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Francia, tornano i gilet gialli: proteste per il caro carburanti

22/09/2026 17:04

“Essence trop chère, le peuple est en colère”. Benzina troppo cara, il popolo è arrabbiato. Lo slogan è tornato sulle strade francesi e inevitabilmente risveglia il fantasma dei gilet gialli.

<p>"Essence trop chère, le peuple est en colère". Benzina troppo cara, il popolo è arrabbiato. Lo slogan è tornato sulle strade francesi e inevitabilmente risveglia il fantasma dei <strong>gilet gialli</strong>.</p><h2>Diesel a 2,41 euro al litro, nuovo record</h2><p>Domenica 20 settembre il gasolio ha raggiunto in <strong>Francia</strong> una media di 2,4097 euro al litro, nuovo record, calcolata dall'agenzia France Presse sui prezzi comunicati da oltre 8.700 distributori al portale ufficiale del governo. Due giorni prima era già stato superato il precedente massimo di aprile. Anche la benzina corre: il 18 settembre il SP95-E10 viaggiava intorno a 2,17 euro al litro, sopra il precedente picco del 2022.</p><h2>Punte fino a 2,80 euro al litro</h2><p>Dietro le medie nazionali si nascondono punte molto più pesanti: oltre 700 distributori vendevano il diesel a più di 2,50 euro, circa 70 superavano 2,70 e alcune decine sfioravano o oltrepassavano 2,80 euro. Per una famiglia che riempie un serbatoio da 50 litri significa spendere circa 120 euro per un pieno di diesel al prezzo medio nazionale.</p><h2>La Francia periferica più colpita</h2><p>È soprattutto nella Francia periferica, rurale e dei pendolari che il rincaro diventa una questione sociale: dove non esiste un'alternativa alla macchina, andare al lavoro costa ogni settimana di più. Nel Nord c'è chi ormai mette nel serbatoio soltanto un terzo del pieno, sperando che nel frattempo i prezzi scendano.</p><h2>Stazioni di servizio vandalizzate</h2><p>La tensione è già tracimata oltre la semplice protesta. Nel fine settimana del 12 e 13 settembre alcuni distributori vicino a <strong>Douai</strong> sono stati vandalizzati. A Lallaing sono stati distrutti gli schermi delle pompe e sul distributore è comparsa in rosso la scritta "Voleurs", ladri. A Pecquencourt sono stati danneggiati display e circuiti elettrici.</p><h2>Il fronte dei pescatori</h2><p>Il fronte più caldo è stato quello dei pescatori. A <strong>Fos-sur-Mer</strong> decine di manifestanti hanno bloccato l'accesso a un deposito petrolifero strategico. Le proteste si sono allargate lungo la costa mediterranea: a Frontignan i pescatori hanno impedito ai camion cisterna di entrare nel deposito, mentre a Nizza una decina di imbarcazioni ha ostruito per alcune ore l'ingresso del porto. I blocchi sono stati successivamente sospesi durante il confronto con il governo.</p><h2>Il 16% delle stazioni senza carburante</h2><p>Il 20 settembre il 15% delle stazioni francesi risultava privo di almeno un tipo di carburante; il 21 settembre la quota era salita attorno al 16%. Nei Pays de la Loire si arrivava al 20%, con percentuali ancora superiori in alcuni dipartimenti. Il governo invita comunque a non confondere queste rotture di stock con una penuria nazionale: circa nove stazioni in difficoltà su dieci appartengono infatti alla rete TotalEnergies, dove il prezzo è stato plafonato a 1,99 euro per la benzina e 2,25 per il diesel.</p><h2>La paura dei benzinai indipendenti</h2><p>Anche dall'altra parte della pompa cresce la paura. I distributori indipendenti sostengono di non avere spazio sufficiente per assorbire l'aumento. Secondo <strong>Francis Pousse</strong>, presidente della branca stazioni di servizio di Mobilians, per gli indipendenti i prezzi del diesel si aggirano tra 2,50 e 2,55 euro, mentre la grande distribuzione riesce generalmente a stare 10-15 centesimi più in basso. Mobilians segnala per molte stazioni tradizionali riduzioni dei volumi venduti tra il 20 e il 40%, con 100-150 distributori indipendenti oggi potenzialmente in difficoltà, soprattutto nelle aree rurali.</p><h2>Il governo preferisce interventi mirati</h2><p>Parigi ha finora preferito interventi mirati a un taglio generalizzato delle imposte. Per agricoltori e altri settori maggiormente colpiti sono stati prorogati gli aiuti: per la sola agricoltura, l'intervento previsto per settembre e ottobre vale 15 centesimi al litro, con un costo stimato di 55 milioni di euro al mese.</p><h2>Il fantasma del 2018</h2>Francia, tornano i gilet gialli: proteste per il caro carburanti e stazioni di servizio vandalizzate

Diesel a 2,41 euro al litro, nuovo record

Domenica 20 settembre il gasolio ha raggiunto in Francia una media di 2,4097 euro al litro, nuovo record, calcolata dall’agenzia France Presse sui prezzi comunicati da oltre 8.700 distributori al portale ufficiale del governo. Due giorni prima era già stato superato il precedente massimo di aprile. Anche la benzina corre: il 18 settembre il SP95-E10 viaggiava intorno a 2,17 euro al litro, sopra il precedente picco del 2022.

