Criptovalute, gioco online, grandi aziende digitali e sigarette elettroniche: sono alcuni dei settori al centro del dibattito sulle nuove entrate per finanziare l’Unione europea. Ne parla La Verità del 22 settembre 2026, in un commento di Gianluigi Paragone dedicato alle ipotesi discusse dal presidente del Consiglio europeo António Costa. Il punto da chiarire è che si tratta di proposte e opzioni negoziali, non di un pacchetto di nuove tasse già entrato in vigore.

Perché Bruxelles cerca nuove entrate
La discussione riguarda il bilancio europeo 2028-2034. Secondo la ricostruzione de La Verità, Costa punta ad ampliare le risorse proprie dell’Unione per contenere la richiesta di contributi aggiuntivi ai governi nazionali. L’articolo esprime una valutazione fortemente critica di questa strategia e solleva il problema dei possibili effetti su investimenti e contribuenti.
Il quadro istituzionale è riassunto dal Consiglio dell’Ue: la proposta della Commissione, presentata il 16 luglio 2025, prevede un bilancio di quasi 2.000 miliardi di euro a prezzi correnti. Le cinque nuove fonti di entrata proposte riguardano quote dei proventi delle emissioni ETS, meccanismo carbonio alle frontiere CBAM, accise sul tabacco, rifiuti elettronici non raccolti e contributo delle grandi imprese. Non sono tutte imposte dirette sui consumatori: alcune destinerebbero al bilancio Ue entrate o contributi degli Stati.
Cripto, gioco online e sigarette elettroniche
Accanto al pacchetto formale, il quotidiano descrive altre possibilità: una tassazione delle criptovalute, del gioco d’azzardo online, delle grandi attività digitali e dei prodotti da svapo. La distinzione è essenziale: le idee citate nel dibattito politico non coincidono automaticamente con le cinque risorse proposte dalla Commissione.
Sulle criptovalute, la fonte riferisce un orientamento favorevole di Costa a una tassazione più equa, ma richiama anche questioni ancora da risolvere, come la definizione della base imponibile e il tracciamento delle operazioni. Per il digitale restano aperte le scelte su attività e soggetti da colpire. Non è quindi possibile ricavare da queste ipotesi un’aliquota certa o un importo già dovuto dai cittadini.
Il commento di Paragone segnala inoltre l’attenzione verso sigarette elettroniche e vaporizzatori, contrapponendoli al tabacco tradizionale, già gravato da imposte nazionali. Anche in questo caso il punto è individuare nuove entrate europee senza limitarsi a trasferire risorse dalle casse degli Stati a quelle dell’Unione.
CORE: quali aziende sono interessate
Il Corporate Resource for Europe, o CORE, è invece una proposta formale. La Commissione europea lo descrive come un contributo annuo forfettario delle grandi imprese che operano e vendono nell’Ue, con fatturato netto annuo di almeno 100 milioni di euro, escluse le piccole e medie imprese. La definizione ufficiale non lo limita alle sole società straniere.
Cosa manca prima dell’approvazione
Come spiega il Consiglio dell’Ue, il quadro finanziario richiede l’unanimità del Consiglio e il consenso del Parlamento europeo. La decisione sulle risorse proprie necessita dell’unanimità e della ratifica degli Stati secondo le rispettive regole costituzionali, dopo la consultazione dell’Europarlamento. Importi, destinatari e tempi effettivi dipenderanno dai testi approvati.
Fonte della notizia: La Verità, commento di Gianluigi Paragone del 22 settembre 2026, pagine 1 e 11. Per il perimetro delle proposte e l’iter di approvazione: Commissione europea e Consiglio dell’Ue, collegati nel testo.