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Perché il Coronavirus toglie gusto e olfatto, quanto dura: cosa dicono gli esperti

Perché Covid toglie gusto e olfatto? Tecnicamente anosmia e ageusia, termini che fino a pochi mesi fa conoscevano solo gli addetti ai lavori, ma che negli ultimi tempi, invece, sono diventati purtroppo noti a tutti per la correlazione con il virus. Si tratta di sintomi neurologici, che han caratterizzato il Coronavirus sin dalle prime fasi. Ora non sembra tra le principali manifestazioni di Omicron, anche se qualche paziente se ne lamenta. Il Prof. Giovanni Meola, già Responsabile dell’Unità di Neurologia dell’IRCCS Policlinico San Donato e da diversi anni specialista Neurologo della Casa di Cura La Madonnina, in un’intervista di qualche tempo fa (che potete leggere per intero cliccando qui) ha spiegato per filo e per segno quale è la ragione nascosta dietro la perdita di gusto e olfatto. Qual è il nesso con l’infezione da Covid-19?

leggi anche l’articolo —> Chi avuto Omicron può ricontagiarsi? I chiarimenti dell’esperto

covid perché si perde gusto e olfatto

Perché Covid toglie gusto e olfatto: cosa dicono gli esperti

Il Professore Ordinario di Neurologia e già Direttore della Scuola di Specializzazione in Neurologia dell’Università degli Studi di Milano ha dichiarato: «Come diversi studi hanno dimostrato questo virus migra attraverso le terminazioni nervose olfattive e raggiunge direttamente i centri orbitali frontali, determinando l’anosmia. Il centro del gusto è molto vicino a quello dell’olfatto con il quale collabora, per cui ecco spiegata anche l’ageusia». Il professor Meola ha poi aggiunto, rassicurando quanti hanno preso il Covid: «Si tratta di disturbi che di solito si manifestano nella fase iniziale o media della malattia: mai nella terminale e di solito tendono a scomparire nel corso di alcune settimane. Ad ogni modo, se un paziente affetto da patologia da Covid-19 inizia a riacquistare l’olfatto e/o il gusto persi, si tratta di un segno prognostico positivo, in quanto ciò può indicare una riduzione della carica virale e che si sta superando l’evento clinico». 

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Si recupera col tempo? Esistono cure?

Come si legge sul sito ufficiale della Fondazione Umberto Veronesi i dati di uno studio veneto pubblicati sul «Journal of the American Medical Association», riferiscono che entro “un mese la metà dei pazienti ha recuperato completamente la sensibilità corretta e il 40% ha visto miglioramenti. Nonostante ciò, anosmia e ageusia sono rimasti i sintomi più riferiti dai pazienti a 4 settimane dalla diagnosi dell’infezione”. E se persiste? Cosa fare? Al momento sembrano mancare trattamenti di comprovata efficacia, ma sempre sul sito della Fondazione Veronesi si apprende che c’è un presidio testato ed è “la riabilitazione olfattoria, un vero e proprio training in cui l’esposizione ripetuta a stimoli odorosi molto intensi può aiutare l’epitelio a recuperare le sue funzioni”. Leggi anche l’articolo —> Quali sono i sintomi di Omicron nei bambini: quando occorre recarsi in ospedale

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