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Manovra 2022, vertice con Draghi: le possibili novità su Superbonus, pensioni e Rdc. Cosa cambia

Manovra 2022 ultima ora – Aveva garantito che l’agenda di governo non si sarebbe piegata, eppure il disegno di legge di Bilancio avrebbe dovuto essere trasmesso alle Camere entro il 20 ottobre scorso. Anche il premier Draghi comincia ad accumulare ritardo: come scrive «Il Corriere della Sera» si ipotizza che il testo sarà trasmesso al Senato entro la fine della settimana. E gli occhi dei partiti sono puntati tutti sul documento, che è stato licenziato la scorsa settimana e che non è così scontato che rimanga così com’è. Nella tarda mattinata il presidente del Consiglio dovrebbe avere una riunione con altri ministri per fare una sintesi. Non ci sarà al suo fianco il fedele Daniele Franco, impegnato a Bruxelles, ma dovrebbero partecipare Andrea Orlando, Stefano Patuanelli e altri.

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Manovra 2022, riunione con Draghi: le possibili novità su Superbonus, pensioni e Rdc

Il disegno di legge di Bilancio 2022 è un banco di prova per il premier Draghi, che dovrà resistere ai colpi dei partiti che si preparano ad assaltare il documento con numerose modifiche. Sono tanti i nodi da sciogliere: dal reddito di cittadinanza, difeso strenuamente dal Movimento 5 Stelle, alla riforma delle pensioni, passando per il Superbonus e gli altri aiuti per la ristrutturazione della casa. Senza contare lo spinoso tema del taglio delle tasse e delle aliquote Irpef. Quali sono le principali modifiche messe sul piatto dalle forze politiche? Partiamo dalla riduzione del cuneo fiscale. Il taglio delle tasse è quantificato in 8 miliardi a partire dal 2022. L’obiettivo dell’esecutivo sarebbe, come osserva sempre «Il Corriere», quello di abbassare l’Irpef e ridurre le aliquote marginali effettive. L’operazione per il taglio delle imposte comporterebbe pure una revisione «organica del sistema delle detrazioni per redditi da lavoro dipendente e del trattamento integrativo». Pd e Leu domandano un intervento sui lavori dipendenti. Come svelano da Via Solferino “la proposta è di tagliare il Cuaf, ovvero il contributo dei datori di lavoro agli assegni familiari che vale circa 1,7 miliardi, mentre la Lega punta su partite Iva, autonomi e artigiani”.

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Addio Quota 100, ecco cosa succede a partire da gennaio

Passiamo alle pensioni. Il governo Draghi manda in soffitta Quota 100, che a partire da gennaio sarà rimpiazzata da Quota 102. Si potrà lasciare in anticipo il lavoro con 64 anni d’età e 38 di contributi. Tale possibilità è prevista nella legge di Bilancio solo per il 2022. Nella manovra però si trova anche la proroga fino al 31 dicembre dell’anno prossimo dell’Ape sociale, con l’allargamento della platea di coloro a cui sarà concesso di dire addio al lavoro a 63 anni con 36 di contributi. Si parla anche di un fondo per l’uscita anticipata dei lavoratori delle piccole e medie imprese in crisi con almeno 62 anni d’età. Sul piatto anche l’«Opzione donna», ma con 60 anni d’età (61 per le lavoratrici autonome) e 35 di contributi. Ci si aspetta qualche colpo di teatro dalla Lega, come pure le pressioni del centrosinistra e delle sigle sindacali per la pensione di garanzia per i giovani. Altro problema il reddito di cittadinanza, che è stato confermato per il 2022 con un rifinanziamento da 1 miliardo di euro. Il M5S è pronto a chiudersi a riccio per difendere il sussidio, mentre la Lega cercherà di far scendere le risorse a disposizione. Il RdC presenterà delle sostanziali novità: è stato disposto che chi non dovesse accettare la prima offerta di lavoro, avrà un assegno ridotto; al secondo no si perde il beneficio. Ma ulteriori modifiche sono allo studio dell’esecutivo. Più volte Draghi ha spiegato di condividerne l’idea di fondo.

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Manovra 2022, tutti i nodi da sciogliere

Addio al cashback? Il M5S ha già pronti gli emendamenti per farlo ripartire dal primo gennaio 2022 e per introdurre un sistema fiscale «che intende offrire al contribuente la possibilità di chiedere l’immediato accredito sul conto corrente di alcune spese detraibili». Una partita tutta da giocare questa. Chiudiamo con il Superbonus: sembra ormai certo che il 110 per cento per la ristrutturazione di villette e case unifamiliari continuerà senza alcuna limitazione legata al reddito, benché al Cdm di fine ottobre si era stabilito un tetto di 25 mila euro di Isee. E sarebbe proprio questa la principale novità legata alla casa. Leggi anche l’articolo —> Draghi vuole il Colle? Non significa “in panchina fino al 90esimo”, il governo così “perde colpi” | Retroscena

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