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Marina La Rosa Instagram, resta in mutande in quarantena: foto sanguigna infiamma il web

Marina La Rosa ‘resta in mutande’ su Instagram: lo scorso 19 marzo, Festa del papà, rievocando le ‘nominations’ del Grande Fratello che l’ha resa famosa, la sensuale messinese ha scritto un post ironico alludendo alla ‘sopportazione’ reciproca tra le coppie in quarantena a causa del Coronavirus.

Marina La Rosa gioca al GF e nomina il marito in quarantena: la foto in mutande

Ecco la didascalia: “Quindicesimo giorno in casa ed io vorrei nominare mio marito perché è la persona con la quale ho legato meno. Tuttavia oggi è la festa del papà.. e l’essere padre non ha niente a che vedere con il nesso biologico, è una scelta, madri (nella maggior parte dei casi) si nasce, padri si diventa. Auguri quindi a lui e a tutti voi che avete scelto di esserlo”. In realtà Marina è innamoratissima del compagno – Guido Bellitti, avvocato conosciuto nel 2005 e sposato cinque anni dopo – e il suo è stato solo un modo per sdrammatizzare su un momento difficile per tutti noi. Le sue parole accompagnano una foto particolare, che la immortala in t-shirt e mutandine, scalza. Seducente e con il viso completamente coperto dai lunghi capelli scompigliati, Marina fa trasparire una certa voglia di libertà e lo fa condividendo una foto molto ‘selvaggia’ e sensuale pur nella sua estrema semplicità.

Marina La Rosa riflessioni sul Coronavirus

La reclusione forzata tra le mura domestica ha reso oltremodo riflessiva la 43nne siciliana, che sul suo Instagram scrive: “Mentre io sistemo, lavo, butto, ordino, e aiuto i miei figli a fare i compiti e cerco di tenermi impegnata ci sono invece persone che hanno difficoltà a pagare l’affitto, ci sono persone che non hanno più soldi per fare la spesa, ci sono persone che piangono la morte dei loro cari. Sento una profonda tristezza. Ci sarà un senso a tutto ciò, continuo a ripetermi. Ma quel senso non so dove cercarlo. E intanto prego”. Non nasconde la paura e in un altro post nemmeno le critiche piccate alla sua città di origine, Messina: “Mi sono sempre sentita felice ed orgogliosa di essere siciliana. Tuttavia in questo momento non c’è appartenenza geografica che sia più importante della vita. I medici cinesi son venuti in Italia per condividere le loro conoscenze, in Lombardia si sono uniti ed insieme, con l’aiuto di tutti, stanno provando a salvare le persone, non anziani no, persone, così come in tutte le altre città. Io invece oggi mi vergogno di essere di Messina. C’è al centro della mia città una casa di riposo, la struttura si chiama ‘Come d’incanto’, con circa 70 anziani quasi tutti positivi al coronavirus motivo per cui nessuno vuole più prendersene cura. Abbandonati. Mi vergogno, mi sento male. E questo è solo l’inizio, quando gli ospedali saranno pieni, quando la gente comincerà a morire anche lì, voi messinesi, dove sarete? ‘Come d’incanto’ sparirete forse, come state facendo adesso. Che schifo, che vergogna”.

 

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Ho fatto un sogno stanotte. Io Giacomo e Franco eravamo in un piccolo paesino della Toscana, un weekend fuori città. Siamo amici da tanto tempo, Giacomo è intellettuale e riflessivo, Franco invece sportivo, spesso polemico ma divertente. È stato un incidente. Franco aveva ancora tirato fuori quella vecchia storia di diversi anni fa e ne stavamo ridendo quando ad un tratto Giacomo lo spinge, una piccola leggera spinta per gioco per invitarlo a smetterla di continuare a parlare di quella vecchia faccenda ma Franco, che forse credeva di ricevere un vero spintone ha fatto resistenza con tutto il peso del suo corpo perdendo l’equilibrio. È scivolato sbattendo la testa su una pietra. Un incidente. Un fottutissimo mostruoso incidente. Dopo due giorni di interrogatorio mi hanno lasciato andare, Giacomo no, è rimasto in carcere. Omicidio colposo. Non riesco a crederci, oltre al dolore per la morte anche il dolore per l’accusa. Andavo a trovare Giacomo tutti i giorni, mi facevano entrare in una piccola stanza e stavamo lì, in silenzio. E piangevamo. Io più di lui. Mi sono svegliata scossa sudata e con la tachicardia. Non c’è bisogno di Jung per interpretare l’inconscio. Senza giudizio e senza inutili moralismi il mio pensiero va a tutte quelle persone che non vivono in restrizione in casa per l’emergenza coronavirus ma perché sono chiusi, reclusi in pochi metri quadrati. (Stasera però, prima di andare a letto, mi faccio una camomilla).

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Written by Vittoria Verdi

Giornalista pubblicista, reporter e copywriter. Appassionata di cinema, simpatizza decisamente per i cani ma sta imparando a relazionarsi ai gatti con risultati soddisfacenti, scrive per svariate testate giornalistiche on line e cartacee. Astemia, vintage prima della moda del vintage e amante dello smalto rosso in ogni sua declinazione.

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