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Esce oggi, 13 novembre, “Contatto”, l’album ‘politico’ dei Negramaro

Presentato ieri 12 novembre in conferenza stampa, “Contatto” è il nuovo album dei Negramaro. A distanza di tre anni dall’ultimo disco, Lele Spedicato (chitarra), Ermanno Carlà (basso), Danilo Tasco (batteria), Andrea Andro Mariano (pianoforte, tastiera, sintetizzatore) e Andrea De Rocco (campionatore) presentano il loro nuovo lavoro. Nato prima del lockdown, il titolo sembra tuttavia calzare alla perfezione la necessità e i desideri di tutti in questo momento storico: il contatto e la vicinanza con gli altri. “Durante il lockdown ci siamo spaventati un casino, poi abbiamo iniziato a recuperare i pezzi del disco che stavamo preparando. Il titolo non poteva che essere Contatto, la parola più ambita nel pianeta. La più sognata, con un lato onirico stupefacente”, ha affermato Giuliano Sangiorgi in occasione della presentazione dell’album.

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negramaro contatto

Negramaro: “Contatto” è un album “politico”

“Contatto”, composto da 12 tracce, è un album in parte politico, la risposta dei Negramaro al razzismo, alla crisi climatica e alla cattiveria diffusa sui social. “Mi sono reso conto che reagivo poco a post sconcertanti e disgustosi per mancanza di umanità. A 40 anni ho capito che la mia risposta non può essere un post, l’arma di questo secolo, ma un disco in cui raccontare di quei piccoli gesti che possono migliorare il pianeta. E a chi vuole rispondere, a chi dirà ‘prendetevi i migranti a casa vostra’, a chi pensa che non si debbano salvare vite umane a prescindere, dico di farlo con una canzone“, dice Giuliano Sangiorgi. La tensione tra la musica e la politica, per il frontman dei Negramaro, è una questione shakespeariana, il suo “essere o non essere”. “Devo fare solo musica senza esprimere il mio pensiero? No, non mi va. Io voglio dire quello che penso. Ho 40 anni”.

Il primo brano del disco, “Noi resteremo in piedi”, in cui la voce di Giuliano Sangiorgi è intervallata alle voci dei manifestanti per il movimento Black Lives Matter, chiarisce la direzione universale dell’album. La canzone è un inno alla speranza e alla resistenza, che nasce da un momento particolarmente difficile, dopo la malattia che ha colpito il chitarrista Lele Spedicato. “Le canzoni nascono dalla merda del quotidiano. Ho fatto un tour dove abbiamo resistito in un momento in cui nessuno di noi sarebbe andato in tour. Ho tenuto duro, ho tenuto botta, fino all’ultimo giorno. Ma il giorno in cui sono tornato a casa, non sono stato bene. Sono stato per un mese male, con la paura di avere un grande problema. La mia compagna, Ilaria, sapeva che non fosse nulla di grave, ero solo lo sfogo per quello che avevo passato per mio fratello Lele. Ilaria mi ha spinto ad uscire da casa, avevo ancora un po’ di febbre: sono andato in studio e ho scritto Noi resteremo in piedi. Così ho recuperato me stesso”, ha raccontato Sangiorgi.

Musica e pandemia

A proposito dello stallo della musica in questo momento critico, Giuliano Sangiorgi lancia una provocazione: “Io voglio tornare a fare e a vedere concerti. Se tra due anni è ancora così, io cambio mestiere. Non so cosa potrei mettermi a fare. Io voglio stare sul palco e incontrare la gente”. L’impossibilità di incontrare l’altro tarpa le ali alla musica, ai sogni, alla letteratura: “L’unico modo perché abbia senso la musica, i sogni, il cinema, la letteratura, è stare insieme, è l’altro da sé. Se non c’è l’altro, se non c’è l’umanità, questo mondo sarebbe nulla“.

Anche sui lavoratori dello spettacolo in tempo di pandemia, il cantante è critico: “Vorrei uno Stato e dei politici in Italia che inizi a considerare l’arte, la cultura, i dischi non un bene di lusso. Sono beni di necessità primaria. Vanno considerata alla stregua di necessità primaria. L’anima va alimentata come un corpo”. >> Tutte le news di UrbanPost

Fotografie dal profilo ufficiale dei Negramaro

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