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Chi non vinse mai, incredibilmente, il Nobel per la Pace?

Ieri sera, 23 settembre 2020, la domanda posta al concorrente di Chi vuol essere milionario ha incuriosito tutto il pubblico. “Chi, tra Mahatma Gandhi, Martin Luther King, il Dalai Lama e Madre Teresa di Calcutta non ha mai vinto il Premio Nobel per la Pace?” La risposta esatta è Gandhi. Sembra incredibile che il predicatore della non-violenza per eccellenza non abbia mai ricevuto questo riconoscimento. Eppure, nonostante le 5 candidature presentate a suo nome nel corso di 11 anni, Gandhi non risultò mai vincitore. Ci sono motivi per pensare che se non fosse morto per mano di un fanatico religioso, nel 1948, quell’anno sarebbe stata la volta buona per il leader indiano.

 >> 30 gennaio 1948, l’assassinio di Gandhi: frasi e insegnamenti che superano la morte

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Mahatma Gandhi: la lotta non-violenta

Mohandas Karamchand Gandhi, conosciuto come Mahatma, ovvero “grande anima”, impiegò la propria vita per la libertà del popolo indiano. Votato al principio della non-violenza della religione induista, Gandhi si dedicò alle lotte per i diritti civili degli indiani, prima in Sudafrica, dove lavorò come avvocato dopo gli studi, e poi in India. Qui, il suo popolo viveva nell’oppressione da parte degli inglesi, a cui l’India era assoggettata. La tenace ma pacifica resistenza civile all’impero britannico valse alla nazione l’indipendenza, ottenuta il 15 agosto 1947. Disgraziatamente, l’indipendenza della Repubblica dell’India non avvenne come gli indiani avevano sperato: l’India perse la sua parte nord-occidentale a maggioranza musulmana, che divenne il Pakistan. A causa anche delle differenze religiose, gli scontri sul confine tra India e Pakistan continuarono per anni.

Il premio Nobel per la Pace

Mahatma Gandhi fu candidato al Nobel ben 5 volte per la propria lotta non-violenta in favore dei diritti dei compatrioti indiani. Tuttavia, la commissione norvegese non giudicò mai Gandhi meritevole del riconoscimento. In primo luogo si sollevarono dubbi sull’universalismo della pace che Gandhi predicava. Infatti, il leader indiano era in realtà mosso da un forte nazionalismo, e i suoi sforzi, sia in Sudafrica che in India, furono sempre e solo rivolti al riconoscimento del valore e della legittimità della nazionalità indiana. In secondo luogo, Gandhi si distingueva da qualsiasi vincitore precedente, poiché non era un vero politico o portavoce, né una personalità al servizio dei diritti umani universali. In effetti, fino al 1960, i vincitori del Nobel per la Pace furono principalmente europei ed americani.

Nel 1947, a indipendenza quasi ottenuta, la vittoria di Gandhi sembrava plausibile, dal momento che il traguardo era stato ottenuto senza troppo spargimento di sangue. Tuttavia, la commissione per il Nobel giudicò molto rischiosa l’assegnazione del premio a Gandhi, vista la situazione esplosiva tra India e Pakistan.

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La candidatura al Premio Nobel per la Pace del 1948

Mahatma Gandhi fu assassinato con un colpo di pistola il 30 gennaio 1948 da un fanatico indù, non contento della posizione poco decisa del leader. I suoi sostenitori fecero in tempo a presentare le candidature per il premio Nobel per la Pace, che si sarebbero chiuse da lì a due giorni, ma la commissione non poté assegnargli il Nobel. Nonostante Oslo avesse preso in considerazione di assegnare il premio postumo – mai successo prima -, la commissione poi escluse questa possibilità. Infatti, essendo Gandhi morto senza un testamento e non facendo parte di un’organizzazione, nessuno avrebbe potuto ritirare il premio in denaro. Il 18 novembre 1948, la commissione Nobel norvegese decise di non premiare nessuno, sulla base del fatto che non ci fossero “candidati viventi adatti” a ricevere il premio. >> Tutte le Notizie curiose

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