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Mario Draghi e quell’esperienza traumatica che gli inculcò la «religione del lavoro»

Mario Draghi biografia. A 73 anni è stato chiamato ad affrontare una sfida impegnativa: rilanciare l’economia di un paese vessato da un’emergenza sanitaria senza precedenti e dare una sterzata alla campagna vaccinale. L’obiettivo, da quel 13 febbraio 2021, è stato rafforzare la dimensione strategica del Recovery, ma soprattutto validare nei fatti gli «attestati di stima» di quanti lo hanno salutato come “salvatore della patria” (ancor prima che aprisse bocca, a dire il vero). Checché se ne dica Draghi non ha deluso le attese. D’altronde le «cause perse» lo hanno sempre appassionato: aveva appena compiuto 64 anni quando è stato scelto al timone della Bce. Allora salvò la moneta unica che teneva insieme diciassette economie, culture e governi diversi. Un’impresa che se si dovesse stringere in un’espressione sarebbe una sola: «whatever it takes». 

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Mario Draghi biografia: quell’esperienza traumatica che gli inculcò la «religione del lavoro»

Ad inculcargli la «religione del lavoro», come scrivono Jana Randow e Alessandro Speciale nel libro edito da Rizzoli “Mario Draghi l’artefice. La vera storia dell’uomo che ha salvato l’euro”, un’esperienza traumatica. A soli quindici anni il banchiere che avuto maggior potere nella storia si è ritrovato orfano di entrambi i genitori, morti a pochi mesi l’uno dall’altra. Il padre Carlo aveva lavorato per la Banca di Italia e per altre istituzioni; la madre Gilda era stata invece farmacista. Una perdita dolorosa che di fatto segnò la fine della sua infanzia, come raccontato da lui stesso in una nota intervista concessa al giornale tedesco «Die Zeit». «Ricordo che a sedici anni, al rientro da una vacanza con un amico, lui poteva fare quello che voleva, io invece trovai a casa ad aspettarmi un cumulo di corrispondenza da sbrigare e di bollette da pagare», dichiarò Draghi, poco incline a parlare del suo privato. Di colpo si ritrovò capofamiglia: si prese lui cura dei due fratelli Marcello e Andreina supportato da una cara zia, che lo considerava “speciale”.

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«Il potere non lo ha cambiato, è rimasto il ragazzo di sempre»

“La signora in nero” che prepotente bussò alla sua porta quand’era poco più che adolescente non lo gettò in una depressione spaventosa, anzi. Gli fece da sprone: “Malgrado la prematura scomparsa dei genitori, la giovinezza di Draghi è stata pervasa da quel senso di ottimismo, di opportunità pressoché illimitate, accessibili a chiunque fosse disposto a rimboccarsi le maniche”, scrivono Randow e Speciale. E difatti il futuro premier, che ha frequentato una scuola di gesuiti a Roma, studiò e lavorò sodo per affermarsi. Non si è mai montato la testa: «È rimasto il ragazzo di sempre: ha avuto una carriera notevole ma ho sempre visto in lui il volto di una persona che il potere non ha cambiato», ha rivelato un suo vecchio insegnante. Una dichiarazione raccolta da Stefania Tamburello, contenuta nel volume “Mario Draghi, il Governatore: Dalla Banca d’Italia al vertice della Bce”. Diplomato, Draghi si è scritto all’università La Sapienza di Roma, dove ha scelto Economia. Diventato allievo e poi assistente di Federico Caffè, si è laureato nel ’70 con una tesi dal titolo “Integrazione economica e variazioni dei tassi di cambio”. Ed è stato proprio il suo mentore a presentargli Franco Modigliani, che lo ricevette a Palazzo Koch, in via Nazionale, nel 1972. Non sapeva allora Draghi che sarebbe diventato un habitué di quelle camere.

Mario Draghi biografia

Mario Draghi l’incontro fortunato con Modigliani

«Modigliani ha lasciato la stanza dove stava conversando con il governatore di allora, Guido Carli, per incontrare me, un ragazzo di 24 anni. Mi ha ascoltato, ha fatto alcune domande, e alla fine ha detto: sì, venga pure a studiare in America. Faccia domanda al Mit. Vedremo se ce la farà», queste le parole di Draghi, che in America ha cercato di farsi valere. «Dovevi dimostrare di meritare il tuo posto ogni giorno», disse in un’intervista. E le sue giornate di lavoro erano interminabili: potevano durare anche diciotto ore di impegni. Gli anni del Mit, è innegabile, hanno influito significativamente sul suo carattere. Punti di riferimento per lui proprio i coniugi Modigliani. Ed è stata la moglie del professore, che si chiama Serena (come la moglie di Draghi) a tracciare, tra le prime persone, un ritratto lusinghiero dell’ex numero uno della Bce: «Noi lo abbiamo stimato e apprezzato immensamente. Ci siamo sentiti per lui un padre e una madre. Lui era straordinariamente intelligente e dolce, molto serio e dotato di grande capacità di lavoro», come riporta la Tamburello. Il resto lo sappiamo: l’accelerazione della campagna vaccinale oggi pare una conferma di tali virtù. Per questo forse non stupisce che la carriera di Draghi sia stata costellata da così tanti e grandi successi. Leggi anche l’articolo —> Draghi rinuncia allo stipendio da premier: la dichiarazione dei redditi e le sue proprietà

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