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Morto Alfredo Biondi, l’ex ministro della giustizia e storico leader del Partito liberale

E’ morto Alfredo Biondi, l’ex ministro della giustizia e storico leader del Partito liberale. E’ stato uno degli esponenti di punta di Forza Italia, e il prossimo lunedì avrebbe compiuto 92 anni. Figura ponte tra la prima e la seconda Repubblica, ha ricoperto anche il ruolo di vicepresidente alla Camera. A dare la notizia è stato il deputato azzurro Roberto Casinelli, il quale ha commentato: “Il vecchio leone ci ha lasciati. Dopo 92 anni spesi al servizio del Paese, dell’idea liberale e della sua famiglia, questa notte è scomparso Alfredo Biondi. Se ne va l’ultimo dei grandi liberali, il baluardo di una generazione che cambiò l’Italia strappandola alla dittatura e portandola sulla via della democrazia e del progresso sociale ed economico”.

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morto Alfredo Biondi

Morto Alfredo Biondi, stava per compiere 92 anni

Classe 1928, Alfredo Biondi è stato uno dei volti della politica italiana. Entra nei Palazzoni romani nel 1968, tra i banchi del Partito liberale, e così incomincia la sua carriera. Nel 1985 viene eletto segretario del partito, e ricopre quel ruolo fino al 1986. Fino allo scioglimento del partito. Nello stesso periodo diventa ministro di uno dei governi di Amintore Fanfani, e successivamente si guadagna lo stesso ruolo anche nel primo governo Craxi. Il vero giro di boa però avviene con la seconda Repubblica: Bondi infatti è tra i primi ad aderire al nuovo progetto ideato da Silvio Berlusconi. Quella scelta lo porta a diventare componente dell’esecutivo, ricoprendo il ruolo di ministro della giustizia. Nel 2004, poi, si guadagna il posto da Presidente del Consiglio Nazionale di Forza Italia, il massimo organo collegiale del partito.

Fino al 2008, Biondi è sempre stato rieletto, e solo a quel punto è passato poi al Senato. Nel 2010, poi, lascia la Direzione Nazionale del Pdl e l’anno successivo ritorna nel Partito liberale italiano. Nel 2014 ha fondato anche il movimento politico I Liberali.

Decreto Biondi, il “decreto salva ladri”

Il suo nome però ritorna alla mente per un decreto che, in piena stagione Mani Puliti, interveniva cancellando la custodia cautelare in carcere per i reati finanziari, tra cui la corruzione e la concussione, e contro la Pubblica amministrazione, limitandola ai casi di omicidio e di reati associativi come mafia e terrorismo. Non solo, la sua legge rendeva segreta anche l’informazione di garanzia fino all’atto di conclusione delle indagini. Era il 13 luglio del 1994 quando è approdato in consiglio dei ministri il “Decreto Biondi”. Secondo le ricostruzioni, durante quella riunione il guardasigilli distribuì a tutti i presenti il testo, e Silvio Berlusconi disse: “O passa all’unanimità, o lo ritiro”. Il decreto fu votato in fretta e furia, senza alcuna opposizione.

Con il Decreto Biondi, 2.750 persone vennero immediatamente scarcerate. In 350 erano finiti dentro per Tangentopoli. Tra loro, anche l’ex ministro De Lorenzo, ex collega di partito di Biondi. E proprio per questo veniva chiamato il “decreto salva ladri“. Il provvedimento può essere considerato anche il primo terreno di battaglia tra Forza Italia e la Lega: ai tempi Roberto Maroni, che copriva la carica di ministro dell’Intero, sconfessò categoricamente il decreto, sostenendo che a lui era stata fornita una versione differente del testo. A quel punto fu il caos: il pool di Mani Pulite minaccia di dimettersi, emersero delle perplessità all’interno della maggioranza e il decreto venne fatto morire in fretta. Solamente dopo otto giorni, il 21 luglio, venne bocciato alla Camera con una maggioranza netta di 418 no, 33 sì e 41 astenuti. >>Tutte le notizie di UrbanPost

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