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Allarme in Europa, scorte in calo e raffinerie in affanno: cosa rischiamo questo inverno

22/09/2026 11:17

Scorte in calo, raffinerie sotto pressione e trasporti petroliferi sempre più costosi: l’Europa si avvicina all’inverno con diverse incognite energetiche. A descrivere il quadro è La Stampa del 22 settembre 2026, in un articolo di Fabrizio Goria. Il punto critico è che un rallentamento del prezzo del greggio non basta, da solo, a garantire forniture abbondanti e prezzi più leggeri per famiglie e imprese.

Un addetto controlla il flusso del greggio in un terminal petrolifero statunitense
Un addetto in un terminal petrolifero negli Stati Uniti, foto di archivio. Crediti: ENERGY.GOV / Wikimedia Commons, pubblico dominio. Immagine ritagliata.

Scorte in calo e raffinerie in difficoltà

Secondo la ricostruzione del quotidiano, le difficoltà riguardano soprattutto la disponibilità di prodotti raffinati nell’ultima parte dell’anno. L’amministratore delegato di TotalEnergies, Patrick Pouyanné, ha segnalato il numero elevato di raffinerie fuori servizio in Europa proprio mentre si prepara la stagione fredda.

Tra i dati riportati da La Stampa figurano una carenza stimata di carburante per aerei di 510mila barili al giorno e scorte nell’area Amsterdam-Rotterdam-Anversa scese a 454mila tonnellate, ai minimi da sette anni. Sono indicatori riferiti a uno specifico comparto: non descrivono tutte le riserve energetiche europee, ma mostrano la pressione sulla filiera dei carburanti.

Perché mancano le superpetroliere

Un secondo problema riguarda le navi che devono portare il greggio a destinazione. Il giornale descrive una disponibilità ridotta di grandi petroliere, complicata dalle tensioni sulle rotte del Golfo e dai trasferimenti di carico tra imbarcazioni. Quando una parte della flotta resta impegnata più a lungo, diminuiscono i mezzi utilizzabili per altre consegne.

Le conseguenze si vedono nei noli. Sempre secondo La Stampa, sulla rotta dal Golfo alla Cina le tariffe arrivano a sfiorare un milione di dollari al giorno. Il costo del trasporto può quindi pesare sulle forniture anche quando le quotazioni del petrolio danno segnali di tregua.

Italia esposta al gas: il nodo delle bollette

Per l’Italia c’è anche il legame tra gas ed elettricità. Il quotidiano cita un’analisi della Banca centrale europea secondo cui il prezzo del metano continua a determinare frequentemente quello dell’energia elettrica italiana. La composizione della produzione rende il Paese più esposto alle sue oscillazioni rispetto a sistemi che possono contare maggiormente su altre fonti.

Per famiglie e imprese il rischio è una nuova pressione sui costi energetici, alla quale si aggiungono le difficoltà della filiera petrolifera. Si tratta però di canali distinti: il problema delle petroliere riguarda il greggio, mentre l’esposizione delle bollette elettriche italiane dipende anche dal ruolo del gas.

Cosa rischiamo durante l’inverno

Il quadro descritto dalla fonte indica soprattutto forniture più difficili da organizzare e prezzi vulnerabili a nuove tensioni. Non equivale all’annuncio di blackout o razionamenti, né consente di fissare oggi un aumento certo delle bollette. L’evoluzione dipenderà dalla disponibilità degli impianti, dalle rotte marittime e dalla situazione dei mercati energetici.

Fonte: La Stampa, articolo di Fabrizio Goria «Scorte Ue in calo e caos superpetroliere. “Raffinerie in affanno per l’inverno”», edizione del 22 settembre 2026, pagina 6.

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