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Manovra, scontro durissimo tra Draghi e Franceschini: “Basta”, è la prima volta che succede

Aria di tensione a Palazzo Chigi dopo le amministrative. L’esito delle votazioni non ha messo sottosopra soltanto i partiti – specialmente il centrodestra, che ne è uscito sconfitto – ma ha scompaginato anche l’ampia maggioranza del governo. Francesco Verderami, che sul «Corriere della Sera», fa ricorso alla metafora del terremoto per far capire la situazione, ha dedicato oggi un articolo sull’ultimo Cdm, svelando un “croccante” retroscena, che ha per protagonisti il premier Mario Draghi e il dem Dario Franceschini. Non solo: alcuni ministri avrebbero contestato al presidente del Consiglio di aver approvato la manovra fiscale senza che fosse stato distribuito il testo ai partiti. In discussione dunque il «metodo Draghi». 

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draghi franceschini

Manovra, Draghi Franceschini scontro durissimo in Cdm: «Basta», non era mai successo. Il retroscena

Parla di «effetto tellurico» delle amministrative Francesco Verderami su «Il Corriere della Sera», spiegando che che le conseguenze si sono già avvertite martedì in Consiglio dei ministri. Alcuni rappresentati del governo hanno puntato il dito contro il premier. A detta loro si sono visti costretti ad approvare il Documento programmatico di bilancio «senza che fosse stato nemmeno distribuito il testo». L’osservazione pungente sarebbe arrivata dal capodelegazione del Pd Orlando e l’esponente del M5s Patuanelli, che spalancando le braccia sono sbottati in un: «Non era mai successo». In verità, come osserva il giornalista, “lo scorso anno, ai tempi del Conte bis di cui facevano parte, la manovra giunse in Parlamento il 31 dicembre, e i numeri del Dpb in Consiglio non arrivarono neppure”. C’ altro: al Cdm ci sarebbe stato un vivace botta e risposta tra Dario Franceschini e il presidente del Consiglio Draghi. E non è la prima volta: a metà settembre i due avevano avuto uno scontro sulle percentuali di capienza di cinema, teatri e luoghi di cultura. Stavolta? Cosa è accaduto? Franceschini pare abbia chiesto di reintrodurre i fondi per la ristrutturazione delle facciate.

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«Ma le riunioni di governo servono proprio a costruire un compromesso». «È quello che stiamo facendo»

Il titolare della Cultura ha ricordato al premier che «tale bonus è stato uno dei provedimenti su cui si è caratterizzata l’azione del governo precedente. Pertanto il tema va affrontato per l’importanza che ha». A questo punto, secondo quanto riferito da alcuni presenti, Draghi avrebbe perso la pazienza. “Il confronto è diventato molto duro”, severo nei toni. «Ha ragione, questo provvedimento era del precedente governo. Come lo era il reddito di cittadinanza, come lo era quota cento, come lo sono adesso il taglio delle tasse, i fondi per gli ammortizzatori sociali. Le risorse però sono finite, ministro. Altrimenti il sistema salta», la risposta seccata del premier. «Ma le riunioni di governo servono proprio a costruire un compromesso», ha insistito Franceschini.

E ancora: «Questo è il luogo dove avvengono le ricomposizioni». «È quello che stiamo facendo», ha replicato d’istinto Draghi, che avrebbe lasciato una frase a metà: «Eppoi…». Come riferisce Verderami, “tutti hanno notato come per la prima volta Draghi fosse visibilmente infastidito”. Stanco, l’ex numero uno della Bce avrebbe troncato la conversazione con un «Eppoi basta». Leggi anche l’articolo —> “Si sono presi a schiaffi”, retroscena bomba di “Dagospia” sull’incontro tra Meloni, Salvini e Berlusconi

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