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Pierpaolo Sileri, il San Raffaele lo attende: va a lavorare per Zangrillo

«Sono un avulso, il fatto che io sia in Parlamento è la prova del fallimento del sistema Italia. Se nel nostro Paese le cose andassero come dovrebbero, io in questo momento me ne starei in ospedale a togliere i tumori dalla pancia della gente e in università a fare lezione», comincia così l’intervista a ‘Libero Quotidiano’ di Pierpaolo Sileri, 48enne chirurgo romano con master all’Università di Chicago, al momento vice ministro della Salute. Il noto oncologo ha annunciato che, terminata la propria esperienza politica, tornerà all’attività di medico nell’ospedale, dove lavora anche il professor Zangrillo, il San Raffaele di Milano. 

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Pierpaolo Sileri

Pierpaolo Sileri San Raffaele lo attende: va a lavorare per Zangrillo

Non ha intenzione di ricandidarsi, dice addio ai grillini Pierpaolo Sileri: «Sono un chirurgo, non butto via 25 anni di sacrifici e professione. Quando mi informarono della nomina a viceministro ero in sala operatoria. Fu l’ultimo intervento, perché la legge ora mi vieta di usare il bisturi, mai io voglio tornare in ospedale. Si figuri che avevo chiesto di poterci andare da volontario il sabato mattina, quando sono libero, ma in quanto sono al governo mi è stato impedito. Il 25 marzo 2023 però, quando sarà finito tutto questo, mi troverà al San Raffaele di Milano, dove ho vinto un concorso del 2016». Alle dipendenze del medico personale di Berlusconi«Criticato da chi non ne capisce. Zangrillo è un anestesista. Io ho avuto il Covid e quando sono stato male io stesso dissi a molti che se qualcosa fosse andato storto il San Raffaele sarebbe stata la sede per il ricovero», ha detto il vice ministro della Salute. Una replica che potremmo definire «surreale», tenendo conto che si sta parlando di Zangrillo, che aveva usato l’espressione «il virus è clinicamente morto». «Molti degli addetti ai lavori hanno capito benissimo che cosa intendesse: che il virus non arrivava più in terapia intensiva», ha detto Sileri, difendendo a spada tratta il collega. E ci sarebbe da sorridere, se non fosse davvero tanto drammatica la situazione sanitaria ed economica che stiamo vivendo. Come direbbe Miranda Presley de ‘Il diavolo veste Prada’: «Avanguardia pura». 

Pierpaolo Sileri

«Mi sembra che a volte molti miei colleghi in camice utilizzino la tv per sfide e scopi personali»

Secondo il vice ministro della Salute ci sono sostanziali differenze tra la prima e la seconda ondata da Covid-19: «Durante la prima si moriva in casa e il medico arrivava due giorni dopo il decesso. Ora non è più così. Gli scienziati hanno punti di vista personali differenti ma anche rivalità accese. Le parole di Zangrillo sono state strumentalizzate. Mi sembra che a volte molti miei colleghi in camice utilizzino la tv per sfide e scopi personali». A chi lo ha accusa di essere «un prezzemolo da talk show» Sileri si è sentito di dire: «Noi chirurghi siamo abituati a lavorare anche 120 ore a settimana tra ospedale, ricerca e lezioni. La tv è un impegno minimo, lo dico ai giornalisti che scrivono corbellerie». Alla domanda “Chi si è mangiato la sanità italiana?”, il medico ha risposto fermo: «La politica, con nomine non meritocratiche. La corruzione, alla quale paghiamo una tangente di otto miliardi l’anno. I tagli, troppi e lineari. I mancati investimenti nella ricerca. L’edilizia sanitaria sconsiderata». Leggi anche l’articolo —> Nuovo Dpcm Conte: «Senza queste misure curva dei contagi destinata a sfuggirci di mano»

 

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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