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G7 Cornovaglia, retroscena sul bilaterale Draghi-Biden: perché l’Italia avrà un ruolo chiave

Il debutto di Mario Draghi al G7, il primo in presenza dopo la pandemia, avrà luogo in una Cornovaglia blindatissima. Il summit, che riunisce i 7 grandi e i vertici dell’Unione Europea, si terrà in un angolo sperduto all’estremità sud-occidentale del Regno Unito, in un’area relativamente selvaggia. L’hotel si trova a Carbis Bay, punta di diamante del turismo. Draghi incontrerà Biden nel pomeriggio di sabato 12 giugno. Lo rendono noto fonti di Palazzo Chigi. “Un bilaterale nel quale l’Italia, squalificata dagli Usa al ruolo di nazione perduta durante i governi a Cinque Stelle di Giuseppe Conte, potrebbe venir investita di ruoli chiave in Europa e nel Mediterraneo”, come scrive Gian Micalessin su “Il Giornale”. Innegabile, c’è grande attesa per il premier italiano, considerato da Washington sin dai tempi della Bce (a dire il vero) un partner prezioso. Ma c’è di più…

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G7 Cornovaglia, retroscena sul bilaterale Draghi-Biden: perché l’Italia ha un ruolo chiave

Il retroscena arriva da “Il Giornale” in un articolo pubblicato qualche ora fa. Ad aver fatto guadagnare punti a Draghi, come osserva Micalessin, sarebbero stati «i due drastici stop imposti alla penetrazione cinese sul territorio italiano. La prima artigliata di Draghi risale al 31 marzo quando il premier blocca, su proposta del ministro Giancarlo Giorgetti, l’acquisizione del 70 per cento di una ditta di semiconduttori milanese entrata nel mirino dei cinesi della Shenzen Invenland Holdings. A quel primo simbolico «niet» s’aggiungono i severi limiti imposti alla collaborazione tra Vodafone e la cinese Zte nel campo del 5G». Scelte che renderebbero il presidente del Consiglio italiano assai più affidabile di Macron o di Angela Merkel, come pure di quelli che verranno in Francia e Germania. Del resto nel suo discorso per la fiducia al Governo Draghi aveva detto al Senato: «Questo governo sarà convintamente europeista e atlantista, in linea con gli ancoraggi storici dell’Italia: Unione Europea, Alleanza Atlantica, Nazioni Unite. Ancoraggi che abbiamo scelto fin dal dopoguerra, in un percorso che ha portato benessere, sicurezza e prestigio internazionale».

L’ex numero uno della Bce aveva sottolineato in quella stessa occasione di prestare particolare attenzione alla situazione dei Balcani e del Mediterraneo allargato. Dichiarazioni che Biden ha stampate nella memoria e che al bilaterale torneranno utili. Anche perché con l’addio di Londra all’Unione Europea gli Usa hanno perso un alleato fondamentale, soprattutto per contrastare le altre due potenze: Francia e Germania. Lo scontro fra Stati Uniti e Cina è urgente, a livello geopolitico fondamentale. Ed è in filigrana tema centrale del Summit in Cornovaglia. Il comportamento dei paesi dell’Ue, in tal senso, non potrà restare imparziale a lungo. 

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«Dopo Draghi c’è il vuoto», l’effetto collaterale

Lucio Caracciolo, direttore e fondatore di Limes, in un’intervista a “Formiche” ha definito il G7 il primo, vero banco di prova internazionale di Mario Draghi. È proprio lui la carta che l’Italia dovrà giocare per far valere la sua voce: «Non solo come personalità rispettata, ma come simbolo di una élite internazionale di cui rappresenta la punta italiana. C’è un effetto collaterale. Tutti, a cominciare da Biden, sanno che dopo Draghi c’è il vuoto. Se il premier entro un anno non riesce a mettere a sistema il Recovery Fund, se l’Italia si conferma uno Stato incapace di spendere per ragioni strutturali, si chiuderà una finestra di opportunità senza precedenti», ha spiegato Caracciolo. Ma che scenario si troverà Biden? «Un’Europa aperta e felice di non avere più a che fare con Trump. Ma trova anche un’Europa diffidente. Non tanto di Biden quanto degli Stati Uniti. I rapporti con Francia e Germania in particolare sono ancora segnati da quattro anni di trumpismo. Non basta dire “America is back”», ha chiarito a “Formiche” sempre il fondatore di “Limes”.

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G7 Cornovaglia al via da domani: le potenze discuteranno di vaccini, politiche più green e…

Un summit che farà da incubatrice per l’economia del futuro. Difatti Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Giappone, Canada, Usa sono pronte a discutere di piani vaccinali efficaci per combattere il Covid, di rinascita sociale, ad attuare politiche più green e portare avanti strategie volte a realizzare l’uguaglianza di genere. Per far sì, per dirla con le parole di Margareth Thatcher, che “una donna stupida possa prendere il posto di un uomo stupido senza che nessuno se ne accorga”. Una freddura con cui la Lady di Ferro spiegava cosa significasse concretizzare la parità dei sessi. Si parlerà, probabilmente al bilaterale Draghi-Biden, anche della Libia, definita da Caracciolo “campanello d’allarme” per gli Usa: «Se Erdogan riesce nell’intento di avocare a sé la guida dell’Islam politico per Biden, e per la Nato, si porrà un problema non da poco». E bisognerà capire che tattica attuerà l’Italia. Anche se non è difficile intuire, né è necessario cercare troppo lontano.

Nei primi mesi di governo Mario Draghi, da sempre diffidente nei confronti della stampa, si era esposto su Erdogan, sbilanciandosi all’indomani del ‘sofa gate’: «Con questi dittatori, chiamiamoli per quello che sono, di cui però si ha bisogno, uno deve essere franco nell’esprimere la propria diversità di comportamento e vedute e pronto a cooperare, più che a collaborare, per assicurare gli interessi del proprio Paese. Bisogna trovare l’equilibrio giusto». Leggi anche l’articolo —> Mario Draghi e quell’esperienza traumatica che gli inculcò la «religione del lavoro»

 

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