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Mariella Tamborrino precipitata dalla finestra: dall’autopsia ai sospetti sull’ex, parla Roberta Bruzzone

Morte Mariella Tamborrino news: la famiglia dell’avvocatessa di Rocca di Neto, morta nel 2012 a 35anni in circostanze mai davvero chiarite, precipitando dalla finestra al quinto piano di casa dell’ex fidanzato, vuole verità su quanto accaduto. Sebbene per il Gup del tribunale di Crotone che ha deciso per il non luogo a procedere, Michele Cavallo (inizialmente sospettato di aver spinto giù nel vuoto la donna al culmine di una lite in casa) non abbia alcuna responsabilità su quanto accaduto, i genitori di Mariella vogliono vederci chiaro e respingono da sempre la pista del suicidio.

L’autopsia sul corpo di Mariella: cosa è emerso

Troppi i punti oscuri della vicenda che, non solo a parer loro, andrebbero rivisti e analizzati con una nuova attività investigativa. La pensa così anche la criminologa Roberta Bruzzone, che nella rubrica di Giallo a sua firma ha scritto di ritenere necessaria la riapertura del caso. Un caso che “sembra un dedalo di contraddizioni”. La famiglia Tamborrino sta appunto cercando di far riaprire le indagini con l’ipotesi di omicidio volontario nei confronti dell’ex fidanzato dell’avvocatessa; come ha scritto la nota criminologa sulle pagine del settimanale diretto da Andrea Biavardi, “La versione dell’uomo, ossia che Mariella si sarebbe lanciata volontariamente, non ha mai convinto i suoi familiari, soprattutto alla luce di una serie di elementi emersi durante l’inchiesta. Un vicino ha testimoniato di aver sentito litigare i due prima del volo di Mariella. Secondo l’autopsia, sul corpo di Mariella è stato però riscontrato un quadro lesivo compatibile con la precipitazione, a cui è stata ricondotta la causa di morte”.

Fatte due descrizioni opposte di Mariella: qual è quella esatta?

“Sulla base di quanto si legge negli atti – ha spiegato Roberta Bruzzone su Giallosembrano poi esistere due versioni completamente diverse e incompatibili di Mariella: una tracciata dagli inquirenti, l’altra dai familiari, che escludono risolutamente l’ipotesi suicidaria  e contestano quanto emerso dall’inchiesta che si è conclusa con il proscioglimento”. Non sono infatti emersi abbastanza indizi per far risalire la morte di Mariella Tamborrino ad una volontà omicidiaria dell’allora fidanzato, né di induzione al suicidio, né alle violenze, né al sequestro di persona.

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