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Nuovo Dpcm, oggi la giornata decisiva: il governo cerca l’accordo con le regioni

Sul tavolo del governo si discutono le ipotesi per un nuovo Dpcm. Oggi, lunedì 2 novembre 2020, nel pomeriggio il premier Giuseppe Conte presenterà al Parlamento le proposte sulle quali si è discusso nelle ultime ore. Per poter risolvere i disaccordi tra il governo e le regioni, la firma del decreto è quindi probabilmente posticipata a martedì. Mentre il governo spinge per l’idea di creare zone rosse, le regioni ribattono chiedendo misure generalizzate.

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Giuseppe Conte e le ipotesi sulle nuove misure

Le ipotesi per un nuovo Dpcm

Tra i punti su cui si sta ancora discutendo c’è quella di arrivare ad un compromesso sul coprifuoco. Non più alle 18 nelle cosiddette ‘zone rosse’ ma l’idea, su cui si ragiona, è quella di estenderlo alle 21 per tutta Italia. Al vaglio anche l’ipotesi di una chiusura delle regioni, dalle quali si potrebbe uscire solo per motivi di lavoro o di salute. la didattica a distanza si estenderebbe anche alle scuole medie, per le classi seconde e terze. Inoltre nelle aree a maggior contagio, si pensa a bar e ristoranti chiusi anche a pranzo. Chiusura anche per i musei e per i centri commerciali nel week-end.

Queste le misure proposte dal governo per le regioni con un alto indice di contagio. Proseguirà, intanto, in mattinata alle 9 il confronto tra governo e Regioni, Comuni e Province sulle misure di contenimento. Le Regioni, in particolare, avrebbero chiesto misure generalizzate per tutta Italia.

I governatori delle regioni: Attilio Fontana e Luca Zaia

Le posizioni dei presidenti di regione

Luca Zaia il governatore del Veneto, si è espresso così riguardo alle nuove misure: “decidiamole insieme e chi ritiene può aggiungere misure territoriali restrittive. Dobbiamo fare squadra ed essere uniti tra noi e il governo”. Poi ha aggiunto che in Veneto la sanità è assolutamente sotto controllo. Zaia dunque si è dimostrato contrario ad un lockdown generalizzato, definendolo insostenibile e non necessario in alcune regioni.

Di opinione contrapposta è invece Attilio Fontana, governatore della Lombardia, che chiede misure omogenee in tutto il Paese. “E’ evidente che ulteriori azioni di contrasto al virus dovranno a loro volta essere uniformi. Una serie di interventi territorio per territorio, polverizzati e non omogenei, sarebbero probabilmente inefficaci e anche incomprensibili ai cittadini”. Anche il presidente della Liguria, Giovanni Toti si è rivelato contrario alla chiusura generalizzata e ha suggerito misure più stringenti per la categoria degli anziani, la più fragile. Toti ha definito gli anziani “non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese” scatenando accese discussioni su Twitter.

Il ministro degli affari regionali Francesco Boccia ha però chiarito che nel caso che Rt si alzasse oltre un limite soglia in una certa regione, le restrizioni scatterebbero in automatico. I sindaci avrebbero chiesto le chiusure pianificate in maniera chiara sulla base del rischio di contagio. In particolare se il rischio sale, le misure vengono inasprite. Se il rischio scende, vengono allentate. >> Tutte le news

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