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Draghi mette i paletti a Salvini: sarà un governo europeista, su questo non si discute

I tempi si stanno allungando. Prima di sabato, probabilmente, Mario Draghi non andrà a sciogliere la riserva e non giurerà di fronte al perdente della Repubblica. E’ ormai quasi certo che il governo Draghi sarà composto da un mix di tecnici e politici, e appoggiato da una larga maggioranza. Potrebbe essere un problema ampliare così gli orizzonti, ma l’ex presidente della Bce ha ben chiaro come intende procedere. Per questo Draghi ha già posto una serie di paletti a Matteo Salvini e alla Lega, facendogli capire che questo sarà un governo di stampo europeista, in tutto e per tutto.

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Governo Draghi, cinque punti di partenza per mettere in chiaro le cose con la Lega

Sono cinque i punti cardine su cui il governo Draghi spingerà. Cinque condizioni che rimettono la Lega al proprio posto. Della serie: sappiamo che è necessario il Carroccio perchè, per consensi, è il primo partito in Italia. Ma che non si creda di voler giocare alle sue regole. L’ex presidente della Bce, infatti, ha già parlato di una riforma dell’Irpef con possibile revisione delle aliquote, ma mantenendo la progressività. Insomma, tutt’altro che flat tax. Ha parlato di norme più stringenti per il rispetto dei diritti umani, del trasferimento all’Unione europea della competenza esclusiva su materie considerate concorrenti. Poi ancora di lotta al sommerso, quindi di evasione fiscale e di battaglia contro il lavoro nero.

C’è infine la questione dello stop all’unanimità in Europa: l’Italia dovrà farsi promotrice di una revisione dei meccanismi decisionali dell’Unione, a partire dall’abolizione del voto all’unanimità in Consiglio europeo tanto apprezzato dai sovranisti.

E’ chiaro, quindi. Mario Draghi non avrà il compito di fare il baby sitter, di cercare di contenere gli animi dei leader politici e dei loro deputati. Se qualcuno sta pensando così, significa che ancora non ha capito perchè è stato interpellato l’ex presidente della Bce. Il governo Draghi, sia nel caso in cui dovesse durare fino a fine mandato, sia in quello in cui dovesse terminare prima, avrà degli obiettivi ben precisi e ha intenzione di seguirli. I partiti verranno considerati, ovviamente, ma non si vuole ripetere il teatrino delle ultime settimane.

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Governo Draghi, i paletti alla Lega

Non stupisce che Matteo Salvini si sia riscoperto piuttosto europeista in questi giorni. Fare parte di questo governo Draghi, e in un futuro poter sfruttare i suoi successi, non può che essergli utile alle prossime elezioni. Ma al di là dei retroscena e delle ipotesi, è probabile che Matteo Salvini in questo esecutivo mantenga le orecchie basse. Per convenienza, ovviamente. Di fatto Draghi sta costruendo un esecutivo che boccia i nazionalismi e le incertezze atlantiche. Anzi: andrà a puntare di nuovo sui rapporti oltre oceano, probabilmente mettendo da parte le simpatie maturate negli ultimi anni verso Cina e Russia.

Un’altra cosa che sembra essere quasi certa è che il governo Draghi proporrà una squadra mista: tecnici e politici. E’ probabile che preferirà i primi nei dicasteri più importanti, come quelli economici. E questo lo ha ribadito durante il colloquio con il M5S, affermando: “Secondo voi se non fosse un governo politico avrei fatto un doppio giro di consultazioni? In ogni caso, pare non voglia far sedere nessun leader politico. Anche perchè, come hanno già sottolineato i dem, con una coalizione molto ambia sarà più difficile lavorare. Nonostante questo, però, non vuole assolutamente mettere veti su nessun partito politico.

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Draghi: “Sarà un esecutivo europeista”

Sarà un governo europeista. Nel senso della prosecuzione del processo di integrazione e nella concessione di sovranità”, ha ripetuto anche ai democratici. Europeista nel senso del “riconoscimento anche della storia recente” dell’Unione. Così da riuscire a rassicurare anche gli occhi che ci guardano con attenzione da oltre confine, occhi piuttosto preoccupati per quel che sta succedendo a Roma, ma anche rassicurati dall’arrivo di Mario Draghi. L’idea di Salvini all’interno dell’esecutivo non piace ai più. Non solo nell’Unione, ma anche in casa nostra. Non piace al PD, non piace al Movimento 5 Stelle. E proprio per questo Draghi ha messo dei paletti, anche per tranquillizzare i pentastellati. Ora non rimane che attendere la chiusura delle consultazione sulla piattaforma Rousseau. >> Tutte le notizie di UrbanPost

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