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Quirinale, trattative sul nome comune: Draghi resta sullo sfondo

Quirinale ultime notizie – I partiti sembrerebbero aver superato la fase di stallo. Con l’avvicinarsi del primo giorno utile per le votazioni del successore di Sergio Mattarella sono in corso le trattative per avere un nome condiviso da discutere il prossimo 24 gennaio. Resta ancora incerta la posizione di Silvio Berlusconi, che potrebbe render note le sue intenzioni soltanto domenica. Sullo sfondo, timida, resta la candidatura di Mario Draghi, che comporterebbe un unicum nella storia Repubblicana: il passaggio da Palazzo Chigi al Colle. Il Pd, che ha dalla sua 154 voti, sarebbe favorevole all’elezione dell’ex numero uno della Bce come nuovo capo dello stato. Intanto si è svolto ieri l’incontro «cordiale» tra il leader della Lega Matteo Salvini e la guida del M5s Giuseppe Conte. Tra le altre novità la possibilità data ai parlamentari positivi al Covid di votare all’aperto, presso un drive-in. Chi si è defilato dal match il presidente della Repubblica in carica Mattarella. 

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Quirinale ultime notizie, trattative sul nome comune: Draghi resta sullo sfondo

Come scrive Marco Cremonesi su «Il Corriere della Sera» i partiti non starebbero discutendo troppo del prossimo capo dello stato da eleggere, quanto del «futuribile del governo, quello che nascerà qualora i grandi elettori decidano di eleggere Mario Draghi al Quirinale». Difatti il vero ostacolo per l’ex governatore di Bankitalia, che come si è capito non è così insensibile sul tema del Colle, è la paura dei partiti di una crisi di governo, che porti dritto alle elezioni anticipate.

Osvaldo Napoli di Coraggio Italia ha fotografato così la situazione: «Fin qui si è girato a vuoto per la ragione che l’accordo sul prossimo governo, che sia Draghi o un altro a guidarlo, è fondamentale per arrivare alla scelta del prossimo presidente». Molto dipenderà anche da Berlusconi: il rinvio del vertice del centrodestra senza dubbio ha reso il clima ancora più incerto, ma Salvini ha ribadito che sul nome da proporre ci sarà la massima compattezza. FdI, Lega e Forza Italia si presenteranno alle votazioni uniti, l’ex ministro dell’Interno è stato chiaro su questo. Ieri il leader del Carroccio ha incontrato Conte, con cui condivide (strano ma vero) l’intenzione di non spedire Draghi al Quirinale. Sono loro due i meno propensi: auspicherebbero che saltasse fuori un altro profilo.

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Retroscena: qualcosa si muove tra i partiti

Un altro incontro ha caratterizzato la giornata di ieri ed è stato quello tra Matteo Renzi e Giovanni Toti. Uno scambio di vedute che sembrerebbe suggerire, come scrive Cremonesi su «Il Corriere della Sera», che “se Berlusconi uscisse di scena ci sarebbero 80 parlamentari a convergere su un unico nome. Insomma sono le prove generali per la costruzione della nuova ‘federazione a petali’ centrista, ogni petalo un partito”. Nulla di definito dunque, anche se qualcosa si muove.

Tanti i nomi in circolazione, da Maria Elisabetta Casellati a Letizia Moratti, da Giuliano Amato a Pier Ferdinando Casini, ma appare ormai chiaro che i partiti abbiano finalmente capito che non si potrà prescindere dal «fattore D», come han fatto osservare i principali media internazionali. E «il fattore D» è Mario Draghi, una risorsa che il nostro Paese non può rischiare di perdere. Leggi anche l’articolo —> Che sia il Quirinale o Palazzo Chigi non importa, senza Mario Draghi l’Italia rischia grosso

Catalfo quirinale

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