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Feltri e l’amicizia con Oriana Fallaci: «Prima di morire voleva parlarmi con urgenza»

Ogni anno, il 15 settembre, anniversario della scomparsa di Oriana Fallaci, Vittorio Feltri viene assalito da una pungente nostalgia. “Dai meandri del cuore emergono dolci e aspre memorie, come era lei”, scrive il direttore di “Libero Quotidiano”, che ha parlato della sua lunga amicizia con la scrittrice anche in un libro edito da Mondadori, “Il borghese”. Con l’uscita di “A Firenze con Oriana Fallaci” (Giulio Perrone) vergato da Riccardo Nencini, il bergamasco ha dedicato alla giornalista un nuovo bell’articolo uscito oggi. Un omaggio a quasi 15 anni dalla morte.

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Vittorio Feltri e l’amicizia con Oriana Fallaci: «Prima di morire voleva parlarmi con urgenza»

Vittorio Feltri e Oriana Fallaci si sono conosciuti all’ inizio degli anni ’80, quando lei “scriveva le sue interviste colossali e interminabili, che erano quasi dei romanzi, a personaggi come Khomeyni, capo spirituale e politico iraniano dal ’79 all’ ’89, Gheddafi, l’ allora primo ministro della Libia”. Quando la giornalista toscana giungeva a via Solferino, sede del Corriere, come raccontato da Feltri in un altro articolo uscito nel 2019, seminava il panico ovunque: lei infatti non si affidava a fax o stenografi. “Si creava una confusione da manicomio. “Oddio, c’ è la Fallaci”, si udiva riecheggiare nei corridoi, “Si salvi chi può”. Mezza redazione era mobilitata: passare il testo, disegnare il menabò, scegliere i caratteri tipografici, mille verifiche e mille discussioni. Non andava mai bene niente. Oriana ribaltava anche ciò che era pronto. Roba da prenderla a sberle. “Avanti, ricominciamo daccapo”. “Meglio così?”. “Meglio un corno”, protestava lei dando del bischero a chiunque”, questo l’affresco del direttore bergamasco, che fa capire un po’ il personaggio. Con la scusa di parlare del volume di Nencini, “un signore che sa tenere la penna in mano, come dimostrano i numerosi premi che si è meritato nel corso di una lunga e brillante carriera nel nostro mestieraccio”, Feltri ha aggiunto nel suo pezzo uscito oggi su “Libero” qualche altro dettaglio sul suo rapporto con la Fallaci, descrivendo gli ultimi giorni di vita della fiorentina.

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L’uscita del libro di Nencini: ” A Firenze con Oriana Fallaci”

“A Firenze con Oriana Fallaci” è piaciuto particolarmente a Vittorio Feltri. «Il volume ha il pregio di non essere banale, racconta del legame strettissimo della fenomenale narratrice con la sua città, dalla quale, pur avendo vissuto un’eternità a New York, non si è mai slegata, al punto che quando il cancro l’aveva divorata, volle lasciare gli Usa e tornare a Firenze per morire, come lei diceva, nei luoghi in cui aveva visto la luce e imparato alla perfezione la lingua di Dante». Il direttore ha ricordato le settimane che hanno preceduto la scomparsa della giornalista: «In quei giorni per lei finali, mi telefonò chiedendomi di procurarle una casa a Milano, che non fosse una camera d’albergo (non desiderava mostrarsi in pubblico nel pieno della malattia), allo scopo di discutere con la Rizzoli i diritti d’autore che le spettavano». Feltri non sapeva come aiutarla e le offrì il suo appartamento in piazza Duse. «Volle visitarlo per constatare se facesse al caso suo. Le piacque, ma non sopportava il fatto che per accedere alla cucina fosse necesario scendere un gradino. Pertanto si comprò un nastro bianco e rosso, di quelli che delimitano i lavori in corso sulle strade, lo legò a due sedie in maniera di essere avvertita dello sbalzo». Non volle una cameriera, non volle nessuno. Tant’è che lo stesso Feltri per non essere di intralcio si trasferì in una mansarda dello stesso edificio. Ogni giorno però andava a trovarla; le voleva davvero bene.

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«La fine di una donna meravigliosa», il ricordo bellissimo di Vittorio Feltri su “Libero” dedicato alla giornalista

Nell’articolo Feltri riporta anche un aneddoto curioso: «Mi chiese di accompagnarla in una salumeria in via Salvini, comprò due cose e si rifugiò di nuovo nel mio quartierino. Un paio di giorni dopo decise di trasferirsi a Firenze per morire. Le procurai un’auto che la conducesse a destinazione». I due non ebbero più modo di vedersi: il giornalista venne colpito da una prostatite acuta e fu costretto ad un ricovero in ospedale. La Fallaci chiese di lui: «Aveva urgente bisogno di conferire con me. Non ho mai saputo perché in quanto Oriana l’indomani spirò. Anche se me lo aspettavo, l’evento mi fece venire un colpo al cuore. Fine di una amicizia profonda, fine di una donna meravigliosa». Il destino non ha lasciato che i due si salutassero come si deve.

Il direttore di “Libero” conserva di lei un ricordo bellissimo. Sul finale questi ha aggiunto un altro retroscena che fa capire quanto fosse precisa Oriana Fallaci e come ci tenesse ai particolari (che poi son quelli che fanno la differenza, nel lavoro, come nei rapporti personali). «L’anno successivo a Rimini si svolse il Meeting di Comunione e liberazione. Ero tra i partecipanti, incaricato di conversare della scrittrice scomparsa. Un altro relatore era Rino Fisichella, un arcivescovo che accompagnò all’altro mondo la principessa della letteratura. Al termine del dibattito, il prelato mi consegnò una busta di plastica dicendo che gliela affidò Oriana per recapitarmela. La aprii, conteneva un bicchierino e un cucchiaio. Le erano serviti per lenire il dolore del tumore durante il viaggio da Milano a Firenze. Sentiva il bisogno di restituirmi quegli oggetti che aveva prelevato dalla mia dimora senza avere l’opportunità di avvertirmi. Ecco questa è la mia Oriana, la creatura migliore che ho incontrato». Leggi anche l’articolo —> Oriana Fallaci ad Alekos Panagulis: «Tu nato per comandare, io nata per disubbidire»

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