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Bologna, sigilli allo storico ristorante Nonno Rossi e arresti domiciliari per i proprietari

Bancarotta fraudolenta e domiciliari: i due coniugi di 55 e 57 anni che amministravano lo storico ristorante di Bologna Nonno Rossi sono stati accusati e posti agli arresti domiciliari. Ora il locale è sotto sequestro preventivo, a seguito dell’intervento da parte della Guardia di Finanza. Il campanello d’allarme si era attivato nel 2018, dopo il fallimento dichiarato nel 2016.

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Nonno Rossi Bologna, arresti domiciliari per gli amministratori del ristorante

I reati contestati sono bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Le indagini sono state eseguite dal Nucleo di Polizia Polizia Economico Finanziaria di Bologna. Coordinato dal Procuratore Aggiunto Morena Plazzi, sono partite dal fallimento di una delle società che gestiva il noto ristorante. Poco più di un anno fa infatti ha lasciato la zona dell’Aeroporto per riaprire a Pontecchio Marconi, all’interno di Palazzo De’ Rossi. L’ordinanza è firmata dal Gip Francesca Zavaglia su richiesta del Procuratore Aggiunto Morena Plazzi, che ha coordinato le indagini delle Fiamme Gialle.

Tutto è iniziato nel 2016, quando la coppia ha dichiarato il fallimento della società. Nel 2018 sono partite le indagini per gli accertamenti. Il ristorante era nelle mani dei due coniugi dal 2011, ma nel giro di soli 4 anni era stato accumulato verso l’erario un passivo di oltre 750 mila euro. Dopodiché, con un’altra società, il locale ha riaperto nel 2019 a Pontecchio Marconi. I due avevano messo in piedi un vero e proprio sistema: gestivano il ristorante attraverso differenti schermi societari che si susseguivano e si autofinanziavano nel tempo. Non ricorrevano al credito bancario o al finanziamento dei soci, ma tramite la sistematica omissione del pagamento degli oneri fiscali e previdenziali riuscivano a raggirare lo Stato.

Il sequestro da parte della Finanza riguarda le quote societarie del ristorante, che potrà proseguire l’attività con la gestione affidata a un amministratore giudiziario.

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Otto società, sei dichiarate fallite e un totale di circa 6,7 milioni di euro di evasione

Secondo quanto emerso dall’indagine della Guardia di Finanza, pare che la struttura societaria sia stata cresta “sin dall’origine ideata in funzione della realizzazione del piano criminale, separando la gestione del ristorante dalla proprietà. La prima era affidata, attraverso contratti di affitto d’azienda, a società che accumulavano debiti erariali. Mentre la seconda risultava in capo a un altro soggetto economico, sempre riconducibile agli stessi coniugi. Questa separazione rendeva di fatto inattaccabile la proprietà dalle pretese dei creditori”.

Inoltre, sembra che la coppia non fosse assolutamente nuova a certe manipolazioni. Negli anni passati, infatti, avevano gestito altre aziende nel settore del turismo, del bar e delle mense. E in 18 anni, avevano accumulato un totale di debiti verso l’erario pari a circa 6,7 milioni di euro grazie a otto società, di cui sei dichiarate fallite. Dopo i sequestri sono state eseguite anche le perquisizioni delle abitazioni e delle società coinvolte. >>Tutte le notizie di UrbanPost

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