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Francesco Giorgino festeggia 30 anni al Tg 1: «Se faccio il giornalista lo devo a mia nonna»

A settembre Francesco Giorgino festeggerà 30 anni al Tg1. Per l’occasione il giornalista, conduttore e docente originario di Andria, ha concesso un’intervista a “Tv Sorrisi e Canzoni”, in cui ha ripercorso la sua lunga carriera, svelando anche qualche “trucco” del mestiere. Ultimamente lo si è visto in forma all’evento televisivo dedicato alla vittoria della Nazionale agli Europei, ricevuta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dal presidente del Consiglio Mario Draghi. La maturità non rende più tenui gli stati d’animo«Le emozioni sono diverse, ma l’adrenalina è la stessa perché hai la responsabilità di un racconto, di non sbagliare mai un aggettivo, di trovare i sostantivi corretti e restituire il clima giusto che la notizia comporta». 

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Francesco Giorgino

Francesco Giorgino festeggia 30 anni al Tg 1: «Se faccio il giornalista lo devo a mia nonna»

La tensione della diretta la regge o servendosi di un copione, di una sorta di scaletta, o andando a braccio: «Ci sono due tipologie di speciali: quelli che hanno un minimo di programmazione, finalizzati all’approfondimento. E altri, come quello sulla Nazionale, che vanno sull’onda del minuto. È un racconto che viene fatto per immagini», ha spiegato Francesco Giorgino. Il volto di punta del Tg1 ha spiegato poi di servirsi di un “teller”, il piccolissimo auricolare: «C’è sempre, è uno strumento di comunicazione rapida tra me e la regia. Se salta un collegamento, te lo dicono attraverso questo auricolare. Un tempo c’era il telefono che suonava, rispondevi e stavi alcuni secondi in silenzio in diretta. Ora avviene tutto in tempo reale». Cos’altro è indispensabile per lui? «Per il tg è fondamentale studiare tutti i temi relativi ai servizi che vengono lanciati. Approfondisco i fatti e leggo i servizi dei colleghi. L’altra cosa estremamente importante è consultare le agenzie per aggiornare di secondo in secondo i lanci. Abbiamo due monitor davanti: uno mostra quello che va in onda e l’altro le agenzie, appunto, che lanciano le ultime notizie», ha spiegato Giorgino.

Giorgino cv

«Se c’è un elemento del corpo che ha bisogno di scaricare la tensione, sono le mani. Impugno sempre una penna oppure tengo dei fogli»

Nel corso dell’intervista a “Tv Sorrisi e Canzoni” Francesco Giorgino ha svelato anche un suo segreto: «Se c’è un elemento del corpo che ha bisogno di scaricare la tensione, sono le mani. Impugno sempre una penna oppure tengo dei fogli: è un modo per non eccedere nella gestualità. Un’altra cosa che mi contraddistingue è dire l’ora, i minuti e secondi alla fine del tg. L’ho fatto un giorno perché mi piaceva sottolineare l’elemento della contemporaneità. Poi ho saputo che papa Ratzinger aveva notato questa cosa perché in Germania, quando era ragazzo, i conduttori facevano così. A quel punto ho deciso che lo avrei fatto per sempre». Ha sempre sognato di fare il giornalista: «Direi di sì. Alle scuole medie ho avuto una prof che ci mandava in giro per Andria a fare interviste con il registratore a tracolla e il microfono. E mi piacque. Poi siamo andati a visitare la redazione di “La Gazzetta del Mezzogiorno”, vidi le rotative e mi incuriosì. Al Classico feci un corso di giornalismo e cominciai ad acquisire dimestichezza con i termini tecnici. Poi è arrivata l’università. La prima parte l’ho fatta a casa di mia nonna, costretta su una sedia a rotelle per un ictus. Per assisterla mi ero trasferito da lei. All’ingresso c’era una specchiera verticale e ricordo che mi guardava mentre davanti a quello specchio simulavo dei collegamenti in diretta. Fu lei a dire a mia mamma che avrei dovuto fare questo mestiere perché avevo una passione sfrenata».

Francesco Giorgino

Francesco Giorgino: «Ho cominciato a “Unomattina” nel 1991, che era la nave-scuola del Tg1»

È consapevole di essere tra i giornalisti più amati della Rai: «Porto il peso della responsabilità, sono consapevole di aver trascorso gran parte della mia vita in questi palazzi di Saxa Rubra, a Roma. Il Tg1 è una seconda famiglia. Ho cominciato a “Unomattina” nel 1991, che era la nave-scuola del Tg1, è stato un processo graduale a condurmi fino a qui». Sul finale Giorgino ha ricordato anche la sua prima volta davanti alle telecamere«A Telesveva, ad Andria, la mia città: avevo 19 anni, gli occhiali e la riga di lato. Ho cominciato a fare il giornalista a 18 anni a “Il quotidiano di Puglia” e un anno dopo mi chiamarono per collaborare con questa tv locale. Ho realizzato per un po’ dei servizi e poi sono passato alla conduzione». Leggi anche l’articolo —> Vittorio Feltri, il film in uscita che racconta tutti i segreti del direttore di ‘Libero’

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