Non solo il caso legato alla scelta del nuovo commissario tecnico. Sulla Nazionale italiana si starebbe abbattendo un’altra tempesta, questa volta di natura economica, legata al rapporto sempre più teso tra il neopresidente della Figc Giovanni Malagò e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Un disimpegno delle aziende di Stato che dura da un mese
Secondo la ricostruzione del Fatto Quotidiano, a firma di Lorenzo Vendemiale, i primi segnali di raffreddamento nei rapporti tra il governo e la Federcalcio risalirebbero a circa un mese fa, coincidendo non a caso con l’elezione di Malagò alla presidenza della Figc. L’ex numero uno del Coni sarebbe infatti considerato un avversario storico del ministro Giorgetti, oltre che una figura ormai sgradita anche a Fratelli d’Italia e alla stessa premier Giorgia Meloni.
Secondo questa lettura, non essendo riuscita a impedirne l’elezione, la politica avrebbe scelto la strada più efficace per mettere in difficoltà la nuova gestione federale: intervenire sui fondi, sottraendo progressivamente il sostegno economico delle grandi partecipate statali alla Nazionale.
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Quanto incassa oggi la Federcalcio dagli sponsor pubblici
I numeri in gioco non sono affatto marginali. Attualmente la Figc incassa circa 50 milioni di euro l’anno tra pubblicità e top partner, con le principali aziende sponsor a trazione statale: Eni, Poste Italiane, Tim e Frecciarossa. A questi si aggiungono contributi diretti per 35 milioni di euro l’anno da parte di Sport e Salute, a dimostrazione di come la natura privatistica del calcio italiano sia in realtà solo apparente.
Il caso Eni: l’accordo recuperato in extremis
L’esempio più emblematico riguarderebbe proprio Eni. Già all’inizio del precedente quadriennio la sponsorizzazione era stata messa in discussione, salvo poi essere recuperata in extremis con un investimento di quasi 23 milioni di euro a stagione sulla Serie A, una cifra comunque nettamente inferiore, quasi un decimo, rispetto a quanto versato alla Lega Calcio. Un accordo che, secondo la ricostruzione, sarebbe stato salvato più per un principio di “bene nazionale” che per reale convenienza economica, e che oggi rischierebbe seriamente il non rinnovo.
Contratti in scadenza e sponsor pronti a fuggire
Diversi contratti di sponsorizzazione sono in scadenza proprio a dicembre, e anche dalle parti della sede della Nazionale in via Allegri crescerebbe la preoccupazione per il loro rinnovo. Telepass avrebbe già annunciato la chiusura della propria sponsorizzazione, mentre Santander avrebbe ridimensionato la propria presenza, e Fonzies potrebbe restare solo con un marchio minore.
Anche sul fronte tecnico si registrano tensioni: per Adidas sarebbe scattata una clausola di riduzione dopo l’eliminazione contro la Bosnia, con una penale contrattuale stimata in 9,5 milioni di euro in meno nel 2026, in seguito al mancato accesso al Mondiale per la terza volta consecutiva.
Le relazioni personali di Malagò contro la freddezza della politica
Proprio Malagò rappresenterebbe, secondo l’articolo, la chiave di volta della vicenda: il neopresidente porterebbe con sé una rete di relazioni personali potenzialmente utili a salvare alcuni contratti, ma che seguirebbero logiche diverse rispetto a quelle prettamente commerciali, con il rischio di entrare in conflitto proprio con gli interessi del governo.
Un esempio citato riguarderebbe i rapporti tesi con Armani, storico sponsor tecnico ai tempi della gestione Coni di Malagò, che non avrebbe gradito il nuovo accordo tecnico firmato dalla Figc con Adidas, comprensivo anche delle divise civili oltre a quelle sportive.
Il rischio di una perdita fino a 20 milioni
Sommando le possibili perdite legate a sponsorizzazioni, contributi pubblici e la penale già scattata con Adidas, la Federcalcio rischierebbe complessivamente una perdita stimata fino a 20 milioni di euro, quasi il 10% del proprio bilancio complessivo, con il concreto pericolo di ritrovarsi a gestire una Federazione sempre più povera e indebolita proprio nel momento più delicato della sua storia recente.
Il contesto: tre mondiali mancati e il caos sul nuovo ct
Il tutto si inserisce in un quadro già segnato dalla crisi sportiva della Nazionale, reduce da tre mancate qualificazioni ai Mondiali consecutive dal 2014, e dal recente caos legato alla scelta del nuovo commissario tecnico, dopo il tentativo fallito di Paolo Maldini e Leonardo di puntare su Andrea Pirlo, bloccato per la sua sponsorizzazione legata a un’azienda russa. Dopo le conseguenti dimissioni dei due dirigenti, si tornerebbe ora a valutare il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina azzurra.
Fonte: Il Fatto Quotidiano, articolo di Lorenzo Vendemiale