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Maria Chindamo: i sospetti su Ascone e lo spettro della ‘Ndrangheta

Caso Maria Chindamo news: Emanuele Mancuso, giovane collaboratore di giustizia nonché figlio del boss Pantaleone detto Luni l’Ingegnere, famiglia di Limbadi e Nicotera, con le sue parole ha portato gli inquirenti a sospettare di Salvatore Ascone.

Maria Chindamo spettro della 'Ndrangheta

Un pentito ha portato a Salvatore Ascone, sospettato per il delitto Chindamo

Il 53enne di Limbadi detto ‘U Pinnularo’ tratto in arresto circa un anno fa con l’accusa di concorso in omicidio, in quanto sospettato di essere coinvolto nel sequestro di Maria Chindamo, poi è stato rimesso in libertà per decisione del Tribunale del Riesame di Catanzaro. Ad oggi però non sono state ancora depositate le motivazioni che hanno spinto i giudici ad accogliere la richiesta della difesa. Un grave ritardo che non fa che alimentare l’estenuante attesa della famiglia Chindamo, senza verità da quattro anni.

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Le telecamere manomesse e l’ombra della ‘Ndrangheta

Come riferisce ilVibonese.it, fu Mancuso a riferire particolari inquietanti su Ascone cui seguì il suo arresto. “Io mi chiedo ‘che le tieni a fare se le spegni? È mai possibile che tieni le telecamere e le tieni spente?'”, chiedevano al pentito il 18 giugno 2018 i pm della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Mancuso conoscerebbe bene Ascone, la cui tenuta si trova in località Montalto, esattamente davanti l’ingresso della azienda agricola dove alle 7:15 del 6 maggio 2016 Maria Chindamo fu aggredita e sequestrata. E proprio le telecamere della abitazione di Ascone che puntavano sul luogo dell’agguato quel giorno non funzionarono. Disattivate scientemente per volere di qualcuno che sarebbe collegato al delitto, ha sempre ipotizzato la magistratura inquirente.

Le dichiarazioni di Mancuso “vengono trasmesse dal pool di Nicola Gratteri alla Procura di Vibo Valentia, che nel luglio del 2019, manderà i carabinieri ad arrestare proprio Ascone. Secondo il costrutto accusatorio, poi smontato dal Tribunale del Riesame di Catanzaro, l’uomo dei Mancuso avrebbe fatto disattivare la telecamera di videosorveglianza che punta sulla strada antistante la sua proprietà e, quindi, sulla scena del crimine”.

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Maria Chindamo: l’ipotesi del movente alternativo alla vendetta di famiglia

Oggi il carteggio di quel fascicolo torna a Catanzaro. Finora se n’era occupata la Procura di Vibo Valentia. Il forte sospetto è che dietro il caso Maria Chindamo ci possa essere la mano della ‘Ndrangheta. Se così fosse si andrebbe oltre il movente finora ipotizzato dagli inquirenti. Quello, cioè, di una vendetta di famiglia che ha punito la donna in quanto giudicata rea di avere indotto il marito Ferdinando Punturiero al suicidio dopo aver deciso di separarsi da lui. E se le motivazioni del sequestro e omicidio della imprenditrice agricola calabrese fossero quindi altre? Non lo si può escludere.

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Mancuso “Al Pinnularu avrebbe procurato delle ‘macchine in affitto a Vibo Valentia’. Le avrebbe prese ‘sempre senza contratto, quando ci fu la scomparsa della signora accanto, quella di Laureana di Borrello. Gli avevano sequestrato le auto ed erano rimasti a piedi’…”. Sempre ilVibonese.it aggiunge: “Il secondo dettaglio, Emanuele Mancuso, non riesce a collocarlo con certezza temporale: ‘Ricordo che sono stato incaricato da Ascone di rimuovere una videocamera che era posta al bivio Vibo-Mileto-Rosarno e da lì si dovrebbe andare per Limbadi, vicino alla cava di Tonino Pesce, nella zona dove stavano le squillo. Era posta su un albero di quercia. Non ricordo se ho staccato la telecamera prima o dopo la scomparsa della donna, posso solo dire che lui al cento per cento mi ha mandato a smontarla”. Potrebbe interessarti anche —> Maria Chindamo clamorosi sviluppi indagini: si cerca una Golf che “faceva da vedetta”

 

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