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Immigrazione in Italia, gli aspetti economici

Negli ultimi anni, la discussione sull’immigrazione è diventata molto polarizzata e tossica. Per i nuovi leader sovranisti come Salvini, Trump e Orban, gli immigrati tolgono lavoro o fanno abbassare gli stipendi, usano i servizi sociali a discapito delle persone locali e portano criminalità, malattie e degrado sociale. Invece, per la cosiddetta “sinistra buonista” i diritti umani sono imprescindibili e, secondo le accuse dei sovranisti, la sua politica ci impone come obbligo morale il prestare soccorso ai profughi. Sia quelli politici, che scappano dalle guerre, sia quelli economici, che cercano una vita migliore.

Partiti tradizionali, come PD e FI, non hanno ben definito la loro posizione. Da una parte, hanno difficoltà a porsi in maniera decisa contro l’immigrazione per motivi ideologici. Dall’altra, sono tentati dal seguire i partiti sovranisti nelle loro arringhe anti immigrati, ben consci del fatto che una buona parte degli italiani è contraria all’ attuale situazione.

I costi e i benefici dei flussi migratori

Per portare un po’ di razionalità e ordine in questo dibattito, forse sarebbe d’aiuto capire bene quali siano i costi e benefici dei flussi migratori. Per l’immigrato, sia quello politico che quello economico, il beneficio è evidente. Tra i più ovvi e comprensibili c’è la volontà di vivere lontano dalle guerre, in paesi con buoni servizi sociali, e ricevere più opportunità per un maggiore guadagno economico. Di conseguenza possono aiutare i familiari del paese di origine e forse fare anche qualche investimento. C’è, però, un costo sia in termini economici che sociali per i paesi che gli immigrati lasciano. Spesso, infatti, gli immigrati sono i più intraprendenti con una buona disponibilità economica, necessaria per coprire sia i costi del viaggio, incluso pagamenti per i trafficanti. Nel breve e medio termine questi costi sono minori dei benefici apportati dai soldi che essi inviano alle famiglie nei paesi di origine. A lungo termine invece, l’emorragia di forze giovani costituisce un problema non da poco per i paesi d’origine, un po’ come nel caso dell’Italia per via della fuga di cervelli verso paesi più ricchi e dinamici.

900 euro al mese immigrati

Altrettanto evidenti sono i potenziali benefici per i paesi che ospitano gli immigrati. L’Italia, come molti altri paesi europei, ha un basso tasso di fecondità che porta ad un numero minore di cittadini e sempre più in età avanzata. A lo stesso tempo molti giovani non non sono disposti a accettare lavori di basso profilo sociale-economico. Gli immigrati, in Italia come negli altri paesi, vengono occupati in mansioni dure con orari anti sociali, e spesso sotto pagati – principalmente nell’edilizia, in agricoltura, nell’aiuto domestico e nell’industria.

Molte comunità di immigrati sono specializzate in tali attività. Per esempio, i filippini e gli ucraini nella collaborazione domestica; i rumeni e i polacchi nell’edilizia; i bengalesi, nord africani e cinesi nel commercio; africani dell’area sub-sahariana nell’agricoltura e i pakistani nell’industria. I Sikh, la comunità religiosa indiana, ormai domina il settore del bestiame in tutto il nord e centro Italia. Senza questi immigrati molte attività – tra cui la raccolta di frutta, la manifattura di pellame e tessile, gli allevamenti di animali – sarebbero in forte declino; mentre attività come la cura della casa o degli anziani, che sono essenziali per le famiglie, costerebbero molto di più. Alcuni studi indicano che oltre l’ 80% della popolazione trae benefici diretti dalla presenza degli immigrati inseriti nel tessuto socio-economico del paese.

Gli immigrati spesso sono anche contribuenti del sistema assistenziale e previdenziale. Dato che la maggior parte dei lavoratori immigrati è costituita da giovani, senza figli e di buona salute, le tasse da essi pagate sono in eccesso rispetto all’utilizzo che fanno dei servizi sociali e medici. I loro contributi previdenziali, di conseguenza, sono diventati essenziali per mantenere i bilanci di INPS e INAIL, i nostri principali fondi pensionistici.

Italia senza immigrati più povera e disagiata

È evidente quindi che l’Italia senza immigrati sarebbe più povera e disagiata. Sicuramente nessuno vuole questo: dai proprietari di fabbriche o imprese che hanno bisogno di manodopera, dalle famiglie con anziani o bambini piccoli che hanno bisogno di badanti e babysitter, dai single o giovani coppie che lavorano e hanno bisogno di collaboratori domestici per terminare con commercianti o negozianti che hanno ceduto le loro licenze o attività ai cinesi, nord africani e bengalesi.

