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M5s, le “folli manovre” per affossare il premier Draghi: «Qui fino al 2023»

Governo Draghi. Sembrano ormai lontani i tempi delle consultazioni in cui Grillo lodava il presidente incaricato. Il papà del M5s, ricordate, a febbraio, arrivò a definire addirittura l’ex numero uno della Bce “grillino” ad honorem o giù di lì. Eppure anche allora l’attuale premier non si era sbilanciato, proprio per non fare un torto agli altri partiti: «Non ha mosso un muscolo facciale. Non ha proferito parola. Silente come la Sfinge», come scrive Paolo Armaroli nel libro “Effetto Draghi”. Paiono più vicini, invece, i giorni in cui i pentastellati dissero no all’idea di intitolare la Rotonda di Ardenza all’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che aveva, a loro dire, un’unica colpa, quella di essere stato un banchiere. Lo stesso “torto” che avrebbe Draghi, appunto.

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Governo Draghi, retroscena: le “folli manovre” del M5s

Per entrare a far parte della maggioranza del governo il M5s ha messo in discussione la sua stessa identità, snaturandosi. Accantonata l’abitudine di mandare tutti al diavolo, di fare i bastian contrario. A distanza di qualche mese però crescerebbe nel M5s un forte malessere contro Mario Draghi. Come scrive Gabriele Laganà su “Il Giornale” “la tentazione tra i pentastellati di compiere un colpo a sorpresa, traduzione passare all’opposizione, si fa sempre più forte. I 5s sembrano avere poca voce in capitolo nelle scelte dell’esecutivo, “stritolati” da un parte dalle forze di centro-destra “governiste” che stanno riuscendo ad ottenere risultati importanti, come quelli relativi al tema delle riaperture, e dall’altro dal Pd che sta compiendo battaglie di sinistra come quelle su ius soli e ddl Zan”. L’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte sta per prendere il timone del Movimento e non pochi grillini vogliono “smarcarsi” dal governo in vista del semestre bianco. Il dilemma è questo: resistere nell’esecutivo o defilarsi nel tentativo di recuperare consensi? E se un tempo le tensioni venivano taciute, ora qualche pentastellato si lamenta alla luce del sole.

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Il dilemma dei grillini: decisiva la partita delle Amministrative

Ultimo ad esprimersi è stato il deputato Angelo Tofalo che su Facebook ha lanciato una staffilata al presidente del Consiglio. «Sono in treno, sto tornando a Salerno e condivido una riflessione. Abbiamo risposto in maniera matura all’appello del Capo dello Stato per mettere in sicurezza il nostro Paese, da un punto di vista sanitario ed economico, sostenendo questo governo», ha scritto sul social il parlamentare. Dietro l’angolo la stoccata a Draghi: «La luce in fondo al tunnel si inizia a vedere e, una volta terminato questo complesso lavoro, credo sia doveroso chiedersi se sia ancora realmente necessario sostenere ‘un governo Draghi’. Forse non più e porrò questo tema a Giuseppe Conte e ai ministri del M5s». Decisiva la partita delle Amministrative: «Il nostro obiettivo non è mettere una semplice bandierina. Riteniamo che dopo trent’anni di ormai obsoleti racconti sia arrivato davvero il tempo di creare un progetto nuovo, con idee concrete e soprattutto con il coinvolgimento dei cittadini salernitani», ha scritto sui social Tofalo di ritorno dalla Campania.

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Governo Draghi: il lungo colloquio con Giorgia Meloni

«Stiamo continuando a dialogare con tutte le forze politiche cittadine, in particolare con quelle nuove energie civiche che sono emerse negli ultimi mesi», ha dichiarato Angelo Tofalo, che ha parlato di una nuova sfida «senza precedenti soprattutto in una città come quella di Salerno abituata a un trentennio di univocità politica». Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi? Ci attendono mesi caldi (politicamente parlando): Silvio Berlusconi in un vertice da remoto con i suoi si è detto pronto a rimettersi in gioco e sostenere concretamente Forza Italia. Intanto continua a crescere nei sondaggi Giorgia Meloni, la leader di Fratelli di Italia, che ha avuto ieri un lungo colloquio con Draghi. Durante i settanta minuti di chiacchierata il premier si sarebbe lasciato andare ad una battuta che apre le porte di Palazzo Chigi e chiude per lui quelle del Quirinale: «Qui, fino al 2023, c’è tanto da fare». Queste sarebbero le intenzioni dell’uomo del «whatever it takes»? Se così fosse, i grillini sono avvisati… Leggi anche l’articolo —> Mario Draghi premier perfetto? Peccato per quella sua abitudine contraria al Galateo

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