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Nicola Zingaretti “guarito in una clinica privata”, la bufala che alimenta la «cultura dell’odio»

Alle tante fake news che circolano in questi giorni sul Coronavirus in Italia, se ne aggiunge un’altra, quella di Nicola Zingaretti, leader del Partito Democratico, guarito in una clinica privata. Si tratta di una bufala che avvelena l’opinione pubblica, già seccata da anni di tagli, riduzione dell’organico, chiusura degli ospedali, che hanno colpito soprattutto la regione Lazio, dove c’è stato nel corso degli ultimi dieci anni un ridimensionamento della Sanità pubblica senza precedenti. Parole come “casta”, “privilegiato”, “clinica privata” hanno contaminato le pagine social, cinguettii vari su Twitter, ma anche conversazioni su Whatsapp, creando un effetto a catena.

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Nicola Zingaretti “guarito in una clinica privata”, la bufala che alimenta la «cultura dell’odio»

Il Pd è voluto intervenire per difendere il politico romano, che lo ricordiamo, dal 12 marzo 2013 è presidente della regione Lazio, riconfermato nel 2018. “Sta girando una bufala particolarmente odiosa. Perché non si deve giocare mai sulla pelle delle persone e tantomeno con il coronavirus. Lo rivendichiamo per noi, quanto per i nostri avversari. Gira questa brutta fake news, cioè che Nicola Zingaretti sarebbe stato privilegiato e si sarebbe curato in una clinica privata”, si legge in un post su Facebook del Pd Lazio. “È falso. Nicola è stato in isolamento domiciliare a casa, nella sua stanza, seguito dalla Asl del territorio. Come accade a tutti. Come tante altre persone, è stato seguito da dottori e operatori sanitari che ringraziamo ogni giorno per prendersi cura delle italiane e degli italiani in questo momento difficile. La cultura dell’odio e di chi non ha argomenti ricorre a tutto, anche alle falsità, per gettare fango anche su vicende delicate. Bisogna denunciarlo e reagire. Il nostro paese è in sofferenza. Serve unità, coesione, uno sforzo collettivo. Non notizie inventate. L’Italia ha bisogno di noi, di ognuno di noi. Abbiamone cura”, hanno tuonato i Dem.

Gli Ospedali chiusi nella Regione Lazio e il Modello della Casa Salute

A soffiare sul fuoco, vale a dire a rendere la bufala “credibile”, certamente la mancanza di investimenti nella Sanità Pubblica della Regione Lazio. Negli ultimi otto anni, infatti, molti ospedali hanno chiuso o sono stati ridimensionati. Secondo i dati del Ministero della Salute nel 2011 il Lazio presentava complessivamente 72 strutture di ricovero pubbliche, scese a 56 nel 2017. In particolare, come riporta ‘FanPage’, nel 2011, il Lazio aveva 46 ospedali a gestione diretta, nel 2017 erano 33. Ridimensionati nella capitale il Forlanini, il Santa Maria della Pietà, il San Giacomo hanno chiuso; il San Filippo Neri, il Sant’Eugenio e il San Camillo.

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Sempre ‘Fanpage’ riporta il caso dell’ex Forlanini, definitivamente chiuso nel 2015 e classificato con una delibera del 2016 come bene disponibile, in vendita, per 70 milioni di euro. Oggi, nonostante uno stanziamento di 250 milioni per la conversione in un polo della pubblica amministrazione, voluto da Zingaretti a seguito delle proteste dei cittadini, il complesso sarebbe passato in gestione a Cassa Depositi e Prestiti. Il Lazio ha sposato il modello delle Casa della Salute, che non convince proprio tutti. Gli ospedali chiusi sono stati sostituiti da presidi territoriali aperti dalle 8,00 alle 20,00, “dove si erogano prestazioni sanitarie e sociali”. Le persone sono esasperate dal problema delle liste d’attesa. Una difficoltà quest’ultima, che non riguarda solo il Lazio, ma tutt’Italia. Secondo il CENSIS nell’ultimo anno il 35,8% degli italiani non è riuscito a prenotare, almeno una volta, una prestazione nel sistema pubblico perché ha trovato le liste d’attesa chiuse.

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Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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