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Galli: «Con l’addio del Green Pass rafforzato hanno vinto i no vax»

“È stato un errore far saltare il Green pass rafforzato. Potevamo e dovevamo riaprire mantenendo il certificato verde. E anche il ritorno al lavoro, per particolari categorie, come gli insegnanti, si poteva fare diversamente, anche valutando, caso per caso, la presenza di risposte anticorpali. Ma certo non cancellando tutto dalla sera alla mattina. Così hanno vinto i no vax e abbiamo ridotto, in maniera significativa, l’incentivazione alla vaccinazione”. Così all’«Adnkronos Salute» Massimo Galli, ex direttore di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano.

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Covid in Italia, Galli: «Con l’addio del Green Pass rafforzato hanno vinto i no vax»

Non ha risparmiato i toni duri il professor Galli: in questo quadro “ultimamente di vaccinazioni se ne vedono ben poche in particolare tra bambini e adolescenti. Rimango del mio parere: sarebbe stato assai opportuno mantenere il Green pass rafforzato. Purtroppo buona parte dell’Europa ha preso la stessa decisione in un momento in cui non era il caso di prenderla, tanto è vero che è partita un’altra piccola ondata legata ad Omicron 2”, ha sottolineato l’esperto, delineando l’attuale situazione epidemiologica. Sempre all’«Adnkronos Salute» Galli ha commentato un studio argentino che ha posto a confronto a Sputnik V, AstraZeneca e Sinopharm, concludendo che i primi 2 hanno la stessa efficacia nel prevenire i decessi determinati dal Coronavirus.

“I recenti dati sull’efficacia dello Sputnik sono arrivati un po’ in ritardo. Non so francamente a chi consiglierei, oggi, una strategia vaccinale basata su vettore virale che ha dei limiti, a partire dal fatto che è possibile somministrarne al massimo due dosi, mentre già si parla di quarta dose in questa fase della pandemia. Inoltre, è probabile che la durata della protezione sia minore, anche se, pure su questo, mancano dati precisi”, ha detto il professore.

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Le considerazioni sul vaccino Sputnik

“Per lo Sputnik ci sono due elementi, in particolare, ancora da conoscere. Uno è la durata della protezione, l’altro sono gli effetti collaterali che potrebbero non essere dissimili da quelli osservati da altri vaccini a vettore virale. Una buona parte di questi dati dovrebbero esserci già ma, di fatto, non li abbiamo. Con lo studio argentino abbiamo finalmente dei dati in più, ma non bastano e sono clamorosamente in ritardo”, ha concluso Galli. Leggi anche l’articolo —> Cosa cambia dal 1°aprile: vademecum quarantena, contatti stretti e mascherine

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