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Guerra in Ucraina, le nuove sanzioni Ue contro Mosca: stop al petrolio russo

Nuove sanzioni Ue Russia. La Commissione Europea vara un sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia per la guerra in Ucraina, aggredendo le importazioni di petrolio, con un embargo graduale, dopo aver colpito quelle di carbone. La presidente Ursula von der Leyen ha delineato parlando ieri al Parlamento Europeo, a Strasburgo, le cinque gambe del pacchetto di sanzioni che ora gli Stati membri dovranno approvare. (Continua a leggere dopo la foto)

Nuove sanzioni Ue Russia 5 maggio 2022

Nuove sanzioni Ue Russia: cinque categorie di misure, “colpito” anche il patriarca ortodosso Kirill

Ieri gli ambasciatori degli Stati membri a Bruxelles, cui spetta varare il pacchetto (all’unanimità), hanno avuto un primo confronto in Coreper sulla proposta, trasmessa alle capitali questa notte, e si sono aggiornati ad una nuova riunione, che si terrà forse oggi giovedì 5 maggio, più probabilmente venerdì 6 maggio 2022. Il pacchetto prevede cinque categorie di misure. Anzitutto, nella lista dei soggetti sanzionati vengono inclusi i responsabili dei massacri di Bucha e dell’assedio di Mariupol, ma anche un’autorità religiosa come il patriarca ortodosso Kirill, colpito per l’appoggio dato all’invasione dell’Ucraina.

Viene esclusa dal sistema Swift Sberbank, la prima banca russa, insieme ad altri istituti, tra i quali non figura Gazprombank, la banca del colosso russo del gas, indispensabile per i pagamenti delle forniture di metano che l’Ue continua a comperare e la Russia a vendere, malgrado la partita a scacchi in corso tra l’Ue e Mosca sul pagamento delle partite in rubli o in euro/dollari. Vengono inoltre vietate le trasmissioni nell’Ue ad altri tre canali vicini al Cremlino, dopo Russia Today e Sputnik. Le imprese russe, poi, non potranno più avvalersi di consulenti e spin doctor europei. Viene infine proposto un embargo graduale alle importazioni di petrolio dalla Russia, effettivo entro sei mesi per il greggio ed entro fine anno per i prodotti raffinati.

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Verso un “un completo divieto di importazione di tutto il petrolio russo”: più tempo, però, per Ungheria e Slovacchia

Ungheria e Slovacchia, che sono molto dipendenti dal petrolio russo e sono prive di sbocchi al mare, avranno tempo fino alla fine del 2023 per trovare altri fornitori di oro nero. Von der Leyen ha spiegato in Aula che si tratterà di “un completo divieto di importazione di tutto il petrolio russo, sia via nave che via oleodotto, greggio e raffinato”.

Sarà un “phase out”, un’uscita graduale, condotto “in modo ordinato, in un modo che consenta a noi e ai nostri partner di assicurarci rotte di fornitura alternative e di minimizzare l’impatto sui mercati globali”. L’uscita graduale dal petrolio russo verrà calibrata in modo da cercare di evitare un grosso impatto sui prezzi del petrolio, già molto elevati anche se in ritracciamento dai massimi di inizio marzo. Un tema sensibile per gli Usa, che in autunno vanno alle elezioni di mid-term. Dovrebbe aiutare, in questo, la politica Covid-zero perseguita dalla Cina, che con la variante Omicron sta portando a lockdown estesi in importanti metropoli, cosa che dovrebbe per qualche tempo moderare la domanda cinese, quindi diminuire ulteriormente la pressione rialzista sui prezzi derivante dalla colossale domanda del Dragone.

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Aggredendo il petrolio l’Ue inizia a puntare al bersaglio grosso: sui 48 mld di euro versati dall’inizio della guerra dagli Stati Ue a Mosca come pagamento per le commodities energetiche, secondo le cifre fornite dall’eurodeputato di Renew Europe Luis Garicano, il petrolio pesa per 20,2 mld, contro gli 832 mln del carbone (gli altri 27 mld sono per il gas). L’importante, ha sottolineato il presidente della commissione Affari Costituzionali dell’Aula Antonio Tajani, è che le sanzioni sul petrolio, e sul gas, siano “graduali”, perché non devono avere conseguenze “troppo negative” per chi le infligge. Per aiutare l’Ucraina, ha osservato von der Leyen, le economie europee devono funzionare.

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