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Maatje Benassi accusata dai complottisti di aver portato il Covid-19: il giallo dei giochi di Wuhan

La soldatessa Maatje Benassi, in gara ai Mondiali militari del 2019 a Wuhan, città epicentro del Coronavirus, ormai diffuso in tutto il mondo, è finita al centro di alcune teorie del complotto. Per molti siti americani sarebbe la paziente zero d’America, ma non è finita qui. Per i social cinesi sarebbe sempre lei l’untrice che ha portato il Covid-19 nell’esteso capoluogo della provincia di Hubei. Su ‘Repubblica’ la giornalista Anna Lombardi ricostruisce pezzo per pezzo le accuse rivolte alla Benassi, che traggono origine da una banale caduta. Un incidente a meno di 15 chilometri dalla fine lungo il circuito attorno al lago Orientale di Wuhan.

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Maatje Benassi, l’atleta accusata dai complottisti di aver portato il Covid-19: il giallo dei giochi di Wuhan

Era il 20 ottobre 2019, lo spettro del Coronavirus non esisteva. La soldatessa americana Maatje Benassi, 52 anni, era in gara come ciclista ai Giochi mondiali militari svoltisi nella metropoli asiatica, dove di lì a poco sarebbe scoppiata la pandemia che sta terrorizzando il pianeta. Quella caduta a pochi passi dal traguardo oggi è il cardine attorno a cui ruotano decine di teorie complottiste. Per alcuni siti Usa il sergente Benassi è la paziente zero d’America, quella che avrebbe portato il virus oltreoceano; per i social cinesi la donna stessa sarebbe l’untrice di Wuhan. E lo avrebbe portato volutamente. «Un virus, che i cinesi si dicono sicuri sia stato prodotto in un laboratorio, sì, ma americano», scrive Anna Lombardi, rilanciando le versioni contrastanti di portali di dubbia fama. Ipotesi che convergono su un unica persona, Matatje Benassi, che alla Cnn racconta di essere «ormai sopraffatta da quelle fake news che nemmeno gli avvocati riescono più a fermare».

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L’ipotesi partita da una caduta a pochi passi dal traguardo

Una caccia alle streghe cominciata per un fatto ordinario se vogliamo, una caduta nel bel mezzo di una gara. Proprio su questa si fonda la teoria montata da un celebre complottista americano, George Webb, 59 anni, che «nonostante un lungo curriculum di bugie» gestisce un canale su YouTube con oltre 100 mila follower. Assurdità su assurdità che consentono all’uomo di vivere di sola pubblicità: «È crollata a metà corsa. Aveva il fiato corto, si vede benissimo che non respirava», si sente in uno dei video. A detta del complottista la donna era già malata e con lei l’intera squadra americana: «Hanno avuto risultati pessimi, si sono accaparrati solo 8 medaglie», insiste con faciloneria Webb. Una motivazione banale, un’ipotesi priva di fondamento. Ma in casi come questo la paura si trasmette alla stessa velocità di un’epidemia. Un po’ come quando al buio il bambino crede di vedere ciò che non c’è e lo racconta ad altri della sua età, che hanno i medesimi timori. Ed ecco che il «mostro nell’ombra» comincia ad avere connotati riconoscibili: è necessario dargli un nome, un volto. Ed è quello che è successo alla soldatessa americana Benassi.

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Mattia Tagliariol: «Ho avuto febbre e tosse per 3 settimane»

Le dichiarazioni del complottasti George Webb fanno il giro del mondo: tra i tanti a riportare l’assurda teoria il giornale sportivo francese ‘L’Equipe’, che aggiunge «benzina sul fuoco». Il magazine parla di due atleti parigini che parteciparono a quei Giochi e che dicono di aver avuto seri problemi respiratori: Elodie Clouvel e Valentin Belaud, compagni nella vita e campioni di pentathlon. «All’epoca nessuno parlava di coronavirus. Solo poco tempo fa un medico militare ci ha detto che avevamo i sintomi tipici», ha raccontato Elodie Clouvel. Ma il ministero della Difesa smentisce. Anna Lombardi accenna poi ad un gruppo di atleti che su Whatsapp avrebbero scritto di essersi sentiti male dopo aver partecipato a quelle gare. Nessuno di loro però lo conferma pubblicamente. Tra gli italiani salta fuori il nome di Matteo Tagliariol, campione di scherma, che dice aver avuto febbre molto alta e difficoltà respiratorie dopo il ritorno da Wuhan. Ma neppure lui è mai stato sottoposto a tampone. «Ho avuto febbre e tosse per 3 settimane e gli antibiotici non hanno fatto niente; poi è toccato a mio figlio e alla mia compagna. Non sono un medico, ma i sintomi sembrano quelli del Covid-19», ha detto lo spadista azzurro.

«Brutta storia…», Maatje Benassi costretta a nascondersi con la famiglia: minacce da ogni parte

Dunque al tempo dei giochi olimpici, ad ottobre, il Coronavirus era già attivo? All’evento erano presenti circa 10 mila atleti di 110 paesi. Difficile dimostrarlo, ma soprattutto non si può farlo giocando sulla pelle della Benassi, vittima dell’odio smodato di haters, che l’hanno costretta a nascondersi assieme al marito Matt, ufficiale dell’areonautica, e ai figli, in un luogo sicuro. Nel marasma generale, mentre sui siti l’atleta viene bollata come la prima ‘positiva’ d’America, il complottista Webb ritira quanto detto, forse anche per evitare una causa. «Mi erano state date informazioni sbagliate. Non è mai stata positiva e non ha mai agito come agente in incognito», ha detto l’uomo, ma forse è troppo tardi. Le onde attorno al sasso gettato nello stagno si sono propagate. «Il mio nome continua a rimbalzare ovunque. Rimarrà per sempre legato a questa brutta storia», ha affermato stravolta alla Cnn la soldatessa Maatje Benassileggi anche l’articolo —> Coronavirus, la foto delle bare in fila non è di Bergamo, ma di Lampedusa ed era il 2013

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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