordando un indirizzo comune, in grado di tutelare sia Quirinale che governo.

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Elezione presidente della Repubblica, l’accordo tra Lega e PD

Salvini ha accettato lo schema di Enrico, serve un accordo su due fronti: Quirinale e governo”, ha confessato un dirigente dem ben informato. Il retroscena pare essere questo: un accordo tra la destra e il Partito democratico per arrivare a uno schema comune. Uno schema che, sia chiaro, non includerebbe Silvio Berlusconi. Da quanto si apprende il leader della Lega si sarebbe deciso dopo l’avviso “uber alles” del segretario PD sulle conseguenze che il governo subirebbe con Silvio Berlusconi al Colle. Insomma: nemmeno il Carroccio si può prendere un rischio tale, di cadere proprio ora in una significativa crisi. Tra l’altro pare che anche fonti leghiste confermino il fatto che la linea sia quella di “cercare un accordo complessivo”.

Ovviamente il problema da superare è l’ostinazione di Berlusconi, convinto di poter contare sui 505 grandi elettori necessari a partire dalla quarta votazione. A detta di Tajani “l’ipotesi A è Berlusconi e l’ipotesi B è la prima lettera del suo cognome”, ma è possibile che all’interno della coalizione del centrodestra non tutti la pensino così. E sarà proprio a quel punto, durante il vertice della prossima settimana quando la candidatura dovrebbe diventare ufficiale, che potrebbero riemergere le tensioni tra Lega e Forza Italia. Come scrivono Alessandro Di Matteo e Carlo Bertini su La Stampa, lo scetticismo degli alleati è forte. “Noi lavoriamo per un patto che tiene insieme Quirinale-Governo, non c’è dubbio. E Salvini sarebbe contento di avere Giorgetti premier, vorrebbe dire avere la Lega alla guida di Palazzo Chigi”, fanno sapere dalla Lega.

Questo significa cambiare completamente le carte in tavola (di nuovo). “Oggettivamente, come si può pensare di eleggere Berlusconi? Immagino che anche lui sia consapevole che non è possibile. E se non è consapevole, ci penserà Giani Legga a spiegaglielo”.

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Elezione presidente della Repubblica: Draghi al Quirinale, Giorgetti a Palazzo Chigi

Anche tra i banchi di Fratelli d’Italia stanno emergendo alcuni dubbi su Berlusconi e la sua possibile elezione in quanto presidente della Repubblica. “Lui è determinato e noi saremo leali nel sostenerlo. L’importante è che la stessa lealtà e la stessa unità ci sia anche se poi non dovessero esserci i numeri per eleggere Berlusconi”. La paura, quindi, è che il leader di Forza Italia possa reagire male a un’eventuale sconfitta. Allo stesso tempo, però, il Partito Democratico è pronto a fare di tutto per evitare di vedere Berlusconi al Colle. Tanto che Letta continua a sostener che una forzatura sul suo nome implicherebbe una sicura caduta del governo: “Ci sarebbe un big bang, la maggioranza non reggerebbe”.

“I leader di partito da oggi in poi ragionino con grande senso di responsabilità e trovino il modo di siglare -chiunque sarà il presidente del Consiglio, e io auspico sia Draghi- un patto di fine legislatura serio, con l’impegno a rispettarlo con onore”, ha commentato poi Andrea Cangini lanciando un appello.

Il fatto è che Matteo Salvini sembra stia ragionando sempre di più su un accordo completo, un patto per tutelare sia il Colle che Palazzo Chigi. Soprattutto considerando che se Draghi dovesse essere eletto potrebbe avere la speranza di tornare a essere influente all’interno dell’esecutivo. In quel caso, infatti, potrebbe esserci la possibilità di promuovere in quanto nuovo Premier Giancarlo Giorgetti. Ma non è l’unico candidato: nel totonomi, infatti, si parla Cartabia, Franco, Rampelli, Sassoli. E perché no, Di Maio. In tutto questo caos non è ancora chiaro come si comporterà il Partito Democratico. Probabilmente punterà fino all’ultimo a un Mattarella bis, ma non si può non considerare la volontà dell’ex Presidente di lasciare. Un desiderio ribadito più e più volte. Comunque, pare che Letta alla direzione non farà nomi, ma indicherà un profilo e su quello chiederà un mandato a trattare. >> Tutte le notizie di UrbanPost

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