Molte di queste comunità, che rappresentano oltre il 90% degli immigrati che lavorano, sono molto discrete nel loro comportamento. Sono spesso poco visibili, tranne alcune eccezioni come, per esempio, i bengalesi ai semafori e intorno alle principali attrazioni turistiche, i quali vendono ombrelli e sciarpe. O i giovani ragazzi africani fuori da bar, stazioni e supermercati. Sicuramente è fastidioso vedere gruppi di giovani sfaccendati fuori le stazioni, specialmente in tarda serata, o gruppi di bengalesi di fronte al Colosseo che cercano di vendere ai turisti, a volte in modo insistente, il “bastone per i selfie”.

Ma questi problemi sono facilmente risolvibili applicando le leggi esistenti. C’è bisogno di piccoli accorgimenti. Per esempio dare disposizione a tutte le forze dell’ordine di intervenire quando necessario. Così, per esempio, in presenza di un venditore abusivo, il poliziotto, il vigile urbano o il carabiniere, chiunque si trova al posto, deve intervenire e non giustificare il suo non-operato con un “non è compito mio” come spesso accade. Allo stesso tempo è fondamentale continuare a lavorare con le autorità libiche in materia di partenze illegali, con gli altri governi europei e le ONG per un’adeguata e ben organizzata accoglienza.

Ma molto probabilmente non c’e una volontà di dare un giusta prospettiva al problema di immigrazione, né di risolvere i fastidi e problemi più visibili. E molto più facile strumentalizzare l’immigrato, dandogli la colpa di tutti i mali del paese.

In Italia c’è scarsa fiducia nel futuro

C’è un forte disagio prolungatosi nel tempo nella società Italiana. Questo è dovuto non solo alla stagnazione economica, ma anche alla scarsa fiducia nel futuro, ad una mancanza di solidarietà, all’assenza di strutture e persone su cui contare in tempi di difficoltà come quelli che stiamo vivendo da lungo tempo, ormai. Abbiamo parlato di questo argomento in un altro nostro articolo. Il senso di isolamento e l’individualismo sono stati confermati anche nell’ultimo rapporto del CENSIS “La società italiana al 2019“.

Ad eccezione del triangolo industriale Lombardia-Veneto-Emilia Romagna, che non risente più di tanto della crisi, il resto del paese vede crescere una generalizzata sfiducia nei confronti del sistema e della sua amministrazione pubblica, compreso uno stato sociale sempre più penalizzato da lunghi anni di tagli in nome della “spending review” – in modo particolare nel campo sanitario e scolastico. Quella italiana si presenta come una società sempre più statica, vecchia, poco interessata nella procreazione e sfiduciata, in cui il cosiddetto ascensore sociale è fermo non consentendo a molti di sperare in un miglioramento sostanziale delle personali condizioni di vita.

E questo disagio di fondo che partiti come la Lega e Fratelli d’Italia, cavalcano dando la colpa ad “un’immigrazione selvaggia”.

Gestire l’immigrazione per far crescere il paese

Ma invece delle ricerca di un capro espiatorio c’è bisogno di riconoscere la fondamentale importanza degli immigrati per il benessere socio-economico dell’Italia e di conseguenza essere più lungimiranti nel formulare le politiche migratorie. Il punto di partenza deve essere la realtà economica. In primis, il fatto che l’Italia è un paese con una popolazione sempre più vecchia che ha bisogno di immigrati. Ma l’immigrazione deve essere mirata per riempire le lacune del mercato del lavoro. Le camere di commercio e i centri per l’impiego devono quantificare i bisogni di personale nel edilizia, agricoltura e industrie. I centri sociali, la chiesa e i servizi sociali dei comuni devono essere coinvolti attivamente per capire i bisogni delle famiglie per l’aiuto domestico o per l’assistenza per gli anziani. Con questi dati a disposizione, le ambasciate italiane devono lavorare con università, centri di formazione e, dove necessario, con le ONG per identificare gli immigrati e fornire lezioni di lingua e cultura italiana e corsi professionali.

Autori

Daud Khan vive tra Pakistan e Italia. Ha studiato alla London School of Economics, l’università di Oxford e all’ Imperial College of Science and Technology di Londra. Ha lavorato per 25 anni alla FAO.

Marcello Caruso è uno scrittore e giornalista indipendente che vive in provincia di Latina.

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