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Caso Regeni, pronti al processo, Conte chiama Al-Sisi: “Abbiamo le prove”

I magistrati della procura di Roma hanno indagato a fondo sulla morte di Giulio Regeni, uno studente italiano ucciso in Egitto nel 2016. I magistrati ora sono pronti ad andare a processo. Nel mirino dell’accusa di omicidio cinque agenti del servizio segreto egiziano, ai quali verrà chiesto di rispondere dell’accusa al processo.

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Giulio Regeni

La telefonata di Conte all’Egitto e il processo

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha telefonato ieri, 20 novembre, in mattinata al presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Il portavoce della presidenza egiziana, Bassam Rady, ha dichiarato che il colloquio tra Conte e al-Sisi ha riguardato “gli ultimi sviluppi della cooperazione congiunta tra le autorità giudiziarie in merito alle indagini in corso sul caso dello studente italiano Giulio Regeni”, ucciso al Cairo all’inizio del 2016. Nel comunicato si legge che “al-Sisi ha elogiato le ottime relazioni tra i due Paesi nei vari campi, politico, militare ed economico, così come la cooperazione per affrontare molte sfide nella regione del Mediterraneo orientale, in particolare la lotta all’ideologia estremista ed il terrorismo“. Al centro del colloquio tra i due sono tornati dunque anche gli sviluppi sulle indagini riguardanti l’uccisione di Giulio Regeni. Secondo alcune indiscrezioni Conte ha dichiarato sul caso Regeni: “Non c’è più tempo. L’italia sa e andrà avanti”.

Il 4 dicembre ci sarà la notifica di chiusura indagini per cinque agenti del servizio segreto egiziano iscritti due anni fa nel registro degli indagati. Gli agenti egiziani affronteranno un processo, con l’accusa di omicidio. Il processo avrà luogo in ogni caso, anche se il Cairo non dovesse riconoscere la legittimità del procedimento italiano. Ma gli inquirenti italiani sono convinti, le prove raccolte dimostrano il pieno coinvolgimento della National Security Agency egiziana. 

Conte

Giulio Regeni morte

Giulio Regeni un brillante studente di Trieste aveva studiato negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Nel 2016 si trasferì in Egitto per svolgere una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani presso l’Università Americana del Cairo. In alcuni articoli Giulio ha descritto la difficile situazione sindacale dopo la rivoluzione egiziana del 2011.

Il corpo di Giulio Regeni fu trovato il 3 febbraio 2016 in un fosso lungo la strada del deserto Cairo-Alessandria, alla periferia del Cairo. Il corpo recuperato mostrava segni evidentissimi di tortura. Contusioni, abrasioni, lividi estesi compatibili con lesioni da calci, pugni ed aggressione con un bastone. Si contarono più di due dozzine di fratture ossee, tra cui sette costole rotte, tutte le dita di mani e piedi, così come entrambe le gambe, le braccia e scapole, oltre a cinque denti rotti. Si riscontrarono coltellate multiple sul corpo. >>Tutte le news

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