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Lucia Caiazza picchiata a morte, condannato il compagno: lui diceva in tv «Mai picchiata, il suo ricordo è nel mio cuore»

Lucia Caiazza picchiata a morte dal compagno: il 47enne di Arzano (Napoli) è stato condannato in primo grado a 16 anni di reclusione e a tre anni di libertà vigilata dopo la pena. Il pm aveva chiesto 20 anni. Maltrattata e picchiata durante il lockdown, Lucia teneva nascoste alle figlie le violenze che, secondo quanto acclarato dalle indagini, subiva abitualmente da parte del nuovo compagno, Vincenzo Garzia.

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Lucia Caiazza picchiata a morte dal compagno: Vincenzo Garzia condannato a 16 anni

La Corte di Assise di Napoli ha quindi acclarato che le cause della morte della 52enne di Napoli, avvenuta in ospedale il 14 maggio 2020, non sono dovute all’incidente stradale avuto qualche settimana prima di perdere la vita, come lei invece voleva far credere. Fino all’ultimo la donna ha infatti cercato di nascondere la terribile verità. Garzia è stato condannato con le accuse di omicidio preterintenzionale aggravato dai futili motivi. Lucia Caiazza è morta dopo giorni di agonia per le terribili conseguenze di un barbaro pestaggio consumatosi tra le mura domestiche tra il 4 e il 10 maggio 2020.

Quando Garzia dice in tv: «Mai picchiata, il suo ricordo è nel mio cuore»

Vincenzo Garzia era stato arrestato dai carabinieri il 15 ottobre 2020 con l’accusa di avere aggredito e picchiato a morte la sua convivente. Il giudice ha altresì stabilito di concedere alle figlie della vittima una provvisionale di 30mila euro. Scontata la pena, Garzia dovrà essere sottoposto a tre anni di libertà vigilata. Il sostituto procuratore di Napoli Nord, Barbara Buonanno, lo scorso 7 luglio durante la sua requisitoria aveva chiesto per l’imputato 20 anni di reclusione. La morte di Lucia Caizza, lo ha stabilito l’esame autoptico, è stata provocata dalle botte che subiva ripetutamente nella casa in cui abitava con il suo aguzzino. (Continua a leggere dopo la foto)

Il 47enne di Arzano (Napoli) nelle settimane precedenti l’arresto era stato intervistato dai cronisti di Chi l’ha visto?. Ebbene, prodigo di parole amorevoli per Lucia, aveva detto di non averla mai picchiata e di esserne profondamente innamorato: “Non l’ho mai picchiata, aveva molti lividi dopo l’incidente. Ho la coscienza a posto, il suo ricordo è nel mio cuore”. L’evidenza dei fatti oggettivi emersi durante le indagini, però, lo ha clamorosamente smentito e portato a processo immediato.

La lacrime in aula delle figlie di Lucia

Presenti in aula al momento della lettura del dispositivo, le due figlie di Lucia, Sara e Rosa, rappresentate durante il processo dall’avvocato Sergio Pisani. Le due donne, dopo la lettura della sentenza, sono scoppiate in un pianto liberatorio. Di quell’uomo che ha ucciso la loro mamma non si erano mai fidate. Come raccontato a Chi l’ha visto?, infatti, quando la donna comunicò loro l’intenzione di trasferirsi a vivere con lui durante il lockdown, entrambe cercarono di dissuaderla. Di metterla in guardia ma invano. Lucia si trasferì a vivere con lui, tacendo fino all’ultimo le orribili violenze che le infliggeva. Potrebbe interessarti anche —> Lucia Caiazza picchiata a morte dal compagno: autopsia conferma l’orrore subito

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