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Prova di nervi per Mario Draghi, strigliata ai partiti: cosa è successo davvero all’ultimo Cdm

Per Alessandro De Angelis “Draghi non fa più Draghi”; per Marco Travaglio “Il governo non c’è più”. A poche settimane dalla prima votazione per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica la maggioranza, che sostiene l’esecutivo guidato dal banchiere più potente della storia, comincia a scricchiolare. E c’era da aspettarselo, perché il senso di responsabilità dei partiti non tiene botta di fronte ad un elettorato che si sente sempre meno rappresentato. A soffiare forte, come il Simùn nel deserto, poi la pandemia, che rende ancora più difficile l’ascesa al Colle dell’economista, che all’ultimo Cdm è parso più teso del solito. Lo dicono i vari retroscena usciti su “La Repubblica”, “Il Corriere” e “Libero”, ma anche l’istantanea scattata da Roberto D’Agostino nel “Dagoreport” pubblicato nella tarda serata di ieri, poco dopo la fine della faticosa riunione.

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Prova di nervi per Mario Draghi, strigliata ai partiti: cosa è successo davvero all’ultimo Cdm

Claudia Fusani su “Tiscali” scrive che il tabù dell’obbligo del vaccino è caduto, che Draghi tira dritto. Per arrivare al risultato portato a casa, il premier però ha dovuto “sudare” e non poco, vestendo i panni di mediatore, che non solo gli calzano scomodi, ma non lo soddisfano neppure. E nel dialogo con i ragazzi del Punto Luce di Save The Children di Torre Maura, il presidente del consiglio ha fatto capire come la pensa in generale: “Io non ho fatto piani, ho fatto quello che mi piaceva e dove mi piaceva, ho lavorato tanto e mi sembrava di far bene. Poi ad un certo punto quando non mi sentivo più soddisfatto, ho cominciato a guardarmi intorno e ho fatto un’altra cosa e così via. Vedo che è importantissimo, sempre secondo me, quello che fai in quel momento lì, ed è lì che vedi te stesso e capisci se ce la fai o non ce la fai, se una partita la vinci o la perdi. Ma identificarsi con quello che fate è la cosa più importante”. Che per dirla con le parole dello scrittore Alberto Moravia vuol dire una cosa sola: “Sai cosa si fa quando non se ne può più? Si cambia!”. Del resto, la carriera, il temperamento e il credito di cui gode all’estero consentono a Mario Draghi il lusso di imboccare un’altra strada quando l’altra, la precedente, non è più così allettante. Quale? Quella del Quirinale, ad esempio. Tra le tante possibili.

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L’obbligo vaccinale per gli over 50 “non è un compromesso politico”

Che non significa venir meno al compito di civil servant“I provvedimenti di oggi vogliono preservare il buon funzionamento delle strutture ospedaliere e, al tempo stesso, mantenere aperte le scuole e le attività economiche. Vogliamo frenare la crescita  dei contagi e spingere chi non si è ancora vaccinato a farlo. Interveniamo sulle classi di età più a rischio di ospedalizzazione per ridurre la pressione sugli ospedali e salvare vite”, ha detto Draghi all’inizio della riunione del consiglio dei ministri. E la scelta dell’obbligo vaccinale per gli over 50 “non è un compromesso politico”, come si sono affrettati a chiarire fonti di Palazzo Chigi, ma una decisione assunta comunque sempre strizzando l’occhio ai dati, che dicono che in terapia intensiva finiscono le persone più adulte. “Parole che suonano come la classica excusatio non petita, in cui c’è l’essenza dell’accaduto, in un pomeriggio segnato da classico tira e molla da litigioso governo di coalizione”, scrive De Angelis sull’«HuffPost». Ma non credo sia del tutto vero e il “Dagoreport” conferma la mia impressione.

Draghi, retroscena sul nuovo decreto: clima teso

“Si racconta di un Mario Draghi furioso stamane negli incontri preliminari alla cabina di regia sull’emergenza Covid. Dopo le ennesime sportellate tra Salvini e Speranza, grillini e leghisti, aperturisti e rigoristi, Mariopio stava per mettere mano alla fondina”, scrive Roberto D’Agostino. “Ha preso per le orecchie i leaderini della maggioranza traballante che sostiene il suo governo e li ha strigliati”, aggiunge. Cosa avrebbe detto il premier ai ministri? Non proprio parole al miele: “Mi chiedete di restare a palazzo Chigi ma come posso andare avanti se non è possibile dare un indirizzo politico al governo sulla gestione dell’emergenza? Litigate su tutto, quando servirebbe un’unica direzione. Abbiamo bisogno di fare sintesi per l’emergenza pandemica e il Pnrr ma ogni ora, in Consiglio dei ministri o altrove, vi mettete a litigare”. Ad aver spiazzato Draghi forse il muro di uno che considerava un fedelissimo, il leghista Giancarlo Giorgetti, ma in politica simili colpi di coda sono all’ordine del giorno. E il banchiere non è certo un pivellino, uno che viene dalla montagna del sapone. È vero pure quello che si legge sul sito “Dagospia”, vale a dire, che ultimamente il premier sembra che si “sia fatto intontire dalle sirene del Quirinale”, ma è conscio del suo “valore”. “Da uomo del Sistema, conosce i meccanismi e il valore della fiducia nei rapporti internazionali. È il garante dei maxi prestiti dell’Ue all’Italia: se non c’è lui a far carburare ministri e ministeri, la seconda rata per il Pnrr la rimiriamo in cartolina. Anche perché i buoni propositi italiani sono fissati sui documenti ufficiali consegnati a Bruxelles ma vanno trasformati in realtà”, scrive D’Agostino.

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Draghi, l’indiscrezione nel ‘Dagoreport’

Che fare dunque? Relegarlo a Palazzo Chigi o piuttosto fissare “un programma di governo alla tedesca, una sorta di ‘patto di coalizione’ scritto, magari in pochi punti, per fissare le priorità di un esecutivo che resta d’emergenza”, come si legge nel “Dagoreport”. Che è poi quanto ha detto lo stesso Matteo Renzi in un’intervista uscita oggi su «Il Corriere della Sera»: «Se vogliamo mantenerlo a Chigi gli va data massima agibilità politica. Se vogliamo che stia al Quirinale va costruita una maggioranza presidenziale, ma anche una maggioranza politica per il governo del dopo. Per farlo serve una iniziativa politica non qualche tweet a caso». Qualsiasi cosa faccia Draghi vuole le mani libere, questo in sostanza. “Il cerchio si è stretto: per tenere Mariopio al volante del governo bisogna mettergli a disposizione una macchina che non si ingolfi a ogni curva”, punge D’Agostino. I tempi stringono, il nervosismo di Draghi monta (tra le tante, lo prova il fatto che ieri sera non ci sia stata alcuna conferenza stampa). Anziché cercare di far finta che ci sia davanti una prateria di giorni e settimane, i partiti farebbero bene a mettere a punto una valida strategia.  Leggi anche l’articolo —> Quirinale, Renzi: “Draghi è un punto di forza del nostro Paese”, ecco la “ricetta” del leader di Iv

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