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Andrea Iannone: dopo la sentenza del TAS arriva la squalifica ufficiale

La sentenza del TAS di Losanna condanna Andrea Iannone alla squalifica per quattro anni a partire dal 17 dicembre 2019, come richiesto dall’Agenzia mondiale antidoping. Non potrà tornare in pista prima di dicembre 2023, quando avrà 34 anni. Il pilota di Vasto si è da subito dichiarato pulito affermando che lui non aveva niente a che fare con la droga. Nel corso delle indagini però, il tribunale ha deciso che Andrea Iannone non ha fornito prove a sufficienza e quindi lo squalifica. Un duro colpo per il pilota dell’Aprilia che si vede scivolare la sua carriera tra i guanti.

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Andrea Iannone

La sentenza finale per Iannone

Oggi, 10 novembre 2020 è una giornata davvero dura per il pilota di Vasto, Andrea Iannone. Dopo la sentenza del Tribunale Arbitrale Internazionale dello Sport, per lui si preannuncia un periodo di allontanamento dai circuiti. La sentenza riguarda il ricorso che il pilota aveva presentato al TAS dopo che la FIM gli presentò una squalifica di 18 mesi. L’accusa della Federazione Italiana Motociclismo fu fatta a causa della positività di Iannone al Drostonalone in occasione di un controllo antidoping effettuato in occasione del Gran Premio della Malesia. La dose fu rincarata dalla WADA che, chiese il massimo della pena per il pilota dell’Aprilia. Il 10 novembre 2020, il Tribunale Arbitrale, dopo una lunga attesa, arriva a dare 4 anni di squalifica del pilota di Vasto, fino al 17 dicembre del 2023.

Andrea Iannone

La WADA fa ricorso a Iannone Andrea

La scuderia dell’Aprilia ha sempre cercato di appoggiare Andrea, nel tentativo di dimostrare la sua innocenza. Il pilota ha da subito dichiarato che il drostonalone presente nel test era dovuto ad una contaminazione alimentare. La versione dei fatti secondo il team di avvocati di Iannone è che il pilota fosse venuto a contatto con la sostanza a causa delle carni trattate che aveva mangiato durante il periodo di permanenza in Malesia. Per un momento si pensò che il TAS avrebbe risolto la vicenda in tempi rapidi ma l’entrata in scena della WADA fece perdere ogni speranza. L’agenzia mondiale antidoping afferma che il Drostonalone non può essere considerato tra le sostanze assimilabili tramite una contaminazione alimentare. Successivamente Andrea Iannone viene accusato di non essere riuscito a stabilire con precisione sia il tipo di provenienza della carne con cui si sarebbe contagiato. E Inoltre, non si è riuscito a stabilire con certezza che in Malesia esista effettivamente un problema di carni contaminate con il Drostonalone. Ritenendo quindi che Iannone, abbia commesso una violazione antidoping volontaria.

Per Andrea 4 anni di squalifica

Durante l’udienza del mese scorso Andrea continua a sostenere la sua innocenza affermando che, lui non ha niente a che fare con la droga ma per il TAS non ci sono abbastanza elementi che possano affermare la sua tesi. Il tribunale di Losanna chiarisce infine che in caso di accuse di violazione antidoping è compito dell’atleta fornirne le giuste prove della sua presunta innocenza. Ma Andrea, secondo il TAS, non è stato in grado di dimostrate il contrario. Dopo una lunga attesa, la corte arbitrale ha deciso di accogliere il ricorso presentato dalla WADA. Così facendo si sostituisce la squalifica di 18 mesi che, gli era stata inflitta lo scorso 31 marzo dalla FIM, con una molto più dura di quattro anni. Di fatto la carriera di Iannone Andrea potrà ricominciare quando lui avrà 34 anni, mettendo in pericolosa pausa la sua carriera. >> tutte le notizie di Urbanpost

 

 

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