Dopo un anno di grande popolarità, arrivano le prime vere turbolenze per Silvia Salis, la sindaca di Genova diventata in breve tempo uno dei volti più noti della politica italiana. Il 23 luglio 2026 segna uno spartiacque: per la prima volta le critiche non arrivano dagli avversari, ma dal suo stesso schieramento.

La rabbia dei sindacati per l’aumento della tassa sui rifiuti
Al centro della polemica c’è l’aumento della Tari, la tassa sui rifiuti, che per le famiglie genovesi salirà in media del 5,7%. A far infuriare i cittadini non sarebbe tanto la cifra in sé, quanto le modalità con cui la notizia è emersa: nessun confronto preventivo con le parti sociali, ma un annuncio appreso direttamente dai media. La Cgil ha parlato apertamente di una gestione sbagliata, sia nei contenuti che nel metodo scelto dall’amministrazione.
Il rincaro si aggiunge a una serie di altri aumenti già introdotti nei mesi scorsi: l’Imu, l’addizionale Irpef, la tassa di soggiorno e le tariffe dei mezzi pubblici. Il risultato, secondo i critici, è una città sempre più cara, senza che a questo corrisponda un reale miglioramento della qualità della vita.
Il caso Darsena: sicurezza promessa, ma non ancora percepita
Le tensioni si estendono anche al tema della sicurezza urbana. Un video promozionale girato dalla stessa sindaca nell’area della Darsena del Porto Antico, pensato per lanciare il nuovo progetto di presidio permanente della polizia locale, ha finito per attirare l’attenzione su un problema che l’amministrazione stessa riconosce: degrado, spaccio e piccola criminalità in una delle zone più simboliche della città.
Sul territorio, intanto, crescono le iniziative dal basso: alcuni residenti di un complesso condominiale avrebbero deciso di dotarsi di una vigilanza privata, mentre in altre zone del centro storico si starebbero organizzando presidi spontanei dei cittadini per riappropriarsi degli spazi pubblici. Una rappresentante di un comitato locale per la legalità, che preferisce restare anonima per timore di ritorsioni, racconta di essersi sentita poco ascoltata dopo un incontro avuto con l’amministrazione in primavera.
Le accuse dell’opposizione: “Troppo proiettata sul piano nazionale”
Dal fronte del centrodestra arriva un attacco diretto da Pietro Piciocchi, ex candidato sindaco alle ultime elezioni comunali, secondo cui Salis rischierebbe di aver perso il senso della misura, tanto da ipotizzare per lei un futuro in Parlamento più che a Palazzo Chigi. Un’accusa che si inserisce in un filone di critiche più ampio, secondo cui la sindaca dedicherebbe troppa attenzione alla propria immagine nazionale, a scapito delle esigenze concrete della città che amministra.
Non ha certo contribuito a placare questi dubbi una recente intervista rilasciata a Bloomberg, in cui Salis non ha escluso una futura sfida elettorale diretta contro la premier Giorgia Meloni.
La difesa del Pd: “Ha ereditato una situazione difficilissima”
Di tutt’altro avviso il consigliere regionale del Pd Andrea Orlando, che inquadra il primo anno e mezzo di mandato in una prospettiva diversa: Salis, secondo lui, avrebbe ereditato una situazione amministrativa già estremamente complessa, e il solo fatto di averla gestita senza gravi scossoni rappresenterebbe già un risultato apprezzabile. Orlando riconosce inoltre alla sindaca il merito di aver riportato Genova al centro dell’attenzione politica nazionale, un vantaggio che la città, a suo avviso, non aveva più da tempo.
Una comunicatrice di successo, ora chiamata a dimostrare i fatti
Al di là delle diverse letture politiche, resta indiscussa la capacità comunicativa di Salis, capace di generare grande visibilità sui social e di essere costantemente presente agli eventi più seguiti in città, dai cortei per i diritti civili ai grandi appuntamenti musicali in piazza.
La vera sfida, però, sembra ormai spostarsi altrove: dimostrare che dietro la popolarità ci sia anche la capacità di risolvere i problemi quotidiani dei genovesi, dalla sicurezza al costo della vita, in un’estate che si preannuncia decisiva per il futuro politico della sindaca.
Fonte: La Stampa, articolo di Niccolò Zancan