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Governo Draghi, riuscirà a ottenere la fiducia in Senato?

E alla fine arriva Draghi. Dopo il fallimento delle consultazioni sul governo dimissionario condotte da Roberto Fico, ieri sera il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con un severo discorso, ha deciso di optare per un governo di “alto profilo e non politico”. Un segnale importante: stop ai teatrini, l’Italia è in stato d’emergenza sanitaria, sociale ed economica e non possiamo più perdere tempo dietro alle discussioni e alle poltrone. Come un professore, ha messo a tacere le chiacchiere. E ha convocato in supporto per un governo tecnico l’ex presidente della Bce Mario Draghi. Ma la storia non finisce qui: ora il tecnico dovrà ottenere la fiducia delle Camere. Cosa non del tutto scontata, soprattutto visto che il Movimento 5 Stelle si potrebbe lacerare su questa decisione.

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draghi stipendio

Governo Draghi, il M5S lo voterà?

Alcuni del Movimento 5 Stelle si sono già espressi contrari a un governo tecnico guidato da Mario Draghi. Colletti, Gallo, Brescia, ma anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro, i senatori Elio Iannutti e Danilo Toninelli. La loro posizione è sempre stata chiara: o Conte o nuove elezioni. Ora fare un passo indietro e abbracciare un governo tecnico risulta molto difficile. L’alternativa però è andare dritti verso una strada che, finora, non ha portato da nessuna parte. Anzi. Non tutti però sono schierati dalla stessa parte, e per questo il Movimento 5 Stelle potrebbe spaccarsi letteralmente in due. Come riporta Il Giornale, “Il M5S ha tante anime, una più governata e una più di protesta. Io non penso ci sarà una grande unità”.

I conti comunque si fanno oggi: per le 15 è prevista l’assemblea congiunta dei deputati e dei senatori grillini. Il centro della discussione sarà appunto il governo guidato da Mario Draghi. “Il Movimento 5 Stelle, già durante le consultazioni, aveva rappresentato che l’unico governo possibile sarebbe stato un governo politico. Pertanto non voterà per la nascita di un governo tecnico presieduto da Mario Draghi”, ha dichiarato ieri sera Vito Crimi. La posizione sembra molto chiara, e il rischio che l’appoggio in Senato non arrivi si fa sempre più concreto. Per questo l’assemblea di oggi sarà un passaggio fondamentale.

Zingaretti

Zingaretti: “Mattarella ha rimediato al disastro provocato dalla irresponsabile scelta della crisi di governo”

A oggi, il governo Draghi pare possa contare sull’appoggio di Italia Viva, quindi 18 senatori, ma anche su quello del Partito Democratico, con 35 senatori. Ieri sera infatti Nicola Zingaretti ha postato su Facebook: “Abbiamo fatto davvero di tutto per ricostruire una maggioranza, in un momento difficile. Il presidente Mattarella, che ringraziamo, con la sua iniziativa ha posto rimedio al disastro provocato dalla irresponsabile scelta della crisi di Governo. Da domani saremo pronti al confronto per garantire l’affermazione del bene comune del Paese”, lasciando trapelare l’intento di votare a favore. Allo stesso modo Andrea Orlando ha dichiarato: “Non resteremo insensibili all’appello del Capo dello Stato. Mi ricordo l’esperienza Monti, una grande personalità è un punto di partenza importante.

Ma non è una questione risolutiva se non si forma una maggioranza che sia in grado di accompagnare un processo politico, una cosa che verificheremo nelle prossime ore. Abbiamo già fatto l’errore che con un nome si possa riformare tutto il sistema, non faremmo un regalo a Draghi a riproporre la stessa narrativa”. E poi si chiede: “Se Draghi era l’obiettivo di Renzi perché questa sceneggiata?”. C’è inoltre il neonato gruppo di europeisti, circa una decina, che dovrebbe fare la stessa cosa. Rimane da capire invece la posizione di Liberi e Uguali, 6 senatori, che fino a oggi ha sempre dichiarato o Conte o elezioni. Per scontato, infine, viene dato il voto positivo dei senatori a vita, quindi Monti, Cattaneo e Segre.

