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Al via quarto scrutinio, i tre nomi forti per il Colle: non sarà candidato del centrodestra

Quirinale, al via tra poco al quarto scrutinio per l’elezione del capo dello Stato: da oggi, giovedì 27 gennaio, il quorum scende a 505 voti. I partiti però non sembrano aver trovato ancora un nome su cui convergere: più passano le ore però più aumentano le tensioni all’interno dei diversi schieramenti. Loro smentiscono, ma durante una giornata convulsa il centrodestra è apparso diviso come non accadeva da tempo. Nel voto, per cominciare. Ma anche sui nomi possibili, sulle vie da percorrere”, scrive Paola Di Caro su «Il Corriere della Sera». Dal caos, che come una nuvola di smog avvolge Palazzo Chigi, spiccano però tre nomi. Non candidati del centrodestra.

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Al via quarto scrutinio, i tre nomi forti per il Colle: non sarà candidato del centrodestra

Per l’elezione del prossimo capo di stato restano ancora Pierferdinando Casini e Mario Draghi i nomi più quotati. Assieme a loro quello di Elisabetta Belloni, oggi al vertice dei servizi segreti. Matteo Salvini ha, invece, smentito di aver incontrato il costituzionalista Sabino Cassese. «Non so nemmeno dove abita», ha detto il leader della Lega. Quanto ai 125 voti raccolti ieri dal presidente Mattarella, è assai improbabile che l’attuale capo di stato muti opinione. Proprio ieri questi è stato fotografato mentre si recava al nuovo appartamento preso nella capitale. Tra gli altri nomi che circolavano al Transatlantico nel pomeriggio di ieri quello di Giuliano Amato, vecchia conoscenza di Mario Draghi, che in tal caso si sentirebbe rassicurato circa la sua azione di governo.

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Quirinale oggi quarto scrutinio, la posizione di Grillo

Il segretario del Pd, Enrico Letta, ha annunciato un voto definitivo per venerdì ma, ha assicurato ai giornalisti che “non ci sarà un presidente di destra”. Il vertice tra Salvini, Meloni e Tajani si terrà prima della nuova votazione, intorno alle 9.30. Anche in seno al M5s i malumori non mancano: non c’è unità sul candidato da proporre per il Colle e resta il nodo Mario Draghi. Beppe Grillo, che molti davano per «draghiano», ieri ha telefonato in diretta ad Enrico Mentana per dire che lui, come Conte, l’ex numero uno della Bce lo vuole sì, ma a Palazzo Chigi.

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“C’è un nome più di tutti autorevole e riconosciuto ed è quello di Mario Draghi”

“L’elezione presidenziale è diventata l’occasione per indire un vero e proprio congresso dentro i vari partiti, oltre che primarie di coalizione per stabilire chi comanda, nel centrodestra tra Berlusconi, Salvini e Meloni, e nel centrosinistra tra Letta, Renzi, Conte, Di Maio”, le parole di Aldo Cazzullo sul «Corriere della Sera». Cosa accadrà oggi è difficile anticiparlo: Leu sembra orientato a votare scheda bianca nella votazione di oggi. A meno che non ci saranno pressioni del centrodestra. “I mille Grandi elettori guardino alle criticità internazionali e sollevino la testa dalla porta di casa nostra. C’è un nome più di tutti autorevole e riconosciuto ed è quello di Mario Draghi”, le parole di Francesco Rutelli, ex sindaco di Roma, che ha paragonato questo momento tanto delicato a quello drammatico in cui nel 1992 venne eletto Oscar Luigi Scalfaro. Leggi anche l’articolo —> Corsa al Quirinale, voci dal Transatlantico “condannano” Draghi: lo scenario ora possibile

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