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Attentati 11 settembre, Martina Gasperotti: «La telefonata di mamma mi ha salvato la vita»

Su «Vanity Fair» l’intervista a Martina Gasperotti, sopravvissuta agli attentati dell’11 settembre del 2001. Aveva 28 anni allora e un sogno nel cassetto: imparare a parlare fluentemente l’ inglese. Per questo, il biglietto di sola andata con destinazione New York, la città più cosmopolita del mondo, le era sembrata una grande occasione. La sua testimonianza choc, a distanza di 20 anni, fa un certo effetto. Un racconto sospeso tra vita e morte.

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Martina gasperotti

Attentati 11 settembre, Martina Gasperotti: «La telefonata di mamma mi ha salvato la vita»

«Ero a New York da tre giorni. Sentivo ancora l’effetto del fuso orario. Mi ero svegliata prestissimo alle 5-5.30. Avevo addosso l’adrenalina del primo giorno di scuola. Quella sensazione che ti fa capire che stai iniziando qualcosa di nuovo. Ho preso la metro da Brooklyn e poi l’autobus. Ricordo di aver preso un caffè e di aver fatto una passeggiata. Ero in grande anticipo, così ho deciso di perdere un po’ di tempo andando a vedere il ristorante panoramico dove avrei cenato la sera. Il locale si trovava dentro una delle Torri Gemelle», ha esordito Martina Gasperotti nell’intervista concessa a “Vanity Fair» a vent’anni dall’attentato a Manhattan. Quando è arrivata alla Torre Nord era al telefono con la madre«Ricordo che stava stirando davanti alla tv. Per tutto il tempo è rimasta incollata al televisore. E proprio mentre le stavo parlando ho sentito un rumore. Non capivo cosa fosse. Era completamente caduta la linea telefonica. Ho pensato allo scoppio di un tubo. Infatti volevo prendere l’ascensore per salire in cima alla torre. Non avevo capito. Ero ignara di tutto». Di lì a poco il fuggi fuggi generale, anche lei uscì dall’edificio sott’attacco.

Martina gasperotti

«Ho sentito un rimbombo. L’altro aereo mi è volato sopra la testa e la terra ha iniziato a tremare»

Dopo pochi minuti il secondo attacco alle Twins Towers: «Ho sentito un rimbombo. L’altro aereo mi è volato sopra la testa e la terra ha iniziato a tremare. In quel momento la mente smette di andare. Non ti chiedi più “Che cosa succede? Che cosa facciamo?”. Tutto è troppo veloce e lontano da qualsiasi fantasia. Non ricordo di aver avuto alcun pensiero. Mi dicevo solo “E adesso? Da dove arriverà il prossimo? Aspettavamo il terzo, il quarto, il quinto aereo». Fumo, detriti, gente impaurita. Viavai di sirene, il cielo tinto di scuro. E poi la polvere, tanta polvere. «Mentre camminavo le persone per strada mi hanno fermata. Mi hanno chiesto se avessi avuto bisogno di soldi, per chiamare casa, mi hanno dato acqua e Coca Cola. Un senso di solidarietà e appartenenza alla propria città mai provato prima». Aveva gli abiti completamente ricoperti di cenere. Quel corso di inglese non lo ha ultimato Martina Gasperotti, dopo quel dramma ad occhi aperti è tornata in Italia. È sopravvissuta agli attentati che hanno cambiato l’America, il mondo.

Un evento indelebile per lei: «Penso a tutte quelle persone nelle torri. Erano coscienti nei loro ultimi momenti di vita. Oltre a sentirmi una sopravvissuta, mi sento fortunata. Non era il mio momento. Tutto è stato questione di minuti. Se avessi preso l’autobus prima, se non avessi bevuto il caffè, se…», ha detto Martina Gasperotti, salva grazie ad una telefonata. «Ho dovuto superare un trauma ma non ho mai avuto paura di viaggiare. Non ho paura di prendere un aereo. È ancora la cosa più bella che l’uomo possa fare. E non ho paura di New York, dove sono ritornata per il primo e il decimo anniversario», ha concluso. Leggi anche l’articolo —> 11 settembre 2001 foto choc: lo scatto più controverso pubblicato a distanza di anni 

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