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Ostuni, la Regione Puglia fa ricorso contro il mega resort di Bill Gates

02/08/2026 14:18

Una delle coste più suggestive e ancora incontaminate della Puglia è diventata il teatro di uno scontro sempre più acceso tra grandi capitali internazionali e tutela del paesaggio. Il progetto per la costruzione del Four Seasons Costa Merlata, un resort di lusso da circa 100 milioni di euro nei pressi di Ostuni, ha subito una nuova, pesante battuta d’arresto.

Ostuni, la Regione Puglia fa ricorso contro il mega resort di lusso legato a Bill Gates

La Regione Puglia si schiera con gli ambientalisti

La Regione Puglia, guidata dal presidente Antonio Decaro, ha deciso di costituirsi in giudizio davanti al Tar di Lecce, affiancandosi apertamente alle associazioni ambientaliste che avevano già impugnato l’autorizzazione concessa al progetto. Il ricorso amministrativo era stato promosso da un fronte composto da Legambiente, Italia Nostra, Geos Ostuni e dal Libero comitato per la salvaguardia dell’habitat naturale della fascia costiera di Ostuni.

Secondo la Regione, la normativa sulla Zona Economica Speciale, lo strumento attraverso cui il progetto era stato autorizzato, sarebbe stata utilizzata in modo scorretto per superare i pareri contrari già espressi in precedenza.

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Chi c’è dietro il progetto Four Seasons

Il resort porta il marchio Four Seasons, la celebre catena alberghiera di lusso di cui Bill Gates è azionista di maggioranza attraverso la propria holding, Cascade Investment, che nel 2021 ne aveva acquisito il controllo. Al progetto partecipa anche il gruppo immobiliare israeliano Omnam Investment Group, insieme alla società Merletto Srl.

La struttura, che dovrebbe sorgere in contrada Mogale, su un’area incontaminata di circa 9 ettari acquistata nel 2020, prevedrebbe 150 tra camere e suite, ristoranti, bar, piscine, un beach club, spazi per eventi e una spa, pensati per intercettare il turismo di lusso internazionale.

Il nodo dell’autorizzazione governativa

Il punto più controverso della vicenda riguarda le modalità con cui il progetto ha ottenuto il via libera. Nell’ottobre 2025 la struttura commissariale che fa capo al governo ha infatti autorizzato il complesso attraverso la cosiddetta Autorizzazione Unica Zes, un procedimento semplificato pensato per accelerare la realizzazione di nuovi insediamenti produttivi nel Sud Italia, superando così i pareri negativi già espressi sia dalla Regione che dalla Soprintendenza.

Proprio la Soprintendenza aveva parlato di un rischio concreto di “alterazione irreversibile” del carattere morfologico e funzionale del sistema rurale dell’area interessata dal progetto.

Le proteste sul territorio e la politica

Nella zona di Ostuni proseguono da settimane manifestazioni di protesta con lo slogan “Giù le mani dalla costa”. Anche sul piano politico la vicenda ha acceso il dibattito: il leader di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli ha annunciato un’interrogazione parlamentare, chiedendo la revoca delle autorizzazioni concesse al progetto e denunciando quello che considera un uso distorto degli strumenti normativi pensati per lo sviluppo economico del Mezzogiorno.

Un caso simile a Tavolara, in Sardegna

La vicenda di Ostuni richiama da vicino quanto accaduto anche in Sardegna, a Tavolara, dove un altro progetto di mega resort in un’area di pregio ambientale ha sollevato analoghe proteste da parte di cittadini e associazioni ambientaliste, a testimonianza di una tensione crescente, lungo le coste italiane, tra grandi investimenti turistici internazionali e tutela del patrimonio paesaggistico.

Cosa succede ora

La decisione finale sul destino del resort spetterà ora ai giudici amministrativi del Tar di Lecce, chiamati a stabilire se l’autorizzazione concessa attraverso la procedura Zes sia stata legittima. Nel frattempo, i lavori di realizzazione del complesso non sono ancora iniziati, e la vicenda resta appesa all’esito della Valutazione di impatto ambientale, avviata nelle scorse settimane.

Fonte: Corriere del Mezzogiorno, Open, Il Fatto Quotidiano, MilanoFinanza, GreenMe

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