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Mario Draghi premier perfetto? Peccato per quella sua abitudine contraria al Galateo

«Come accaduto in altre occasioni della mia vita, mi han detto: ‘Pensi di farcela?’, ‘Beh, sì. E ce l’ho fatta’». Così il premier in conferenza stampa oggi presentando il nuovo decreto Sostegni, il pacchetto di aiuti da 40 miliardi che servirà a rilanciare l’economia del paese. Una battuta, in risposta alla giornalista Barbara Fiammeri de “Il Sole 24 ore”, che fa capire chi è Mario Draghi, outsider della politica italiana, che ha fatto del «pragmatismo quasi una forma di snobismo», come scrive Stefania Tamburello nel volume “Mario Draghi, il Governatore: Dalla Banca d’Italia al vertice della Bce”. L’uomo del «whatever it takes», che non sarebbe ardito definire le parole più potenti nella storia della banche. Una credibilità la sua costruita “mattoncino dopo mattoncino”. 

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Mario Draghi premier

Mario Draghi premier perfetto? Peccato per quella sua abitudine contraria al Galateo

E si piace, Mario Draghi si piace eccome. Non è così distante dal pavone che lo ha più volte interrotto col suo acuto verso, al Palacio de Cristal di Oporto, durante le sue risposte ai cronisti. Deve averlo mandato la Provvidenza perché il premier, come sa chi è nel suo entourage, detesta perdere tempo. I lunghi incontri lo annoiano, appena può si allontana. «Difficile stargli dietro. Anche perché, proprio per evitare intralci, viaggia con meno bagaglio possibile al seguito, generalmente un trolley, che si porta da solo per limitare i ritardi. Di questa sua rapidità nell’agire approfitta per sfuggire agli impegni che non lo appassionano o che non sono di stretto rigore», scrive sempre la Tamburello, descrivendo le abitudini note del presidente del Consiglio.

Mario Draghi

L’immagine del pavone che fa la ruota

Lo si può scrivere tranquillamente: Draghi farebbe volentieri a meno delle tante domande dei giornalisti (che spesso si pure assomigliano). Fa questo di lui un vanitoso? Un pavone? Se noi facciamo in genere di quest’animale un’immagine della vanità (apparteneva ad Era la sposa di Zeus) in realtà esso è prima di tutto un simbolo solare. Un’immagine questa, che corrisponde allo spiegamento della sua coda a forma di ruota, e che è arrivata nella tradizione cristiana. Tant’è che il pavone è anche un segno di immortalità, come si legge nel “Dizionario dei Simboli”. Insomma avrebbe dentro di sé un’idea di prosperità e abbondanza, la stessa che ci auguriamo raggiunga presto il nostro paese, la medesima che ci ha portati fino a Draghi. O meglio, che ha spinto il presidente della Repubblica Mattarella a dare all’ex numero uno della Bce l’incarico di formare il governo. Serviva qualcuno di “alto profilo” e non poteva esserci persona più qualificata, con un curriculum capace di far impallidire chiunque.

Così in ordine sparso: i vari incarichi al Ministero del Tesoro, la breve esperienza nella banca d’affari Goldman Sachs, passando per l’avventura alla Banca di Italia, subentrando ad Antonio Fazio. E poi la svolta nel 2011 la nomina a presidente della Banca centrale europea, ruolo ricoperto fino al 2019. E proprio in quegli otto anni Draghi ha tessuto le relazioni più importanti, consolidando la sua leadership, non risparmiandosi mai.

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«Lavora 24 ore su 24, e non ha bisogno di dormire molto»

Chi ha avuto la fortuna di lavorare con Draghi sa che lui non lascia nulla in sospeso, quando era a capo della Bce trovava il tempo di leggere tutti i documenti che arrivano sulla sua scrivania. «Lavora 24 ore su 24, e non ha bisogno di dormire molto», riporta un suo collaboratore. “Sa qual è la differenza tra noi? Che lei usa l’ascensore e noi le scale, per cui diventa faticoso seguirla” gli disse un parlamentare nel corso di un’audizione. Un aneddoto riportato sempre nel libro “Mario Draghi, il Governatore: Dalla Banca d’Italia al vertice della Bce”. Difetti ne ha? Beh, come tutti. Ad esempio, in più occasioni, il presidente del Consiglio ha dimostrato di non rispettare una regola importante del Galateo. Di che abitudine si tratta? Ci arriviamo.

Nel look è impeccabile. Draghi veste sempre di blu e indossa la camicia bianca senza gemelli. Non porta mai il cappotto, mania scaramantica, che appartiene agli studenti del MIT. A rendere vario il suo outfit la ricerca del colore delle cravatte. Marta Vigneri su “TPI” scrive che quando Draghi era presidente della Banca Centrale Europea, «il suo stile minimalista mandava in bestia i giornalisti in cerca di scoop e interviste, tanto che si era arrivati a indovinare gli orientamenti della politica monetaria della Bce in base al colore della cravatta che indossava, e un giornalista del Financial Times aveva persino lanciato l’hashtag #DraghiTieGuesses». Dunque siamo lontani dalla pochette a quattro punte dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Ma veniamo al non rispetto di Draghi di una delle regole cardine del Galateo. Cos’è?

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Mario Draghi premier di “alto profilo”: agli incontri casca però su un dettaglio, di che si tratta

È successo anche all’Eu Summit 2021. Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, lo scorso venerdì, è intervenuto alla tavola rotonda sul tema “Employment and Jobs”. Ha tenuto anche una conferenza stampa al termine dei lavori del Consiglio Europeo informale e della videoconferenza del Vertice UE-India. Ma come si vede anche nella foto con il premier francese Macron l’ex numero uno della Bce ha le mani in tasca. E non una: Draghi più volte “c’è cascato”. Per il Galateo non si inserisce certo tra le buone maniere, anzi denota diffidenza. Tradizionalmente tenere le mani in tasca può essere sinonimo di un atteggiamento indolente, di scarso interesse. Esso può essere interpretato anche come un’espressione di volontà di dominare l’altra persona. In generale la psicologia che si occupa di linguaggio del corpo tende ad ascrivere il gesto anche alla timidezza, alla noia.  Da qui l’invito ad evitarlo nelle situazioni formali. Ma non è che un dettaglio legato alla «comunicazione non verbale». Trattandosi di Draghi lo si può perdonare? Leggi anche l’articolo —> Mario Draghi l’«Atermico», tutto quello che non sapete sull’attuale premier

 

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