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Indice Rt, riaperture e coprifuoco: quali saranno i nuovi criteri per decidere le fasce di rischio

L’indice Rt ha i giorni contati: il governo dovrebbe decidere di renderlo un po’ meno influente, e di affiancarlo ad altri strumenti più attuali e in linea con il calo della curva epidemiologica. L’esecutivo potrebbe discuterne già oggi durante la riunione con i capi delegazione convocata dal Premier Draghi. D’altronde, la situazione sta mutando: il numero più contenuto di nuovi casi e quello sempre più in espansione delle persone vaccinate fanno pensare che questo possa essere il momento giusto per modificare i criteri delle fasce di rischio colorate.

Indice Rt, si valutano nuovi criteri

Nei prossimi giorni è atteso il nuovo decreto che dovrebbe delineare ancora meglio le misure in vigore quest’estate. Lo scontro sul coprifuoco è ancora molto acceso, e a questo si aggiungono anche le opinioni contrastanti su come proceder per attribuire le fasce di rischio alle Regioni. Sicuramente, ormai è ovvio che l’indice Rt non può più essere il criterio principale da rincorrere. Ancora, però, non è chiaro come verrà sostituito: i presidenti di regione spingono perchè si tengano in considerazione il numero di ricoveri in ospedale assieme al tasso di immunizzazione delle persone fragili. Altri, invece, propongono di puntare sugli ingressi in terapia intensiva. Alcuni, poi, vorrebbero concentrarsi principalmente sul numero di vaccinazioni somministrate.

Chiaramente, non sarà solo questo a determinare eventuali aperture o chiusure. La decisione è anche politica. E pure a riguardo il governo si trova diviso su due fronti: da una parte ci sono le Regioni e la Lega, che chiedono a gran voce di riaprire il più possibile. Dall’altra, invece, ci sono il ministro Speranza e i suoi fedeli rigoristi, da sempre più cauti sul tema. “Serve prudenza, altrimenti si rischia non una nuova ondata, ma una coda lunga”, ha dichiarato infatti Pier Luigi Lopalco.

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indice rt

Indice Rt, coprifuoco, riaperture: i temi che scaldano il governo

Ormai è certo che per quanto riguarda il coprifuoco il governo dovrà andare verso un prolungamento, e la data dovrebbe essere quella del 17 maggio. Non è chiaro, tuttavia, se slitterà di una o di due ore. Anche in questo caso, i più prudenti come Speranza spingono per una via di mezzo, quindi le 23, per almeno la prima settimana. Poi, magari, quella dopo spostarlo di nuovo arrivando così alle 24. A questo si unisce la battaglia della riapertura dei locali che dispongono solo di spazio al chiuso, rimasti fuori dalle misure di allentamento del decreto del 26 aprile. Anche in questo caso Regioni e Lega insistono per una riapertura contestuale allo spostamento del coprifuoco, e quindi non secondo il programma presentato da Speranza lo scorso mese.

A proposito, però, Palazzo Chigi non sembra essere molto d’accordo. La strategia della gradualità imposta dal governo Draghi ha una sua logica: monitorare lo stato della pandemia e prendere decisioni in base all’andamento. Evitando il tanto temuto “libera tutti”. C’è poi il tema dei matrimoni: una data sembra finalmente esserci, e dovrebbe essere quella del 15 giungo. Infine, i centri commerciali, ancora chiusi nel week end, nei giorni festivi e in quelli pre festivi. Oggi, per lanciare un segnale di malcontento, rimarranno chiusi simbolicamente 15 minuti, per sottolineare la necessità di rimanere aperti anche nel fine settimana Ovvero nelle 48 ore che valgono l’intera settimana. Forse, per loro, qualcosa potrebbe cambiare a partire dal 23 maggio. >> Tutte le notizie di UrbanPost

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