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Marco Vannini ucciso dal colpevole ritardo dei Ciontoli: come si mossero gli investigatori subito dopo la sua morte

Omicidio Marco Vannini: il padre Valerio spera nel nuovo processo d’Appello bis disposto dalla Corte di Cassazione. La nostra speranza «è che le motivazioni della sentenza di corte di Cassazione ripercorra la linea disegnata dal procuratore Generale di corte di Cassazione durante la requisitoria del 7 febbraio scorso», ha detto l’uomo intervistato dalla agenzia Nova.

Famiglia Ciontoli: un colpevole ritardo di 110 minuti ha ucciso Marco Vannini

La colpa di Antonio Ciontoli e famiglia? Il colpevole ritardo nel soccorrere Marco, durato 110 dieci lunghissimi minuti durante i quali il giovane bagnino, agonizzante, si lamentava per il dolore straziante causato dal proiettile dentro il suo corpo e non veniva aiutato. Il giovane, morto a Ladispoli nella casa di Antonio Ciontoli la sera del 18 maggio 2015, è stato ucciso «non tanto dal proiettile sparato quanto da quei 110 minuti di ritardo nel lanciare l’allarme». Da lì, quindi, ci si aspetta riparta il processo d’Appello bis.

Morte Marco Vannini: cosa ha fatto la magistratura a inizio indagini

Intanto il procuratore di Civitavecchia, in relazione alla azione disciplinare del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede nei confronti del pm che ha seguito il caso Vannini, Alessandra D’Amore, ha comunicato che, avviata l’indagine, «sono stati effettuati i rilievi necessari per l’accertamento dello stato dei luoghi […] Dagli atti risulta che circa 30 minuti dopo il decesso, ufficiali di Pg del Nucleo operativo della Compagnia dei carabinieri di Civitavecchia si sono recati presso l’abitazione della famiglia Ciontoli, ove era stato esploso il colpo di pistola che aveva colpito Marco Vannini e hanno effettuato un capillare sopralluogo, nel corso del quale sono stati sequestrati oggetti e indumenti, nonché un bossolo esploso e due pistole. Personale specializzato del Nucleo investigativo dei carabinieri Ostia ha proceduto, quindi, al prelievo di sostanze ematiche rinvenute all’interno del immobile, poi trasmesse al Ris di Roma per le indagini di laboratorio. Subito dopo il decesso pertanto sono stati effettuati i rilevi necessari per l’accertamento dello stato dei luoghi».

Il prelievo delle particelle di polvere da sparo e i tabulati telefonici

Prelevate anche le particelle di polvere da sparo sui soggetti presenti in casa al momento della tragedia: «Si è proceduto inoltre al prelievo dei residui di polvere da sparo» su Antonio, Martina e Federico Ciontoli e sui loro indumenti. Inoltre «è stato emesso un decreto urgente per intercettare le conversazioni di Antonio Ciontoli, dei figli e della fidanzata del figlio, mentre attendevano, nel corridoio della stazione dei carabinieri di Civitavecchia il loro turno per essere sentiti dal pm. Le intercettazioni ambientali hanno contribuito in maniera determinante all’accertamento della dinamica dei fatti», continua la nota del Procuratore diffusa dal giornale online Open. Fu inoltre disposta una consulenza medico-legale collegiale e l’acquisizione dei tabulati telefonici e sentite numerose persone informate sui fatti tra cui due vicini di casa, e «sono stati acquisiti i file riguardanti le chiamate al 118 effettuate da componenti della famiglia Ciontoli». Nessuna inadempienza e/o negligenza, quindi, secondo la Procura.

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