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Marcia indietro di De Luca, salta lockdown in Campania: «Stop locali alle 23 e dad al cento per cento»

Annunciato con determinazione e mirato a chiudere l’intera regione, il lockdown in Campania non si fa più: la marcia indietro di De Luca arriva dopo la conferenza Stato-Regioni in cui appare chiara la diversità di intenti a livello nazionale. “È emersa – si legge in una nota regionale – l’indicazione del Governo di non assumere drastiche misure restrittive a livello nazionale. In queste condizioni diventa improponibile realizzare misure limitate a una sola regione, al di fuori quindi di una decisione nazionale, che comporterebbe anche incontrollabili spostamenti al di fuori dei confini regionali. In questa situazione l’unica decisione realistica e immediata è quella di affrontare i due o tre fronti di maggiore diffusione del contagio”.

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marcia indietro di de luca

Marcia indietro di De Luca: il governatore ritira il lockdown in Campania

Il mancato lockdown nazionale non il solo motivo alla base del dietrofront di De Luca: tra le ragioni, anche l’assenza di un piano socioeconomico di ristori, indispensabile per il governatore campano prima di ricorrere a chiusure drastiche. “Chiediamo al Governo – ha ribadito De Luca in sede di conferenza Stato-Regioni – di impegnarsi: a garantire la legalità e il rispetto delle leggi; a mettere a punto immediatamente un piano di sostegno socio-economico per le categorie produttive e per le famiglie. Questo sostegno costituisce una priorità assoluta, al pari delle misure sanitarie, come abbiamo fatto in Campania con un piano economico e sociale scattato contestualmente alle misure restrittive. Da oggi non accetteremo ritardi e interlocuzioni se non si affronta da subito il tema sociale”.

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Stop locali pubblici alle 23: “Inutile penalizzare intere categorie”

Nel passo indietro di De Luca ‘spiccano’ poi due punti cardine in controtendenza con il nuovo dpcm: in assenza di chiusure complessive, secondo il governatore della Campania, “è inutile penalizzare intere categorie”. Da qui la proposta di ‘allungare’ la chiusura dei locali pubblici alle 23 anziché alle 18 come previsto dalla bozza del governo e di mantenere la didattica a distanza al cento per cento, con la sola eccezione degli asili. >> Covid, bollettino di oggi: i contagi “non esplodono” ma crescono le terapie intensive

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