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L’ultima sparata della Meloni: Trump era meglio “per l’interesse nazionale italiano”

E no, non l’ha presa proprio bene Giorgia Meloni. La sconfitta di Donald Trump è un brutto colpo per la destra populista italiana che perde il suo “idolo” assoluto. E mentre Salvini è più cauto, dopo esser stato sbeffeggiato dal prestigioso Independent che l’ha definito una “cheerleader” del tycoon (per via della mascherina griffata Trump), Meloni vomita addosso alla “sinistra” (inclusi i Democratici americani che secondo lei sarebbero dunque “sinistra”…) la solita sequela di accuse, la più grave quella di utilizzare la violenza per abbattere gli avversari politici. (segue dopo la foto)

Trump sconfitto? Giorgia Meloni: “Esiste una larga parte della popolazione Usa che non si riconosce nel pensiero mainstream”

“Chi ha votato Trump, in numeri persino maggiori rispetto al 2016, ha dimostrato che esiste una larga parte della popolazione Usa che non si riconosce nel pensiero caro al mainstream. Gente che condivide il modello fatto di meno tasse, difesa della produzione nazionale, più sicurezza e rivendicazione dell’orgoglio nazionale di fronte a chi vuole abbatterne i simboli, come le statue del nostro Cristoforo Colombo. Con questi principi e con questi elettori tutti dovranno fare i conti per molto tempo ancora”.

Così Giorgia Meloni in un’intervista al Corriere della Sera. Un’ovvietà questa: è vero Trump ha preso più voti di quattro anni fa, ma il vero pensiero mainstream in questi anni è stato il suo. Ed è anche difficile spacciare per orgoglio nazionale la benevolenza verso i suprematisti bianchi, le accuse insensate alla Cina sfociate in una guerra commerciale senza precedenti, l’immobile difesa degli atti di violenza razzista di alcune forze di polizia.  Un pensiero mainstream violento e divisivo, di cui gli Stati Uniti, come hanno dimostrato i numeri, hanno voluto chiaramente liberarsi.

Trump? Giorgia Meloni: “Ho sperato che vincesse perché migliore per l’interesse nazionale italiano”

“Io trumpiana? Condivido con Trump idee e valori e in questi anni ho lavorato per rafforzare i legami. Ma non faccio la cheerleader di nessuno. Ho sperato che vincesse perché lo ritengo migliore per l’interesse nazionale italiano. È questa l’unica lente che uso quando guardo all’estero. Mentre la nostra sinistra è sempre alla ricerca di qualche mito di importazione”.

“Ho provato un certo imbarazzo –  dice Meloni al Corriere – nel leggere il tweet del commissario Ue Gentiloni che diceva di essere così felice per la vittoria di Biden che si stava abbracciando da solo. Il messaggio che provano a far passare è che è stato sconfitto un mostro pericoloso e non un avversario politico legittimato dal consenso popolare. È una distorsione delle normali dinamiche democratiche che la sinistra sta mettendo in atto negli Usa come in Europa: qualsiasi mezzo è lecito per sconfiggere la pericolosa destra. Magari anche la censura sui media oppure il ricorso alla violenza”.

E anche qui la Meloni non spiega alcunché. L’affermazione per cui Trump sarebbe stato migliore di Biden per l’interesse nazionale italiano è priva di alcun riscontro e fondamento. L’unico “interesse” di Trump per l’Italia, sono state le lodi per “Giuseppi” al suo insediamento, quando il il governo “Conte uno” sembrava aprire le porte di una stagione sovranista anche nel nostro paese. Poi, sì, ci sono stati parecchi interessi personali, primo il sostegno al progetto dell’ex consigliere, il contestatissimo guru dei sovranisti Steve Bannon finito nei guai anche negli Usa per il progetto del muro anti-immigrati con il Messico su cui avrebbe speculato per arricchirsi. Sì, quel Bannon invitato alla festa nazionale di Fratelli d’Italia e fotografato insieme alla “cheerleader” Meloni. Inutile ricordare alla leader di Fratelli d’Italia i dazi introdotti da Trump anche sui prodotti italiani, perché sarebbe capace di definirla come una mossa a favore del nostro paese. >> Gli editoriali

Written by Andrea Monaci

49 anni, è direttore editoriale di Urbanpost.it fin dalla sua fondazione nel 2012. Ha iniziato la sua carriera nel 1996, si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto per "Il Secolo XIX", "Lavoro e Carriere", "La Voce dei Laghi", "La Cronaca di Varese".

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