Mentre resta al centro delle cronache per l’inchiesta sull’attentato subito lo scorso ottobre, il nome di Sigfrido Ranucci viene ormai apertamente valutato all’interno di M5s e Pd in vista delle prossime elezioni Politiche. Il conduttore di Report, però, continua a negare qualsiasi progetto di ingresso in politica, restando concentrato sulla nuova stagione del programma di Rai3.

Le parole di Ranucci: “Non ho progetti politici”
Secondo quanto raccontato da persone che lo hanno sentito nelle ultime settimane, e riportato da Repubblica, Ranucci non avrebbe alcuna intenzione di fare passi indietro rispetto alla conduzione di Report, ribadendo di voler proseguire il proprio lavoro come sempre. Il giornalista avrebbe più volte sottolineato di non avere precedenti penali e di non comprendere per quale motivo dovrebbe rinunciare al mestiere che ha sempre svolto. Lo stesso messaggio sarebbe stato ribadito la scorsa settimana anche a Paolo Corsini, direttore degli Approfondimenti Rai, con cui avrebbe già discusso tempi e contenuti della nuova stagione, alcune puntate della quale risulterebbero già pronte.
Il retroscena: nome già valutato da Pd e M5s
Secondo una ricostruzione firmata da Mario Ajello sul Messaggero, il leader del M5s Giuseppe Conte non si sarebbe mai esposto più di tanto nella difesa di Ranucci, mentre la segretaria del Pd Elly Schlein avrebbe in passato ipotizzato un possibile retroscena politico dietro l’attentato di Pomezia. Nel cerchio più vicino a Schlein, il sostenitore più convinto di una possibile candidatura sarebbe il senatore Sandro Ruotolo, storico collaboratore di Michele Santoro, anche se resterebbe una distanza culturale non da poco con altri settori del partito, su tutti quello riconducibile a Dario Franceschini.
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Chi difende Ranucci in Vigilanza Rai
A tutelare la posizione del giornalista all’interno della Commissione di Vigilanza Rai ci pensa da tempo un terzetto di parlamentari M5s, formato dall’ex presidente della Commissione Barbara Floridia e dai deputati Dario Carotenuto e Dolores Bevilacqua, intervenuti più volte ogni qualvolta il centrodestra ha alzato il tiro sulla vicenda. Anche l’ex senatore dem Luigi Zanda si è schierato pubblicamente in sua difesa.
L’avvertimento: “Se non la smettono, mi candido”
Secondo quanto raccontato da colleghi ed ex colleghi della redazione di Report, e ripreso dal Messaggero, Ranucci non escluderebbe del tutto un’ultima carta elettorale, arrivando a paventare l’ipotesi di una candidatura qualora le pressioni nei suoi confronti dovessero proseguire. Una frase che, secondo la ricostruzione, resterebbe sospesa a metà tra una speranza e una vera e propria minaccia rivolta a chi vorrebbe vederlo lasciare la conduzione del programma.
Il nodo Lavitola: la variabile che può cambiare tutto
Un fattore che potrebbe ribaltare completamente lo scenario riguarda eventuali nuove dichiarazioni di Valter Lavitola, l’imprenditore arrestato come mandante dell’attentato, qualora dovesse fornire ulteriori dettagli sul reale coinvolgimento di Ranucci nella presunta pianificazione di una candidatura come leader del Campo largo. Dichiarazioni di questo tipo, secondo gli osservatori, rischierebbero di spingere la politica ad allontanarsi dal giornalista, anziché corteggiarlo ulteriormente.
L’ipotesi pensione e il ruolo di vicedirettore
Non mancano, all’interno della stessa Rai, dirigenti convinti che una sostituzione di Ranucci alla guida di Report non sia affatto scontata, complice anche il fatto che al giornalista mancherebbero solo due anni al pensionamento, oltre al suo attuale ruolo di vicedirettore di Rai3. Sul suo futuro peserà anche l’esito di un audit interno coordinato con la Procura, così da non interferire con le indagini ancora in corso sull’attentato subito nell’ottobre 2025. La redazione di Report tornerà comunque al lavoro a partire da lunedì.
Fonte: Open, articolo di Giovanni Ruggiero, con ricostruzioni di Repubblica (Serena Riformato) e Il Messaggero (Mario Ajello)