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Rdc, Mes, debito pubblico: come la pensa Mario Draghi?

In numerosi interventi del 2020 Mario Draghi ha delineato il suo punto di vista sulle strategie da adottare per uscire dalla crisi globale. Le sue parole raccontano di ripresa a colpi di spesa, debito pubblico e investimenti in diversi settori. Naturalmente europeista, Draghi non è uno dei maggiori sostenitori del Mes. Sul Rdc, che Renzi vorrebbe eliminare, si dice d’accordo. Ecco la visione del neo-eletto presidente del Consiglio su alcuni nodi della politica economica.

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Mario Draghi al governo

Da quando Mario Draghi è tornato in Italia, ha mantenuto un profilo basso. Tuttavia, ricorda Paolo Mossetti di Forbes.it, già nell’estate 2020 veniva continuamente citato dalla stampa come potenziale primo ministro di un governo di larghe intese, in vista di un crollo del governo. Anche l’opposizione, che con l’Europa ha un rapporto complicato, ha spesso invocato il suo nome. In attesa di conoscere i risvolti dell’incarico affidato all’economista, è possibile prevedere quale sarà il “manifesto” del governo Draghi. Ci sono nello specifico due interventi che anticipano la linea per cui Mario Draghi probabilmente opterà. Sono il suo articolo per il Financial Times, pubblicato il 25 marzo 2020, e il discorso di Draghi al Meeting di Comunione e liberazione, pronunciato il 18 agosto 2020.

Debito pubblico

Mario Draghi si disallinea sempre di più dallo stereotipo del tecnocrate europeo. Sul Financial Times, Draghi scriveva a marzo 2020 che “il corretto ruolo dello Stato è utilizzare il proprio bilancio per proteggere cittadini ed economia contro gli shock di cui il settore privato non è responsabile e che non può assorbire”. Anche in occasione del Meeting di Cl Draghi ha dispensato una lezione sul debito “buono” e sul debito “cattivo”“Questo debito – ha detto -, se utilizzato a fini produttivi ad esempio investimenti nel capitale umano, nelle infrastrutture cruciali per la produzione, nella ricerca ecc. se è cioè “debito buono”. La sua sostenibilità verrà meno se invece verrà utilizzato per fini improduttivi, se sarà considerato “debito cattivo””.

Investimenti

Il debito “buono” è quindi quello che muove investimenti pubblici e privati. “Il debito creato con la pandemia è senza precedenti e dovrà essere ripagato principalmente da coloro che sono oggi i giovani – spiegava al Meeting di Rimini -. È nostro dovere far sì che abbiano tutti gli strumenti per farlo pur vivendo in società migliori delle nostre”. Affinché ciò avvenga Draghi elenca quattro cardini fondamentali, nel suo intervento. Il primo è la scuola: “Se guardiamo alle culture e alle nazioni che meglio hanno gestito l’incertezza e la necessità del cambiamento, hanno tutte assegnato all’educazione il ruolo fondamentale nel preparare i giovani a gestire il cambiamento e l’incertezza nei loro percorsi di vita, con saggezza e indipendenza di giudizio”, spiega. Il secondo è l’ambiente, “con la riconversione delle nostre industrie e dei nostri stili di vita”. Il terzo è la digitalizzazione, “divenuta necessità” e “destinata a rimanere una caratteristica permanente delle nostre società”. Il quarto è la sanità, “dove l’efficienza si misuri anche nella preparazione alle catastrofi di massa”.

Reddito di cittadinanza

Non sarà tanto contento Renzi di sapere che Mario Draghi non sembra minimamente intenzionato a rinunciare al Rdc. “La priorità, infatti, non deve essere solo fornire un reddito di base a chi perde il lavoro – spiega Draghi – ma si devono innanzitutto proteggere le persone dal rischio di perdere il lavoro”. E allo stesso modo, sembra difficile che chi parla di protezione dal rischio di perdere il lavoro non proroghi ulteriormente il blocco dei licenziamenti, in scadenza il 31 marzo.

Mes

Matteo Renzi ha chiesto più volte a Giuseppe Conte di utilizzare i fondi del Meccanismo Europeo di Stabilità. Che la nomina di Draghi sia la via verso il Mes? In realtà no. Mario Draghi, ha spesso parlato di Next Generation Eu, ma non ha mai parlato del Mes. Un motivo c’è: da presidente della Banca Centrale Europea, Draghi ha sempre osteggiato la crescita di potere e influenza del Mes. Ad esempio, nel 2012 si oppose a concedere al meccanismo europeo di stabilità una licenza a operare come banca, perché – disse – è contro la legge europea.

Resta da vedere se, una volta formato un governo, Draghi vorrà e riuscirà a mantenere la sua linea economica per la ripresa. Di opinioni ne ha cambiate un po’, nel corso del tempo. Non che Mario Draghi lo nasconda, anzi, ne fa una virtù, citando l’economista più influente del XX secolo, Maynard Keynes, che diceva: “Quando cambiano i fatti io cambio opinione”. >> Tutte le news

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Written by Chiara Ferri

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