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Ospedale Fiera Milano flop o miracolo? «Costruito per un’epidemia che di normale non ha niente»

Giovedì 16 aprile 2020. Ospedale Fiera Milano flop o miracolo? «Scialuppa di salvataggio» o «cattedrale nel deserto»? Battute a parte è un affaire su cui occorre riflettere. Si può continuare a fare polemica all’infinito sull’ospedale alla Fiera di Milano, inaugurato appena una settimana fa, costato 20 milioni di euro, che per ora accoglie solo dieci pazienti. Nessuno però può escludere con certezza che quei 53 posti letto, che esso offre, possano tornare utili, soprattutto in vista dell’autunno. L’imprevedibilità del Covid-19, come pure il fatto che si sappia ancora troppo poco di questo nemico «invisibile», giocano a favore di chi ha fortemente voluto il nuovo ospedale. L’assessore al Welfare della regione Lombardia, Giulio Gallera, ha respinto ogni tipo di critica, spiegando che, tra l’altro, c’è da gioire sullo scarso utilizzo del nosocomio: «Siamo contenti: vuol dire che oggi c’è un bisogno sanitario inferiore».

Ospedale fiera Milano

Ospedale Fiera Milano flop o miracolo? «Costruito per un’epidemia che di normale non ha niente»

Tra i tanti a lodare l’ospedale alla Fiera di Milano Matteo Salvini, che lo ha definito un presidio “pronto a fronteggiare eventuali nuove necessità e nuove emergenze, dando una mano agli altri ospedali della Regione”. Il leader della Lega ha precisato che questa nuova struttura, finora tornata poco utile, “veglierà sulla salute dei lombardi come una vera e propria assicurazione contro il sovraffollamento delle altre strutture regionali”. Un fiore all’occhiello per il governatore Attilio Fontana e i suoi. L’ospedale, realizzato in una decina di giorni e costato circa 26 milioni, anche se “zero euro al contribuente”, come ci tiene a sottolineare ogni volta che ne ha l’occasione Salvini, aveva richiesto l’intervento di Guido Bertolaso.

Ospedale Fiera Milano

Costato circa 26 milioni “zero euro al contribuente” ma…

Bertolaso, a sua volta, aveva domandato aiuto anche a una delle figure di maggior spicco della sanità privata milanese, che però dalla partita si era defilato, non condividendone l’impostazione. Nonostante ciò l’ospedale, di circa 25 mila metri quadrati, è stato tirato su grazie a molte donazioni. Anche su questo non pochi hanno avuto da ridire: politici e non. L’eurodeputato dem Pierfrancesco Majorino ha detto a ‘Repubblica’: «Mi chiedo se, a conti fatti, quella straordinaria raccolta di fondi privati non potesse essere orientata altrove, per esempio in parte a sostenere la medicina territoriale». Non diversa l’opinione del presidente dell’Ordine dei medici di Milano Roberto Carlo Rossi: «Realizzare una terapia intensiva senza un ospedale alle spalle, temo equivalga a fare una sorta di cattedrale nel deserto».

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Ospedale Fiera Milano «Una scialuppa di salvataggio»? O «una cattedrale nel deserto»?

Sul versante opposto quasi tutti i medici al Portello, che poi, di fatto, sono del Policlinico di Milano. Antonio Pesenti, professore della Statale di Milano, nonché primario e capo del progetto in Fiera, ha ribadito con forza: «È una scialuppa di salvataggio. Fino a poche settimane fa non avevamo più letti di intensiva dove ricoverare i malati, creare un polmone di riserva come questo era fondamentale. E lo è ancora, l’emergenza non è finita!». Una volta a regime, l’ospedale che oggi ha solo 8 pazienti, dovrebbe ospitare circa 200 posti letto dedicati solo a due reparti: terapia intensiva e sub-intensiva; ossia quelli che accolgono i pazienti più gravi affetti da Coronavirus, quelli che erano diventati ingestibili nel pieno dell’emergenza a febbraio.

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Ed è anche questa una criticità per molti: «Un paziente ricoverato in terapia intensiva viene seguito dagli anestesisti, certo. Ma se ha uno scompenso cardiaco ha bisogno del cardiologo, se ha un’insufficienza renale del nefrologo. Un ospedale è fatto di apparecchiature e strutture, ma anche di esseri umani e conoscenza. Una terapia intensiva da sola rischia di essere una testa senza un corpo», ha detto Carlo Montaperto, a capo dell’Associazione primari ospedalieri lombardi. Si può chiudere un occhio anche su questo? Si potrebbe prendere in prestito le parole di Nino Stocchetti, professore di Anestesia e Terapia intensiva del Policlinico e responsabile sanitario dell’ospedale in Fiera, rilasciate al ‘Post’: «Questo è un ospedale costruito per fronteggiare una pandemia, che di normale non ha niente». Per la serie sforziamoci di vedere il bicchiere mezzo pieno. Non dimentichiamoci, infatti, che altri 104 letti sono pronti e ora in fase di collaudo. Ci auguriamo non ce ne sia bisogno, ma da lunedì prossimo, essi potranno essere impiegati per nuovi malati Covid-19. leggi anche —> Ultimi sondaggi elettorali, Tecnè: percentuali dei partiti oggi

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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