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Green Pass obbligatorio, Italia rischia la paralisi: minacce di blocco non solo da Trieste

Siamo alla vigilia del Green Pass obbligatorio sul lavoro in Italia. Varrà per i dipendenti pubblici e privati. L’attenzione del governo Draghi è tutta per i porti e sui trasporti, anche perché si rischia il caos e la paralisi di tutto il Paese. Si temono disagi per scioperi e assenteismo, da qui la stretta del Viminale. Tra i settori che preoccupano maggiormente quello degli autotrasporti, con cui arriva da noi il 90% delle merci in circolazione attraverso i mezzi guidati da circa 350mila lavoratori. Lo spettro di tensioni è dietro l’angolo, anche perché sono molti gli autisti già vaccinati, ma alcuni con lo Sputnik, prodotto dalla Russia e non riconosciuto dalle autorità europee e italiane.

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Green Pass trasporti, Italia rischia paralisi: minacce di blocco non solo da Trieste,

Occhi puntati soprattutto su Trieste, definito dall’«Adnkronos» “‘perno’ mediatico del sistema portuale in queste ore”. Da lì, dalla città mitteleuropea, è arrivato il perentorio avviso di Stefano Puzzer, portavoce dei portuali locali: «Blocchiamo tutto, il governo deve rendersi conto. Stanno perdendo il contatto con la realtà», ha detto l’uomo a «Non è l’arena», su La7, ribadendo il no al Green pass e scartando la soluzione di tamponi gratuiti per i lavoratori. «Noi abbiamo chiesto un appuntamento al prefetto, speriamo che il governo cancelli il decreto. Io sono vaccinato, ma non posso accettare di lavorare tranquillamente mentre miei fratelli, che hanno condiviso questi due anni con me, debbano stare a casa», ha aggiunto Puzzer. E ancora: «Il porto di Trieste lavora al 90% con l’export: vogliamo vedere cosa dicono gli armatori europei quando vedono che le loro merci vengono bloccate per un decreto adottato solo in Italia». Pretendono una modifica, altrimenti si fermeranno: «Andremo avanti fino a quando non verrà tolto il Green pass. Non lo stiamo facendo solo per i portuali, lo facciamo per tutti gli italiani», ha dichiarato sempre il portavoce.

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La contrarietà sulla certificazione verde sul lavoro è netta al Nord Italia

Una situazione incandescente: «In Italia, secondo la legge 81/2008 che riordina tutte le norme in materia di salute e sicurezza dei lavoratori, tutto quello che li riguarda deve essere a carico dell’azienda per cui lavorano. Noi vogliamo che ogni dipendente abbia la possibilità di fare un tampone prima di entrare all’area portuale, per questione di maggiore sicurezza; una sicurezza che solo il tampone può dare e non il green pass. E questi tamponi devono essere pagati dall’azienda perché non è giusto che un lavoratore debba perdere metà del suo stipendio per queste ragioni. Vero è che se ti fai il vaccino hai meno probabilità di morire ma il Green Pass non è sinonimo di sicurezza», le parole di Josè Nivoi, portavoce Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (Calp) e dirigente sindacale Usb del porto di Genova. Se al Nord Italia la contrarietà sulla gestione di Green Pass e tamponi è netta, al Sud la situazione sembra meno preoccupante.

Al momento nei porti di Napoli, Castellammare di Stabia e Salerno pare inesistente un possibile blocco o rallentamento delle attività lavorative. Rassicuranti le dichiarazioni di Davide Testi, amministratore delegato di Mct, Medcenter Contaner Terminal, società che gestisce il terminal portuale di Gioia Tauro, all’Adnkronos: «Non abbiamo nessuna indicazione su reazioni e scioperi da parte dei lavoratori o sul rischio di merci ferme o blocco rifornimenti. Poi vediamo anche come si esprime il governo, se ha finito di esprimersi o se si deve ancora esprimere, perché qui ogni sei ore arrivano degli adeguamenti alle cose che scrivono».

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Green Pass trasporti, camionisti e portuali: «Così l’Italia si ferma. Dal governo Draghi più umiltà»

L’attenzione di Draghi è rivolta anche ai camionisti. Se si ferma il trasporto su gomma il rischio è di avere nel giro di poco scaffali vuoti. «C’è il rischio di iniziative spontanee e violente? Il rischio c’è, noi facciamo di tutto perché questo non avvenga, mobilitiamo i nostri rappresentanti perché spieghino che con la violenza non si risolve niente. Occorre però, da parte di chi governa il paese, più ascolto, più umiltà e più capacità di comprendere i problemi reali», ha detto Paolo Uggè, presidente di Conftrasporto-Confcommercio, a «Rainews 24». In queste ore il premier ha avuto un confronto con i sindacati per la questione dei tamponi. Leggi anche l’articolo —> Salvini-Draghi, retroscena sull’incontro: “L’unica concessione sull’obbligo del Green Pass”

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