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Governo Conte Zingaretti vicepremier, il segretario del PD non ha intenzione di mollare il Lazio

Governo Conte e Zingaretti come vicepremier? Non è il momento giusto. Nonostante le spinte di Luigi Di Maio e di Matteo Renzi, che gioverebbero molto dall’averlo direttamente all’interno del governo, il segretario del Partito Democratico non sembra intenzionato a mollare la Regione per entrare tra le mura di Palazzo Chigi. Almeno non ora. Non adesso che il Movimento 5 Stelle rischia l’implosione e che alla fine tutti i giochi li dirige Giuseppe Conte.

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Governo Conte Zingaretti vicepremier, Di Maio e Renzi lo vogliono

Di Maio e Renzi, però, ci provano. Lo vorrebbero vicepremier, gli servirebbe vicepremier. “Sperano che sia il Partito Democratico a regolare i conti con Conte”, spiega un deputato dem. “Ma se pensano che Zingaretti gli risolva i problemi che loro hanno con Conte, si sbagliano di grosso”. Anche perché a oggi, con la situazione che stanno vivendo i pentastellati, la possibile scissione e tutte le faide interne, sarebbe davvero rischioso. “Che se la sbrighi Conte con i 5Stelle che si balcanizzano”, aggiunge lo stesso deputato. “Ora Nicola controllerà molto meglio questo governo da fuori, dal Nazareno, che da dentro Palazzo Chigi”, conclude poi.

In questo governo Conte bis quindi non c’è un attimo di tregua. I prossimi mesi saranno decisivi per le sorti del Paese. L’obiettivo, infatti, è riuscire a far approvare la manovra nei tempi previsti, ed essere nelle condizioni di accedere al meglio ai fondi del Next generation plan con progetti che, secondo il volere del Presidente Mattarella, dovranno essere di un notevole livello.

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Il sì alla riforma costituzionale non farà cadere il governo

Poi c’è la questione dell’approvazione del Referendum costituzionale, e l’ipotesi di Matteo Salvini di andare subito alle urne. Proposta che è stata immediatamente bocciata: “Non è mai accaduto in Italia di sciogliere il Parlamento- con un governo che non esplicita le sue intenzioni di volersi dimettere- perché c’è stata un voto regionale che ha premiato l’opposizione”. Secondo il leader della Lega, infatti, ora ci sono “300 parlamentari in più del previsto, e la prima forza politica di due anni fa è stata democraticamente cancellata dagli elettori”.

Ma non funziona così, anzi: la vittoria del sì apre a una serie di problematiche che impediranno per parecchi mesi di far cadere il governo. E le motivazioni sono, per esempio, la ridefinizione dei collegi elettorali, senza i quali non si può assolutamente dare effettività al taglio dei parlamentari. Per farlo servirebbero almeno due mesi, e ora non è sicuramente il momento giusto. Le priorità sono altre: l’approvazione della legge di Bilancio, a dirne una, o la definizione dei piani di rilancio da presentare in Europa. E’ ovvio quindi che prima di vedere attuata la riforma costituzionale bisognerà ancora attendere un po’. Anche se Salvini non è d’accordo. >>Tutte le notizie di UrbanPost

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