Salvini

Cosa farà il centrodestra

Un punto interrogativo rimane il centrodestra. L’appoggio da parte di Forza Italia (54 senatori) è già dato abbastanza per scontato, soprattutto perché nelle scorse settimane è emersa l’eventualità, con Draghi premier, di allargare notevolmente la maggioranza. Non è chiaro invece quello che vorranno fare le altre due forze: Giorgia Meloni continua a sposare la linea delle urne, ma nonostante questo ieri sera ha lasciato trapelare la disponibilità a un’opposizione “responsabile” e non belligerante. Salvini, invece, sta assumendo un comportamento un po’ contraddittorio. Da una parte ieri, infatti, subito dopo l’annuncio di Mattarella, ha twittato l’articolo 1 della Costituzione: “La sovranità appartiene al popolo”. Dall’altra è probabile che lavorerà a una mediazione che sia in grado mantenere insieme il centrodestra.

“Se fa sue le nostre proposte per rilanciare il Paese saremmo felici”, ha dichiarato. “Continua il vergognoso teatrino sulla pelle di 60 milioni di italiani. Su Mattarella esprimo il rammarico per l’accostamento ingiusto e infelice del voto con i dati del contagio. Allora dovrebbe dirlo ai cittadini calabresi e a quelli delle città che il virus colpisce solo le elezioni politiche e non il voto locale”, ha aggiunto. “Il Presidente valuta più opportuno rischiare un governo che per due anni avrà molte difficoltà a trovare soluzioni efficaci per gli italiani. Noi, invece, pensiamo sia decisamente meglio dare la possibilità agli italiani di votare, per avere una maggioranza coesa e forte.

Non penso che la soluzione ai gravi problemi sanitari, economici e sociali della Nazione sia l’ennesimo governo nato nei laboratori del Palazzo e in mano al Pd e a Renzi. In una democrazia avanzata i cittadini, attraverso il voto, sono padroni del proprio destino. Anche quando la situazione è difficile. Sopratutto quando la discussione è difficile”, lo ha seguito Giorgia Meloni.

Mattarella chiama Draghi

Il fallimento della politica italiana

Diciamola tutta: un governo tecnico non piace ai politici perché è il simbolo del loro fallimento. E’ un intervento d’urto necessario quando la classe politica non è in grado di rispettare il Paese, i cittadini, le Istituzioni. Nessun politico potrebbe mai essere davvero soddisfatto di questa scelta. Significa che non si è stati in grado di svolgere il proprio lavoro. Ma i fatti parlano chiaro, e al momento pare non esserci un’alternativa, soprattutto a fronte dei tanti impegni inderogabili che l’agenda segna per i prossimi mesi. Dunque bisogna ottenere la fiducia con almeno 161 voti al Senato. E per farlo Draghi avrà bisogno dell’appoggio o del M5S, o della Lega. A questo punto, pare più probabile forse quello del Carroccio, visto che Toninelli ha dichiarato: “Non ci vengano a chiedere di votare Draghi. Abbiamo fatto di tutto: non siamo l’establishment e non possiamo votare per l’establishment”.

“Non esiste il governo tecnico: se qualcuno cerca scuse per manovre lacrime e sangue non troverà il nostro appoggio”, ha rilanciato il ministro della Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone. Giorgio Trizzino, deputato M5S considerato vicino a Beppe Grillo, al contrario, ieri ha dichiarato che la scelta di Mattarella è “coerente con la drammatica situazione in cui è piombato il Paese”. Vedremo entro oggi in quanti la pensano come lui. >> Tutte le notizie di UrbanPost

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Written by Chiara Caraboni

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