Punte fino a 2,80 euro al litro

Dietro le medie nazionali si nascondono punte molto più pesanti: oltre 700 distributori vendevano il diesel a più di 2,50 euro, circa 70 superavano 2,70 e alcune decine sfioravano o oltrepassavano 2,80 euro. Per una famiglia che riempie un serbatoio da 50 litri significa spendere circa 120 euro per un pieno di diesel al prezzo medio nazionale.

La Francia periferica più colpita

È soprattutto nella Francia periferica, rurale e dei pendolari che il rincaro diventa una questione sociale: dove non esiste un’alternativa alla macchina, andare al lavoro costa ogni settimana di più. Nel Nord c’è chi ormai mette nel serbatoio soltanto un terzo del pieno, sperando che nel frattempo i prezzi scendano.

Stazioni di servizio vandalizzate

La tensione è già tracimata oltre la semplice protesta. Nel fine settimana del 12 e 13 settembre alcuni distributori vicino a Douai sono stati vandalizzati. A Lallaing sono stati distrutti gli schermi delle pompe e sul distributore è comparsa in rosso la scritta “Voleurs”, ladri. A Pecquencourt sono stati danneggiati display e circuiti elettrici.

Il fronte dei pescatori

Il fronte più caldo è stato quello dei pescatori. A Fos-sur-Mer decine di manifestanti hanno bloccato l’accesso a un deposito petrolifero strategico. Le proteste si sono allargate lungo la costa mediterranea: a Frontignan i pescatori hanno impedito ai camion cisterna di entrare nel deposito, mentre a Nizza una decina di imbarcazioni ha ostruito per alcune ore l’ingresso del porto. I blocchi sono stati successivamente sospesi durante il confronto con il governo.

Il 16% delle stazioni senza carburante

Il 20 settembre il 15% delle stazioni francesi risultava privo di almeno un tipo di carburante; il 21 settembre la quota era salita attorno al 16%. Nei Pays de la Loire si arrivava al 20%, con percentuali ancora superiori in alcuni dipartimenti. Il governo invita comunque a non confondere queste rotture di stock con una penuria nazionale: circa nove stazioni in difficoltà su dieci appartengono infatti alla rete TotalEnergies, dove il prezzo è stato plafonato a 1,99 euro per la benzina e 2,25 per il diesel.

La paura dei benzinai indipendenti

Anche dall’altra parte della pompa cresce la paura. I distributori indipendenti sostengono di non avere spazio sufficiente per assorbire l’aumento. Secondo Francis Pousse, presidente della branca stazioni di servizio di Mobilians, per gli indipendenti i prezzi del diesel si aggirano tra 2,50 e 2,55 euro, mentre la grande distribuzione riesce generalmente a stare 10-15 centesimi più in basso. Mobilians segnala per molte stazioni tradizionali riduzioni dei volumi venduti tra il 20 e il 40%, con 100-150 distributori indipendenti oggi potenzialmente in difficoltà, soprattutto nelle aree rurali.

Il governo preferisce interventi mirati

Parigi ha finora preferito interventi mirati a un taglio generalizzato delle imposte. Per agricoltori e altri settori maggiormente colpiti sono stati prorogati gli aiuti: per la sola agricoltura, l’intervento previsto per settembre e ottobre vale 15 centesimi al litro, con un costo stimato di 55 milioni di euro al mese.

Il fantasma del 2018

La Francia ha già conosciuto, con i gilet gialli, quanto rapidamente una protesta nata dal costo dei carburanti possa trasformarsi in una rivolta molto più vasta sul potere d’acquisto. Per ora il paragone deve fermarsi qui: non c’è una nuova insurrezione nazionale. Ci sono però tutti gli ingredienti che preoccupano l’Eliseo: prezzi record, lavoratori che bloccano depositi e porti, distributori vandalizzati, stazioni senza carburante, commercianti che minacciano di spegnere le pompe e automobilisti costretti a inseguire da una città all’altra qualche centesimo di risparmio.

Fonte: Dagospia, estratto dell’articolo di Giampiero Maggio per La Stampa

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